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Al Vicoletto da Michele - Ristorante e pizzeria a Senigallia

Dall’odio razzista e sessista alla resistenza attiva

Succede a Senigallia che, in uno dei tanti ristoranti del centro, una donna migrante e incinta che vende braccialetti venga aggredita

Brilla il Foro Annonario - Foto William Pettinelli

Succede a Senigallia che, in uno dei tanti ristoranti del centro, nella piazza del Foro Annonario, una donna migrante e incinta che vende braccialetti venga aggredita.

Un cliente del ristorante, invece di rispondere alle offerte — più o meno insistenti, cambia poco —, le tira l’acqua del suo bicchiere. Un gesto orribile. In una Senigallia addobbata a festa per l’economia estiva e per chi può permettersela, la richiesta di comprare un braccialetto diviene il pretesto per una deprecabile condotta.

In una Senigallia che corre verso l’obiettivo irraggiungibile di essere una”città da vip”, meta turistica di punta, un cameriere del ristorante cerca di rimediare alla reazione della donna — agitata e offesa — con uno schiaffo, tra tavoli pieni e aperitivi a mezz’aria. Succede a Senigallia, nella calura anomala e sconcertante che tenta di raccontarci qualcosa, che il titolare del locale spinga una donna sopraggiunta per soccorrere la persona aggredita, allontanandola bruscamente e inveendo contro entrambe.

Succede che, nell’euforia del primo lunedì di agosto, il velo dell’indifferenza si sia strappato, mostrandoci cosa si nasconde dietro, pronto a uscire per ridefinirci culturalmente e umanamente.

Decidiamo di prendere parola perché a tutto questo vogliamo resistere, ricordando che ostilità, rifiuto dell’altro/a e discriminazioni non fanno grande una comunità e non sono la chiave per confrontarci con la marginalità e il disagio sociale e psichico.

L’aggressività generata da questi fatti, osservata da molte persone ferme ai tavoli, è l’indice che ogni modalità di cura si sta sfaldando, proprio nel momento del bisogno. In tempi come questi l’unico welfare possibile è il prodotto della resistenza attiva, della solidarietà e della costruzione di rete sociale. Lo ribadiamo: l’assenza di rispetto non ci salverà da questo lento incedere verso un futuro sempre più incerto, né tanto meno porterà la nostra piccola città in cima alla vetta.

Di queste alture facciamo ampiamente a meno a favore di un’orizzontalità capace di annullare il razzismo e il sessismo, da sempre funzionali alla scalata. Il modello maschilista e autoritario, pronto a disumanizzare l’altro/a, si sta riproponendo attraverso stravolgimenti politici e culturali e attraverso la “guerra globale a pezzi”; esso non è altro che l’estrema barricata di paura di fronte a un cambiamento già in atto. La paura di perdere il privilegio globale, la paura di contaminarci con altre culture, la paura di dover condividere risorse e pezzi di terra agibili, la paura della povertà, la paura di far cadere i ruoli di genere, la paura che qualcuno/a ci rubi il lavoro, il diritto di nascita e il dominio conquistato dall’uomo bianco: questa paura, quella dell’uguaglianza, può permeare la società, stordirla, inferocirla, renderla vile e indifferente, fino a farle accettare la follia della guerra. Serve un contenimento coeso nei confronti di questa “pedagogia della crudeltà”. Servono denunce pubbliche affinché il velo del dicibile sia rammendato e la società possa essere non solo un luogo selvaggio di guadagno, affari e arrivismo, ma una maglia relazionale per affrontare collettivamente queste paure, discuterne, decostruirle, convertirle in lotta sociale, in consapevolezza e non sublimarle con comportamenti violenti e discriminatori.

Come attiviste femministe e transfemministe delle realtà associative e dei collettivi di Senigallia sosteniamo da sempre che la società abbia un ruolo fondamentale, educante, ricostituente e conflittuale, soprattutto nei momenti in cui l’istituzione viene meno a quella visione pacifica e tollerante in cui i diritti possano ampliarsi e non comprimersi, alimentando ulteriormente le marginalità, l’isolamento dei più vulnerabili e la permeabilità all’odio, alla violenza e alla criminalità organizzata che da sempre, di tutto questo, sa come approfittarsi. L’inviolabilità della persona rimane un limite invalicabile, soprattutto se riguarda una persona portatrice di stigmi sociali dettati da etnia, classe e sesso; per questo, la gravità di quello che è successo non va taciuta.

Succede a Senigallia che pochi uomini impauriti dimostrino odio, e che tante e tanti rispondano con rabbia e femminismo.

Per queste ragioni, le nostre realtà associative rivolgono un accorato appello alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori economici e al tessuto sociale di Senigallia affinché:
1. Si condanni ogni forma di prevaricazione. Non ci si volti dall’altra parte di fronte a gesti di odio, discriminazioni e violenza fisica e verbale nei confronti di tutti, in particolare nei confronti dei più vulnerabili e quindi minori, donne, persone indifficoltà economiche e sociali, anziani;
2. Si tuteli la dignità umana nello spazio pubblico. Riaffermare che Senigallia è e deve rimanere una comunità accogliente, plurale e antirazzista, dove il rispetto della persona viene prima di qualsiasi decoro di facciata.

Firme
Libera Presidio di Senigallia Attilio Romanò
Collettivo Transfemminista Ortica
Rete Femminista Marche molto+di194
Centro Sociale Arvultura
Coordinamento donne SPI CGIL di Senigallia
FactoryZeroZero APS
Ass. Dalla parte delle Donne
GrlS Marche
ARCI Senigallia APS
Scuola di Pace “V. Buccelletti” Comune di Senigallia
Rete per la Pace Subito Senigallia

Commenti
Solo un commento
BlackCat
BlackCat 2026-08-06 10:10:16
Un articolo da sottoscrivere parola per parola. Ci piace raccontarci che Senigallia sia un'oasi felice per turisti "VIP", ma la verità è che stiamo diventando qualcosa di veramente brutto e nessuno qui ne è immune. Lo vediamo chiaramente dai fatti di cronaca quotidiani, dai comportamenti e dalle dichiarazioni allucinanti di certi politici, fino alla fogna dei commenti disgustosi che affollano sistematicamente Facebook.

Quello che è successo al Foro Annonario è abietto: un cliente che sbatte l'acqua in faccia a una donna incinta, un cameriere che le dà uno schiaffo e il titolare che spintona chi prova a soccorrerla. Il tutto tra i tavoli pieni e l'indifferenza da aperitivo. Quando la presenza di una donna incinta che vende braccialetti basta a far scattare una violenza del genere, la favola della "città gioiello" crolla.

Questa non è sicurezza né decoro: è solo ferocia, razzismo e profonda miseria morale.
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