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Senigallia ai tempi del Coronavirus: quanti malati? Quanti deceduti?

Battisti: "Dopo decenni di politica sanitaria scellerata basata solo sui tagli, ora certi politici si accorgono che mancano posti letto"

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Paolo Battisti

Le Marche, per numero di contagiati e dei morti sono la seconda regione più colpita d’Italia in proporzione al numero di abitanti. Da Pesaro fino a ad Ascoli Piceno, le strutture stanno scoppiando.

Abbiamo bisogno di protezioni individuali per proteggere gli operatori che fanno turni massacranti e le attendiamo dalla Protezione Civile nazionale, mancano le mascherine non chirurgiche, mancano i ventilatori sanitari e quello che ci arriva non copre le criticità”.

Queste le parole dette ieri da Luca Ceriscioli, in diretta telefonica su La 7, nel dibattito della trasmissione Omnibus. Lo stesso Ceriscioli che (in totale accordo col suo amico Mangialardi e con Volpini) ha fatto chiudere Ospedali nelle Marche, che ha depotenziato molti di quelli che ancora ci sono (come quello di Senigallia) e che di conseguenza ha ridotto il personale. E ora si lamenta e piange…

Dopo decenni di politica sanitaria scellerata basata esclusivamente sui tagli, solo ora certi politici si accorgono che mancano posti letto, mancano macchinari, manca personale sanitario?

A Senigallia come stiamo messi? Quanti malati di Covid19 ci sono che vengono dal nostro territorio e quanti ci sono che vengono da fuori? Quando è stato deciso che il nostro Nosocomio doveva ospitare malati che venivano da fuori (giustissimo aiutarsi l’un l’altro), prima di far arrivare il primo paziente, sono state prese tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza i nostri operatori sanitari che mettono ogni giorno a rischio la loro vita e quella dei loro familiari?

Questi giorni i ringraziamenti ai medici, agli infermieri, agli Oss si sprecano. I ringraziamenti sono tutti speciali e danno il senso di comunità. Ma quando vengono dai politici e dagli amministratori che i politici hanno messo a capo delle Unità Sanitarie Locali, qui l’ipocrisia raggiunge i massimi livelli.

Dove erano questi personaggi quando già parecchi anni fa era chiaro che ad un certo punto sarebbero mancati medici ed infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale in virtù di un numero chiuso mal concepito? E quando si sapeva che sarebbero mancati gli specialisti in rapporto alla scarsità delle borse ministeriali bandite per le varie specializzazioni? Ma soprattutto dove erano questi politici e questi amministratori quando hanno permesso di tagliare circa 37 miliardi di euro di fondi al SSN negli ultimi 10 anni e quando hanno fatto a gara per chiudere ospedali e ridurre il numero dei posti letto? E quando hanno imposto ai responsabili di Unità Operativa la liturgia della discussione di budget per cui ogni anno a isorisorse o a risorse calanti dovevano impegnarsi a garantire una produttività aumentata attraverso il raggiungimento di obiettivi sempre più sfidanti? E come giustificano la loro schizofrenia, per cui fino a pochi mesi fa i medici ospedalieri sarebbero dovuti andare in pensione prima possibile per far posto ai più giovani (senza chiedersi se questi giovani c’erano davvero) e specie i primari erano visti come un peso, un fardello di cui liberarsi e ora invece chiedono a tutti con il cappello in mano di rimanere fino a 70 anni e addirittura arrivano a richiamare in servizio quelli già pensionati?

E quando l’emergenza sarà finita? Si dovrà tornale alla normalità di un Paese che non considera la Sanità Pubblica una spesa da ridurre, ma un valore aggiunto fondamentale per la comunità. E questo compito non potranno assolverlo gli stessi politici ai quali in buona fede la maggior parte di noi ha dato la fiducia in passato.

Il PD di Volpini e Mangialardi e Italia Viva di Renzi e Campanile (col loro silenzio e quindi con il loro assenso), hanno chiuso 13 Ospedali, e prima o poi chiuderanno anche il nostro. Hanno smantellato la Sanità Pubblica in favore di cliniche private. Vogliono che ci sia un solo Pronto Soccorso a Provincia. Faremo in tempo ad arrivarci se staremo male? Creano volutamente disservizi su analisi e visite facendoci digerire piano piano il privato. In pochi anni stanno togliendo tutta la Sanità Pubblica.

Ambulanze senza medico e con l’Ospedale più vicino a mezz’ora di distanza. Anziani impossibilitati a recarsi fuori Regione per una visita perché non esiste, se non in maniera ridicola, un servizio sanitario gratuito di trasporto pubblico. Un Like o un “Mi Piace” non servono a niente, né a me né a voi, né ai nostri figli e nipoti che vedranno Senigallia andare in malora, perché anche il Turismo, spesso basato su anziani e famiglie, non verrà in vacanza da noi se non ci sarà una struttura sanitaria adeguata. Se hai i soldi e sei fortunato che arrivano presto i soccorsi ti potrai curare, altrimenti no. Non votare le stesse persone che per anni ci hanno preso in giro. Infermiere di Quartiere, Pronto Soccorso funzionante, Laboratorio Analisi operativo. Navette bus gratuite per tutti quelli che non possono spostarsi autonomamente. Paghiamo le tasse e pretendiamo questi servizi!

A certi politici, soprattutto nostrani, che dispensano saggezza in stomachevoli interviste pilotate e preparate, vorremmo ricordare, come soleva dire Marco Tullio Cicerone: ‘Risparmiateci le banalità ed una insulsa diarrea verbale e stitichezza concettuale’.

Paolo Battisti
(Cittadino di Senigallia e Candidato Sindaco per L’Altra Senigallia con la Sinistra)

Commenti
Solo un commento
cpiersim 2020-03-18 10:38:23
La demagogia è una brutta bestia e fa sì che anche spunti di critica assolutamente validi e condivisibili siano considerati spazzatura.
L'ipocrisia di Volpini è stomachevole, ma lui non è altro che il fedele servo l'esecutore di un progetto scellerato che nasce dal vincolo esterno e dai burocrati di Bruxelles.
L'articolo di Battisti guarda il dito, ma non vede la luna.
Molto probabilmente questa crisi costituirà il pretesto che il governo PD-5 Stelle cerca per portarci in casa la Troika o peggio ancora per ristrutturare il debito.
A questo sfascio ci ha portato l'atteggiamento eurolirico della sinistra.
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