Rognoli: “La diga ‘Due Giugno’ e il vizio di perseverare”
"Ancora mi chiedo come sia stato possibile che per evitare l’evidenza sia stato sacrificato il povero ex Garibaldi"

Lo scorso 29 giugno la Procura dell’Aquila ha chiesto 22 rinvii a giudizio per la drammatica esondazione del 2022, in cui 13 furono i morti, e miliardi i danni. Sotto accusa Regione, Provincia, Consorzio di Bonifica Marche. Si attende per il 23 settembre la decisione del Tribunale, il quale aveva già negato il trasferimento del processo ad Ancona, come chiesto da alcuni indagati: se fosse avvenuto si sarebbe iniziato tutto daccapo, magari con il rischio di prescrizione.
Nell’attesa del 23 settembre, vorrei solo ricordare ciò che è accaduto nel centro di Senigallia, dove il perito della Procura aquilana indica l’allora nuovo ponte Due Giugno (inaugurato un anno prima), come causa dell’esondazione. La Procura aquilana ha chiesto il rinvio a giudizio per chi si è occupato di progettazione e realizzazione del ponte: Ing. S. Stefoni (Rup per la Regione), C. Aliberti (Rup per il Consorzio di Bonifica), A. Apolloni (addetto alla verifica del progetto), N. Saquer progettista e direttore dei lavori dell’opera. A loro viene contestato il non rispetto del franco idraulico così come previsto dalle norme del gennaio 2018.
Per la verità non sarebbe stata rispettata neppure la norma che prevede nel caso di arginature che l’impalcato sia posto superiormente alle stesse (C5.1.2.3). Infatti il ponte è stato ricostruito alla stessa quota del precedente, con parapetti chiusi che hanno favorito l’effetto “diga”. Quello che sorprende è che le difese di tutti gli imputati abbiano richiesto il non luogo a procedere, sostenendo che l’esondazione è avvenuta per “assoluta imprevedibilità del cataclisma naturale”.
Nessuno però dei difensori degli imputati ha osato dire “guardate signori che l’esondazione è avvenuta per colpa del ponte Garibaldi”. Al contrario di Giunta regionale e Senigalliese – il presidente Acquaroli e il sindaco Olivetti, su tutti – che hanno sempre, da subito accusato il povero ex ponte Garibaldi fosse “il ponte dell’alluvione”. Al punto che Olivetti, con il passaggio a Senigallia della Presidente Meloni portata sul Garibaldi lo ha ufficializzato come “ponte dell’alluvione”.
Per la verità c’è chi, del centro destra, ha ammesso infine ciò che tutti i senigalliesi sanno da 4 anni, che il colpevole sia stato il ponte Due Giugno; lo ha fatto, nel Consiglio Grande del febbraio 2025, il consigliere di maggioranza Liverani: ”Io mi scandalizzo su questo e non mi vergogno a dirlo, è stato fatto un ponte che è stata la causa dell’alluvione del 2022”. Lo ha poi ripetuto pochi giorni fa, nel consiglio comunale del 8 luglio, il neo assessore Morsucci, che pur non avendo una chiara conoscenza della questione, ha detto riferito al ponte: ”ha fatto da diga”, e bisogna rifarlo. Magari in un prossimo consiglio ci dirà dove si prenderanno i finanziamenti, come sarà realizzato.
Insomma: gli inquirenti e periti accusano il Due Giugno e chi l’ha realizzato, gli accusati si trincerano dietro il cataclisma, il centro destra si nascondono come sempre dietro “quelli che c’erano prima” anche se l’hanno fatto e realizzato loro.
Intanto il Due Giugno è ancora lì, indisturbato pericolo. Ancora mi chiedo stupefatto come sia stato possibile che per evitare l’evidenza sia stato sacrificato il povero ex Garibaldi: perché, a chi ha giovato demolirlo in fretta e furia (si fa per dire) senza alcuna seria perizia sulle sue condizioni statiche, come se fosse un muretto del giardino di casa? Era talmente pericoloso che per iniziare la demolizione hanno impiegato solamente 13 mesi, dopo essere stato impiegato per il transito di grù e automezzi vari per il montaggio della passerella pedonale.
A chi è giovato tutto ciò? Quanto è costato tutto ciò, e non solo in euro? Perché?
ing. Mauro Rognoli

























Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password
Effettua l'accesso ... oppure Registrati!