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Consiglio Comunale di Senigallia: la guerra dell’acqua, il Consiglio Grande…

...e il misterioso tour de force di Mangialardi in Regione

Sala consiliare del Comune di SenigalliaL’anteprima del Consiglio Comunale è stata già egregiamente trattata da Carlo Leone nell’edizione di lunedì 14 novembre. Da aggiungere c’è soltanto qualche considerazione sulla guerra dell’acqua, che vede due mozioni presentate in contemporanea da Partecipazione e Rifondazione da una parte e dal Sindaco e l’IDV dall’altra.

La mozione dell’Opposizione aderisce in pieno al risultato del referendum sull’acqua pubblica dello scorso giugno, proponendo di avviare la trasformazione della Multiservizi Spa in un’Azienda speciale per l’Acqua bene comune, sull’esempio di quanto avvenuto a Napoli, dove il Sindaco De Magistris ha voluto recepire da subito la volontà popolare espressa dal referendum. Leggendo lo Statuto della nuova Azienda Speciale ABC (Acqua Bene Comune) di Napoli, si rimane stupiti dalla sua modernità e dal potenziale di partecipazione e trasparenza che esprime. Il futuro è arrivato anche su un bene comune antichissimo, l’Acqua.

Più "leggera" e convenzionale la mozione presentata dal Sindaco e dal Presidente Monachesi. Partendo dagli stessi principi dell’altra mozione e dal risultato del referendum, viene richiesta una modifica allo Statuto della Multiservizi Spa per "blindare" la proprietà pubblica della Società e del ciclo integrale delle acque, che è la sua mission. La mozione promuove inoltre l’avvio di consultazioni per una maggiore partecipazione della Società Civile (esemplificazione tutta mia) alla gestione del bene comune acqua. A (minuscoli) passi verso il recepimento dell’esito referendario, verrebbe da dire. Ai Consiglieri l’ardua sentenza sulle due mozioni, ma una formula condivisa (come è accaduto in altre occasioni) sembra lontana.

Le giornate di lunedì e martedì hanno visto l’agenda del Sindaco fitta di impegni istituzionali in Regione, ben quattro e tutti inderogabili. Il previsto (e sbandierato ai quattro venti) incontro con gli attivisti di Arvultùra si è tenuto, quasi all’insaputa di tutti, nel tardo pomeriggio e si è risolto con un nulla di fatto. Nel frattempo Arvultùra raccoglie interesse e consensi un po’ ovunque, tranne che nel centrodestra, ovviamente. Chi è disposto a fare barricate per loro e chi è disposto ad un paziente e prudente ascolto. La situazione è fluida, si direbbe, merito soprattutto delle oltre trecento persone che si sono radunate all’assemblea pubblica di sabato scorso, una quota di cittadinanza da non sottovalutare. E merito anche degli attivisti, che stanno parlando con tutti, senza faziosità né pregiudizi.

I quattro impegni istituzionali del Sindaco, se non avessero rischiato di far rinviare la trattativa con Arvultùra, sarebbero passati perfettamente inosservati. Tuttavia stupisce l’incapacità di delega mostrata dal Primo Cittadino. Stabilito che il nugolo di Assessori che circondano Mangialardi è quanto di più incolore sia stato possibile nominare, vi sono almeno tre appuntamenti che potevano essere delegati anche ad un Assessore alle Prime Armi. Quello sul digitale terrestre ad esempio, avrebbe potuto interessare un antennista piuttosto che un Sindaco. Altrimenti dobbiamo pensare che, se non funzionerà la TV dai primi di dicembre, la colpa sarà della politica locale. Anche la proposta (ancora da verificare con categorie e parti sociali) della Regione sulla liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, poteva agevolmente essere recepita e compresa dall’Assessore preposto, Paola Curzi.

Una delle riunioni previste oggi, la presentazione del report sul trasporto pubblico locale, sarebbe perfetta per la delega dell’Assessore Campanile, la Mobilità e il Trasporto Pubblico. Anche perché il Gigante buono della Giunta sarà anche stufo di farsi fotografare con tutti gli sportivi che gli capitano a tiro. La riunione più importante, l’ultima, ha un argomento criptico, nella migliore tradizione della politica quando usa i fumogeni. "L’accordo transattivo riguardante il Piano nazionale di edilizia abitativa" mette paura solo a nominarlo, figuriamoci a tentare di capire di cosa si tratti. Con tutta probabilità si tratta della tenzone legale che coinvolge, con modi felpati, la Regione e i Comuni di Falconara e Senigallia. E’ una questione complessa, che meriterà un articolo a sé stante, ma, in estrema sintesi, va raccontata.

Il Comune di Senigallia ha avviato una procedura per ottenere fondi dallo Stato e dalla Regione per un intervento di edilizia residenziale pubblica. La graduatoria, dopo un tentativo andato a vuoto, ha premiato, nel 2010, l’intervento di recupero degli Orti del Vescovo. Il punteggio acquisito è stato pari a 100, lo stesso del Comune di Falconara per un analogo recupero. La prima graduatoria ha favorito Senigallia, il cui intervento è stato proposto per il finanziamento integrale, mentre Falconara si è dovuta accontentare del residuo finanziamento disponibile. Il Comune di Falconara ha avviato un ricorso al TAR e la Regione, prevedendo un contenzioso dall’esito dubbio, sta cercando una mediazione. L’esito di tale mediazione dovrebbe essere un minor contributo per il progetto di Senigallia e un maggiore esborso per le casse comunali. Si passerebbe dai previsti 500.000 Euro ai probabili 900.000 Euro.

In questi tempi di vacche magre per le casse comunali non si riesce a capire dove saranno reperiti questi soldi, anche perché l’erogazione dei fondi pubblici è legata a ben documentati stati d’avanzamento. Se l’Amministrazione è in grado di far fronte a questi impegni economici, appare sproporzionata l’indizione di un Consiglio Grande sulle difficoltà economiche dell’Ente. E infatti (è ultim’ora mentre scrivo) l’Opposizione di centrodestra ha chiesto l’avvio di un tavolo allargato sull’argomento. Al posto di una passerella autoreferenziale che non ha più un Governo con cui prendersela.

di La Piaga di Vellluto

La Piaga di Velluto
Pubblicato Martedì 15 novembre, 2011 
alle ore 6:48
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