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Fra riti e miti: intervista a Giuseppe Gigli

Da pittore a restauratore, mercante e di nuovo pittore: l'artista arceviese intervistato da Laura Coppa

Giuseppe Gigli, Moira 31 (Dettaglio)

Conosco Giuseppe Gigli da tempo e condivido con lui vari progetti da sapere già la fatica che mi comporterà ottenere risposte esaustive. E, per di più, sono consapevole del fatto che, nessuna di queste, corrisponderà a quello che – invano – tenterò di fargli raccontare. Ci incontriamo per caso nella piazza centrale di Arcevia qualche giorno precedente il Natale. Prima ancora degli auguri mi dice: “Devi passare da me appena puoi, sto lavorando a un nuovo progetto che devi assolutamente vedere!“. Gli rispondo che sarò nel suo studio a giorni perché ho un’intervista da fargli. Com’è nel suo stile, sbuffa e ride: “Un’intervista? E che devo dire? Laura, falla tu, tanto sai già tutto!

Dopo l’esordio in pittura da giovanissimo con la partecipazione al premio Salvi nel 1974, Giuseppe Gigli si forma e specializza come restauratore a Firenze. Una lunga carriera e anni di lavoro che gli hanno insegnato a lavorare con minuzia e dedizione, procedendo con piccole porzioni di tela su cui intervenire con pennelli dalle sottili punte e lenti di ingrandimento. Dopo circa trent’anni di avventure e soddisfazioni, sceglie di abbandonare quell’amata professione per dedicarsi esclusivamente alla pittura. La conoscenza approfondita dell’arte del Seicento e di quella Barocca, la passione per la mitologia e per le nuove tecnologie ne fanno un pittore figurativo-materico-emotivo. Giuseppe Gigli, Pietà Un pittore che erroneamente molti continuano a definire “iperrealista“, ma che in verità, non lo è affatto. Giuseppe racconta storie complesse utilizzando come unici portatori di significato gli oggetti/soggetti, complementi scenografici, colori, luci e ombre, ma soprattutto, dedicandosi alla calzante resa – e quanto mai rara – delle piccole tracce caratterizzanti ogni stato emotivo e sensibile: semplicemente un pittore emozionale.

La tua professione di restauratore prima e di mercante d’opere d’arte dopo ti ha condotto a stretto contatto con storici e critici affermati, ti ha portato in giro per il mondo e reso un conoscitore di opere d’arte fra i più affidabili. Come hai acquisito tanta esperienza e come sei arrivato a costruirti una carriera così brillante?
Semplicemente con la responsabilizzazione. Il fatto di lavorare senza intermediari a cui delegare onori e oneri. Ho cominciato a lavorare come restauratore a vent’anni con le incombenze di soddisfare i clienti che mi affidavano opere di un certo rilievo. A un certo punto ho iniziato a occuparmi anche di compravendita. Lì il rapporto con l’opera si approfondisce. Che ti posso dire… è un po’ come un rapporto amoroso! Con le opere che restauravo si creava un legame profondo, ma l’acquisto equivaleva al passare da una relazione platonica ad una fisica! Diventa una sorta di possesso, anzi, lo è di fatto, e non c’è modo migliore per assimilarla!

Fra le tante opere che sono passate per le tue mani, sia come restauratore che come mercante, a quali sei rimasto più legato?
Sicuramente a quelle riscoperte… quelle a cui sono riuscito a ridare una paternità e a cui, di conseguenza, è stato restituito il giusto valore, non solo economico, ma anche storico e culturale.

So che non fai salti di gioia sapendo che si dica… ma puoi dire alcuni dei motivi per cui hai scelto di abbandonare la tua professione? C’è un motivo particolare?
Oh, l’ho fatto per trent’anni! Dopo un po’ basta! No, ovviamente non è per questo. Quella del restauratore l’ho sempre considerata la professione più bella del mondo, mi è sempre piaciuto farlo… ma c’è stato un momento in cui il lavoro si era letteralmente “imbastardito“. Questione di vicissitudini che ti portano a camminare su un campo minato… non ho problemi a raccontare determinate cose mentre si chiacchiera, ma perché renderle pubbliche? E poi – pure te – a chi può interessare il motivo per cui ho scelto di smettere di fare il restauratore? Dopo ti dicono: “Laura, ma che domande fai?

Giuseppe Gigli, Moira 31 (Pesce rosso)

Beh, a me interessa… comunque, andiamo avanti. Ogni anno in estate apri una nuova mostra negli spazi di Palazzo Priori che l’amministrazione comunale di Arcevia ti ha concesso come locale espositivo. È difficilissimo però vederti fuori dal tuo paese, nonostante i numerosi inviti che ti arrivano. Come mai questa sorta di “avversione” per le mostre fuori territorio?
Le faccio ogni tanto… però spostare un’opera è comunque un costo e poi, soprattutto, durante i trasporti, anche se in minima parte, l’opera può danneggiarsi. Tutte le estati ho la mia mostra qui, in Arcevia. Vado lì tutti i pomeriggi per aprire la mostra al pubblico e per chiacchierare con chi viene e, a volte, vado anche fuori orario se qualcuno è interessato a visitarla.

Cosa ne pensi del panorama artistico attuale?
Bah, penso che a tutt’oggi la forma d’arte più nobile sia la cinematografia. Le restanti sono solo arti minori.

Veramente pensi questo?
Certo! Prendi uno fra i migliori film di animazione qualunque, ad esempio, della Pixar: ciascuno dei milioni di fotogrammi che compongono un’opera cinematografica di questo genere non ha nulla da invidiare alle più prestigiose opere grafico/pittoriche esposte nelle principali e rinomate rassegne d’arte! L’unica differenza sta nel fatto che quell’opera è una sola, mentre il film si compone di migliaia di opere d’arte. Ecco perché, secondo me, al momento è la più nobile delle forme d’arte.

Il tuo ultimo e impegnativo progetto è stata la pubblicazione della monografia “Giuseppe Gigli e la pittura ritrovata” edito da Exorma. Per questo bellissimo progetto hai realizzato anche un video in HD. Ti va di parlarne?
Copertina di "Giuseppe Gigli e la pittura ritrovata"Beh, la monografia è stata più una fatica della casa editrice, io ho solo fornito le immagini in alta risoluzione. Per quanto riguarda il video invece, mi sono voluto “imbarcare” in questo progetto che mi ha portato via parecchie notti, non tanto per le scene che raccontano un po’ della creazione, fino al compimento, di un dipinto, quanto la colonna sonora scritta e diretta appositamente per il video. È stato bello mettere insieme grandi maestri musicisti come Enrico Contardi, Federico Mondelci, Marusca Montalbini, Alessia Mortaloni, Alberto Ortolani e Michele Paolucci in un’aggregazione piuttosto improbabile e irripetibile. Eppure il risultato è stato davvero sensazionale!
Anche la monografia è comunque un ottimo prodotto editoriale. Il riscontro ottenuto è molto positivo, tanto che è prevista a breve una seconda edizione con allegato anche un dvd del video.

Per quanto riguarda i progetto futuri? Qualche anticipazione?
Al momento sto lavorando su una nuova pietà e su una serie di nature morte dedicate e legate al territorio. Mi sto inoltre dedicando a un progetto particolarmente impegnativo che mi terrà occupato per gran parte dell’anno. Essendo in piena fase di progettazione non so dire di più.

Per concludere, molti saranno curiosi di venire a conoscenza di qualche tuo “trucco del mestiere”. Ci sono o ce n’è uno in particolare?
In realtà non c’è alcun trucco. Neanche gli strumenti che uso, come il fatto di lavorare usando una lente di ingrandimento, possono essere considerati trucchi. Le mie sono solo strategie e un acquisito metodo di lavoro…

Allegati

Per saperne di più: www.giuseppegigli.it

Giuseppe Gigli: Riti e miti

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