SenigalliaNotizie.it
Versione ottimizzata per la stampa
Evviva Casa - Agenzia immobiliare - Vendi prima. Vendi meglio

Campanile: “l’eredità di Olivetti-Bello-Liverani è fatta di annunci, numeri gonfiati e occasioni perdute”

Quale eredità lascia alla città il trio Olivetti-Bello-Liverani dopo cinque anni e mezzo di governo?

Quale eredità lascia alla città il trio Olivetti-Bello-Liverani dopo cinque anni e mezzo di governo?

La risposta, al netto della propaganda di questi mesi, è molto diversa dal racconto che la maggioranza uscente prova a consegnare ai cittadini.

Dopo anni di silenzi, assenze e decisioni rinviate, oggi assistiamo a una narrazione costruita su cifre e annunci che non reggono alla prova dei fatti: i presunti 10 milioni di investimenti nello sport, i 100 milioni di opere pubbliche, le 30.000 Harley Davidson, le 120.000 presenze al raduno motociclistico, i 10 milioni recuperati dall’evasione.

Numeri usati più per occupare la comunicazione pubblica che per restituire alla città un bilancio trasparente.

La vera eredità di questa amministrazione è un’altra: impianti chiusi o senza futuro, opere annunciate e mai progettate, manutenzioni spacciate per interventi straordinari, emergenze
gestite senza programmazione, occasioni mancate nei quartieri, nelle frazioni, sul porto, sul verde, sulla mobilità e sul patrimonio pubblico.

Il caso dello sport è emblematico. L’assessore Pizzi, tra i più presenti sui mass media, lascia un settore segnato da nodi irrisolti.

La piscina delle Saline è ancora chiusa e gravata da un
contenzioso con gli ex gestori del valore di diversi milioni di euro, senza un progetto concreto di riapertura. Il palazzetto di via Campo Boario è fermo a ipotesi di abbattimento e ricostruzione, ma senza progetto e senza stanziamenti. I campi da tennis del Ponterosso restano sospesi dopo una gara d’appalto fantasma di due anni fa. La pista di atletica versa in
stato di abbandono. Il pattinodromo non ha ancora un progetto per spogliatoi e servizi igienici.

Anche la gara per i campi da tennis del Vivere Verde è stata rinviata di un anno.
È questa la distanza tra propaganda e realtà: si rivendicano grandi investimenti nello sport, ma la città vede impianti chiusi, strutture senza servizi, scelte rimandate e società sportive lasciate spesso sole. Persino dentro quei 10 milioni sbandierati come investimenti sportivi finiscono somme che riguardano l’edilizia scolastica. È un modo fuorviante di comunicare,
utile ad attribuirsi meriti oltre il dovuto, ma poco rispettoso dell’intelligenza dei cittadini.

Lo stesso schema si ritrova nei lavori pubblici. L’assessore Regine, impegnato negli ultimi tempi a pubblicare quasi quotidianamente foto di piccoli tratti di strada asfaltata, lascia una città in cui la manutenzione ordinaria viene presentata come grande risultato amministrativo.

Restano 26 chilometri di strade segnate dagli interventi provvisori per la fibra ottica, Piazza Simoncelli privata delle risorse già reperite per la riqualificazione, il tratto urbano della Statale Adriatica ridotto a un susseguirsi di buche e dissesti, Palazzo Gherardi ancora privo di un progetto organico. Anche il rifacimento del tetto di Palazzo Gherardi appare oggi come un intervento dettato da ragioni di sicurezza, non come l’avvio di una vera ristrutturazione complessiva.

Ancora una volta si interviene sull’emergenza, non in prospettiva.

Manca inoltre un progetto credibile per la Ciclovia Adriatica dopo la bocciatura della Regione sul tratto urbano, mancano iniziative concrete per le isole scolastiche e un piano serio per
affrontare il tema degli stabilimenti balneari alla luce della normativa vigente. Anche qui emerge con chiarezza il tratto distintivo dell’amministrazione uscente: poca programmazione, poca visione, molta comunicazione.

Sul porto e sull’ambiente, l’assessore Campagnolo lascia un bilancio altrettanto fragile.

Non risultano progetti significativi per il porto, mentre sul lungomare restano oltre cento rettangoli
di cemento dove prima c’erano alberi. La spesa per la gestione del verde pubblico è triplicata senza risultati tangibili. Mancano progetti per il lungofiume e per le oasi verdi cittadine. La foce del Misa è ancora intasata di detriti. Anche qui, la città vede più cemento e più costi, ma
non più cura.

L’assessore Cameruccio lascia invece un centro storico invaso da auto parcheggiate e dehors, frazioni prive di una vera strategia di riqualificazione, numerosi oneri di urbanizzazione ancora da riscuotere, nessun piano organico per viabilità e parcheggi. Restano inoltre le mura urbiche costeggiate da pensiline per autorimesse considerate “provvisorie”, e nessun progetto concreto per luoghi strategici come l’ex Hotel Bagni, il parcheggio multipiano di piazzale Morandi o l’ex IAT.

Sul sindaco Olivetti resta poi una questione politica e istituzionale che merita chiarezza.
Perché non ha partecipato alle riunioni di Giunta quando si discuteva dell’edificazione di grandi e numerosi insediamenti immobiliari, spesso riconducibili allo stesso imprenditore? Se vi erano conflitti di interesse legati a precedenti o futuri incarichi professionali, sarebbe stato doveroso chiarirlo apertamente alla città. Non per alimentare sospetti, ma per tutelare la trasparenza dell’istituzione e il ruolo stesso del sindaco.

Quanto al presidente del Consiglio Bello, l’eredità è quella di un Consiglio comunale troppo spesso subordinato alla Giunta.

I consiglieri di maggioranza si sono distinti più per il silenzio
che per l’autonomia politica, le Commissioni permanenti sono state svuotate di ruolo e funzione, il regolamento è stato piegato a una gestione restrittiva del confronto democratico.

Il presidente del Consiglio avrebbe dovuto garantire equilibrio, imparzialità e centralità dell’aula; ha invece interpretato il proprio incarico in modo apertamente politico e di parte.

Anche alcuni simboli raccontano bene questa stagione: dalla sedia con tappezzeria dorata
 ll’ufficio definito “megagalattico”, emerge un’idea delle istituzioni più attenta alla rappresentazione del potere che alla qualità del servizio reso alla città.

Nessuna particolare eredità, infine, per l’assessore Canestrari.

È stato membro della Giunta, ma la sua presenza amministrativa è apparsa talmente impalpabile da lasciare poche tracce: nessuna iniziativa riconoscibile, nessun progetto significativo, nessuna idea capace di incidere davvero sulla vita cittadina.

Il bilancio finale è dunque chiaro. Olivetti, Bello, Liverani e la loro maggioranza lasciano una
città alla quale è stato raccontato molto, ma consegnato poco.

Hanno confuso la comunicazione con l’amministrazione, gli annunci con i risultati, la manutenzione con la visione, l’emergenza con la programmazione. Senigallia ha bisogno di tutt’altro: trasparenza, serietà, competenza, capacità di pianificare e rispetto per i cittadini. Dopo cinque anni e mezzo, l’eredità più evidente di questa, amministrazione non è ciò che ha costruito, ma ciò che ha lasciato incompiuto.

Gennaro Campanile
Pubblicato Martedì 12 maggio, 2026 
alle ore 12:38
Come ti senti dopo aver letto questo articolo?
Arrabbiato
In disaccordo
Indifferente
Felice
D'accordo


Commenti
Ancora nessun commento. Diventa il primo!
ATTENZIONE!
Per poter commentare l'articolo occorre essere registrati su Senigallia Notizie e autenticarsi con Nome utente e Password

Già registrato?
... oppure Registrati!



Scarica l'app di Senigallia Notizie per AndroidScarica l'app di Senigallia Notizie per iOS

Partecipa a Una Foto al Giorno





Cronaca
Politica
Cultura e Spettacoli
Sport
Economia
Associazioni
Fuori dalle Mura