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Senigallia, altre imprese fallite: ben 22 nel 2014, quattro nei primi mesi del 2015

La tendenza non cambia: l'allarme Confartigianato tra "freddi" numeri e misure concrete da intraprendere

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Lavoro, occupazione, imprese, aziende, Marche, artigianato, industria, manifatturiero, crisi

Nel 2012, a Senigallia e paesi limitrofi, sono state oltre 200 le aziende artigiane costrette a chiudere i battenti per via della crisi economica. Una quindicina quelle fallite solo nella spiaggia di velluto. Un anno dopo, dato provinciale, sono state più di 1.000 a fronte di 900 nuove attività per un saldo, ancora tristemente negativo, di 70 ditte. Nel 2014 la musica non è cambiata, con 22 fallimenti tra attività di costruzioni, verniciatura, mobili e impiantistica, moda. Nei primi 3 mesi del 2015, hanno gettato la spugna quattro imprenditori.

E’ l’allarme lanciato dalla Confartigianato Senigallia che continua ad evidenziare una situazione particolarmente difficile soprattutto per i settori delle costruzioni e della manifattura, anche se le criticità sono purtroppo diffuse in tutti i comparti.
Se la crisi economica, la recessione, che erano prima una situazione straordinaria ora diventano una condizione di normalità, come fanno le imprese a resistere? – si chiede il segretario della Confartigianato Senigallia Giacomo Cicconi Massi – Aggiungiamoci che ogni giorno devono affrontare un percorso a ostacoli tra tasse e burocrazia: resistere è dura e molte sono infine costrette, pur dopo infiniti sacrifici, a gettare la spugna“.

La ripresa economica sembra ancora lontana, nonostante i dati rassicuranti che provengono dagli annunci del governo: qui di assunzioni se ne sono viste ben poche, a fronte di una miriade di piccole e medie imprese costrette a chiudere o, peggio, a portare i propri libri contabili in tribunale.
La crisi sta cancellando la parte più vitale della nostra economia – continua Cicconi Massi -. Ribadiamo la necessità di misure concrete a sostegno delle micro e piccole imprese, elemento trainante del sistema produttivo locale“. E per farlo servono tutti quegli “strumenti che realmente possono invertire la tendenza in atto e garantire la rinascita dell’economia, come l’accesso al credito facilitato, gli incentivi per chi non delocalizza, interventi che valorizzino l’offerta produttiva delle aziende artigiane“.

Insomma bisogna andare “incontro alle esigenze delle attività del territorio“: gli enti locali, secondo Confartigianato, dovrebbero acquistare prodotti e servizi dalle imprese locali, controllando chi si basa sul lavoro nero e sull’abusivismo, oltre a affidare piccoli appalti alle micro imprese del nostro territorio dato che “qui lavorano, pagano le tasse e preservano l’occupazione“.

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