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La patente a punti per i locali è la solita “mela avvelenata” di burocrazia

Cicconi Massi: "Nei fatti il sistema è assolutamente propagandistico ed inutile"

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vino, birra, cocktails, alcolici, alcol

Vabbé che ormai tutto quello che viene fatto e detto a Firenze deve essere scimmiottato in ogni parte dello “stivale” e che l’assessore Gennaro Campanile “renziano” della prima ora deve dimostrare venerazione, ma questa storia della “patente a punti” per i locali ed i pubblici esercizi sembrerebbe una vera e propria boutade se non fosse che realmente l’ultima seduta della I° commissione consiliare sia stata impegnata a discutere animatamente di questa proposta.

Che cosa sarebbe questa patente a punti per i locali, ancora veramente è oscuro ai più, forse è oscuro anche all’assessore che l’ha proposta. Sicuramente i rappresentanti delle associazioni di categoria, nonché gli operatori economici e gli esercenti hanno già fatto sapere di non condividere la proposta.

L’idea consisterebbe in un patto volontario tra amministrazione comunale e singoli esercenti, per istituire un punteggio da assegnare ai locali del centro storico e del lungomare rispettosi delle regole dettate dal comune in materia di somministrazione di alcool, limiti di emissione di musica e rumori, pulizia delle strade, gestione dei rifiuti.

Insomma, un codice di buone pratiche che qualora fosse rispettato garantirebbe al locale un punteggio di 20 punti e che invece in caso di violazione porterebbe alla decurtazione del punteggio, finanche  alla sanzione massima della chiusura del locale per qualche giorno.

A leggere così la proposta, potrebbe sembrare anche buona: uno strumento incentivante per i pubblici esercizi al fine di autoregolamentare la c.d. movida che tanto suscita malumori e proteste.
Nei fatti il sistema è assolutamente propagandistico ed inutile.

In primo luogo perché volontario, cioè applicabile solo ai locali che decidono di aderire liberamente come tale lascerebbe agli esercenti la piena discrezionalità nel sottostare o meno alle regole previste nel protocollo d’intesa.
In secondo luogo non è stato chiarito in alcun modo quali sarebbero i vantaggi a partecipare a tale sistema per un locale virtuoso.

Per dirla chiaramente se un esercizio fosse rispettoso di tutte le regole, mantenendo di anno in anno il punteggio pieno, di cosa potrebbe beneficiare? La cosa è del tutto oscura. Quel che è certo che difficilmente potrà beneficiare di ciò che i locali veramente avrebbero bisogno: meno burocrazia, più libertà e soprattutto meno tasse.

L’amministrazione fa  il gioco delle tre carte con i locali del centro e dei lungomari; da una parte li opprime con una burocrazia inutile e dannosa, cercando di disciplinare qualsiasi cosa nei minimi dettagli, dalla forma dei tavolini alla materiale delle tende, uccidendoli  con una tassazione mai vista prima (vedi IMU, TARES, Occupazione suolo pubblico e tassa sulla pubblicità), dall’altra vuole mettere su questo giochino della patente a punti, che sembrerebbe innocuo e pieno di buoni propositi, ma in realtà sarebbe l’ennesima mela avvelenata.

Nient’altro che altra burocrazia, altra carta, altra regolamentazione, come se i pubblici esercenti non ne avessero già abbastanza per rovinarsi la vita ed il lavoro, con il rischio addirittura di vedersi far chiudere il locale, qualora non si rispettino le regole della patente a punti alla faccia di chi invece decidesse di non aderire al progetto che potrebbe continuare a fare indisturbato quello che a sempre fatto.

L’assessore Campanile, così come l’intera amministrazione dovrebbero invece ascoltare veramente e meglio la voce degli esercenti, che rappresentano una parte importante del “PIL” cittadino e che oggi chiedono aiuti ed interventi veri volti a ridurre le ingerenze dell’amministrazione nelle loro attività e che invece tra tasse e burocrazia oggi sono sempre più pesanti.

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