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Dalla Diocesi di Senigallia una riflessione sulla stampa sensazionalista

Don Gesualdo Purziani: "C’è una responsabilità sociale della stampa che non può essere elusa"

Giornalismo digitale, giornali on line, quotidiani informatici, news digitali

Sono giorni che nelle pagine della nostra stampa locale, cartacea ed on-line, impazza la saga di un giovane uomo, tossicodipendente, di cui si forniscono ‘solo‘le iniziali e che crea più di una ghiotta occasione per riempire pagine che, forse, rischierebbero di restare vuote.

Prima che venga immediatamente invocato il ‘diritto di cronaca‘e il sacrosanto diritto dei cittadini di avere informazioni, mi permetto una riflessione sperando in uno scatto di orgoglio in chi crede ancora in una informazione diversa ed ha a cuore la dignità umana.

La tragedia personale, familiare e comunitaria di un tossicodipendente chiede rispetto. Potremmo continuare giorni e giorni nel narrare l’ennesimo episodio stravagante, se così si può dire, di chi in testa ha soltanto un obiettivo, trovare la dose quotidiana. Che senso ha, allora, raccontare quasi ogni giorno per filo e per segno, con dettagli morbosi, ininfluenti ai fini della cronaca, le gesta di un disperato? Mi chiedo ancora: chi si prende veramente cura di questi casi? Certo, i giornalisti non sono assistenti sociali o volontari che si occupano in prima persona delle marginalità.

Ma c’è una responsabilità sociale della stampa che non può essere elusa. Come quella di denunciare le carenze ed i limiti di chi è istituzionalmente preposto ad intervenire.

Tante volte la sensibilità e l’impegno di chi si occupa di questo, come di altri casi, è quasi vanificata da un’opinione pubblica indifferente a questi problemi, o stuzzicata soltanto nelle dimensioni più emotive e giustizialiste. E in questa deriva la stampa può essere complice.

Chiediamo, ancora una volta, agli operatori della comunicazione locale uno scatto di professionalità e di deontologia: aiutiamo la città a capire i fenomeni, circoscriviamo la cronaca a quanto può essere di ‘utilità sociale’, usiamo sobrietà nelle parole, diamo più voce a chi si fa carico di queste sofferenze.

Una città più rispettosa, consapevole dei propri problemi, capace di letture intelligenti e utili, è una città in cui tutti – a partire da chi usa i media – stiamo meglio. Il ‘gioco al massacro’, specie ai danni di chi è già quasi ‘condannato’dalla vita, e ha sempre diritto ad un’altra possibilità di riscatto, non aiuta nessuno, è dannoso per tutti.

Commenti
Ci sono 7 commenti
Shlomo Yehuda 2012-05-25 10:19:20
Accade molto rararamente che mi trovi d'accordo coi preti: stavolta lo sono in buona parte.A quale titolo per la cittadinanza è importante essere puntualmente informata sulle 'gesta' (che spesso possono anche produrre un effetto puramente comico che sa di umiliazione) di un tossicodipendente con grossi problemi sociali e certamente anche economici? Il diritto di essere informati è una verità sociale, il diritto al voyeurismo sulle 'piccole storie ignobili' di persone con problemi è secondo me quantomeno molto discutibile.
Giulia 2012-05-25 11:59:05
Sintomatico il fatto che soltanto il vostro portale abbia riportato il comunicato. E' facile accanirsi mediaticamente su chi non ha energie mentali, fisiche ed economiche per reagire ed eventualmente difendersi da questa campagna mediatica. Lo stesso "diritto di cronaca" non viene mai esercitato sui potenti di turno, anche i nostri. Silenzio assordante sulla stampa senigalliese.
max 2012-05-25 13:31:25
si lamenti con i "grandi" giornali locali quelli che prendono soldi 3 volte: dallo stato, dalla pubblicità e dalla vendita in edicola, perchè questo qui è l'unico quotidiano in città che ha fatto il suo lavoro di informazione e denuncia su tutti i fronti senza condizionamenti, influenze e ricatti a costo praticamente minimo se non pari a zero. L'esercito di giornalisti stipendiati che abbiamo sanno benissimo anche a senigallia dove possono e non possono scrivere: per esempio la chiesa no!
O. Manni
Paul Manoni 2012-05-25 16:40:02
In parte concordo con Don Gesualdo. Alcuni dettagli, sulle disgrazie altrui potrebbero ben essere avitati...Soprattutto quelli più scabrosi. Anche perchè al fine ultimo dell'informazione in se, non se ne ricava nulla, se non, come in questo caso, un'imbruttimento a carattere generale di un individuo in forte difficoltà.
Devo dire che però, che la stampa ha il compito sociale di informare. Sarebbe grottesco che un giornalista, o una testata in possesso di notizie, documenti o informazioni, li lascino nel cassetto. Verrebbe meno proprio la deontologia professionale di un giornalista.
Rinascita Cattolica 2012-05-25 19:10:57
chi si droga va contro la legge di Dio e avrà angoscia e punizione in questa vita e l'inferno nella prossima, non c'è altro da dire solo da leggere la bibbia e seguirne le regole senza interpretare per concedersi cio' che Dio non vuole sia concesso. Andate a messa e pregate!
Andrea Cesanelli
Andrea Cesanelli 2012-05-25 23:02:29
una volta tanto voglio spezzare una lancia contro le jene giornalistiche, se il giornalista fa bene il suo lavoro fa bene e denunciare ed informare senza troppe remore ciò che accade di modo che la società sappia puntualmente che ci sono i corrotti, i corruttori, i rei, i pedofili ecc. ecc.
Io sono molto più indignato dalla tendenza della società (alcune parti di essa, sempre troppo numerose) a voler linciare il reo, mi viene in mente un'immagine del recente caso di Brindisi in cui si vedevano 2 ragazzi in moto seguire l'auto in cui avrebbe dovuto esserci il presunto artefice dell'attentato poi rivelatosi innocentemente sospettato, bene il fatto che fosse reo o meno non cambia nulla alla gravità che certe persone pensando di farsi giustizia da sole e magari di ciò si sentono nel giusto, ma vi rendete conto che per certe persone violare lo stato di diritto non è nemmeno una scelta, è un automatismo istintuale. Reo o non reo il cittadino ha diritto a un processo giusto e una pena commisurata, chi vuol farsi giustizia da sé con una bastonatura, un linciaggio o anche solo la gogna sociale è reo almeno quanto il reo stesso e col suo comportamento distrugge tutto il lavoro della civiltà in millenni riportando se stesso e tutti noi a epoche barbare e prive di dignità, intelligenza, civiltà.
O. Manni
Paul Manoni 2012-05-26 15:11:12
Andrea il problema della società, e' che altrettanto istintivamente tende ad essere giustizialista e forcaiola...Tutti in galera, e buttiamo la chiave!
Ora, e' proprio questo giustizialismo e questo voler vedere tutti in galera, che entra in pericoloso conflitto con quello che tu chiami "processo giusto" (nei tempi e nei modi), o "pena commisurata". Perchè e' ovvio che se si vuol mettere in galera, persino coloro che si mangiano le unghie, o che sono mancini, prima o poi finirà per far implodere il sistema giudiziario, e creare fenomeni come la "prescrizione" (quasi sempre di classe), e il sovraffollamento delle galere, che a loro volta negano automaticamente per primo, il giusto processo di cui parli e verosimilmente perchè non si fa un processo. Secondo, proprio la pena commisurata, semplicemente perchè la galera diventa una tortura, e quindi una pena eccessiva affatto commisurata al reato.
Il sistema giudiziario, ci costa qualche punto percentuale di PIL, proprio perchè non funziona e le aziende estere, non hanno nessuna intenzione di investire in un paese dove in caso di conflitti, vedranno riconoscersi una sentenza dopo decenni.
La soluzione per risolvere questi problemi e' una sola...Depenalizzazione di alcuni (molti!) reati che non creano allarmi sociali. Metodi diversi per far scontare le pene a chi viene condannato...Non solo galere quindi, ma anche lavori socialmente utili, ore di volontariato e arresti domiciliari. La messa in pratica di queste soluzioni però, non e' compito ne dei giudici, ne degli avvocati, ne delle varie autorità di PS...Questo compito e' unicamente del LEGISLATORE, e del politico al governo. Capisci da solo che se un politico basa le sue campagne elettorali sullo spauracchio della sicurezza, o peggio ancora sul giustizialismo a tutti i costi, il sistema giustizia non potrà mai trovare soluzioni. Encomiabile quindi a mio avviso, che Don Gesualdo abbia voluto richiamare la stampa ad una sobrietà nel fornire notizie, anche se io personalmente avrei richiamato proprio chi "è istituzionalmente preposto ad intervenire" nei casi come quelli presi in esame. Insomma, e' ok che si dica alla stampa di non calcare troppo la mano e di non scendere in dettagli scabrosi inutili al fine dell'informazione. E' ok che comunque la stampa informi i cittadini su tutte le notizie, in modo assolutamente libero ed autonomo. Però, se proprio Don Gesualdo sente l'esigenza di inserirsi e dare suggerimenti su alcune questioni, forse dovrebbe farlo in primis con chi e' chiamato ad intervenire in soccorso ed aiuto, in casi di persone dipendenti da droghe, in forte difficoltà...E non mi pare che sia dovere della stampa locale ad occuparsi di questo.
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