L’ansia nello stomaco
La storia di Luca e della sua gastrite "nervosa" esaminata dalla Dr.ssa Mazzocco, psicologa clinica e psicoterapeuta

Luca ha 45 anni.
Lavora come consulente finanziario e arriva in studio con un disturbo che conosce molto bene: bruciore allo stomaco.
Non è un episodio occasionale.
Da più di due anni convive con una gastrite che compare soprattutto in alcuni momenti della giornata: la mattina appena sveglio e la sera tardi.
Ha fatto tutti gli accertamenti necessari: gastroscopia, esami del sangue, test per l’Helicobacter pylori.
I risultati mostrano solo una lieve infiammazione gastrica.
Il gastroenterologo gli ha spiegato che probabilmente si tratta di gastrite funzionale.
Gli ha prescritto farmaci per ridurre l’acidità e gli ha dato alcune indicazioni alimentari.
Per qualche settimana i sintomi migliorano.
Poi tornano.
Quando Luca racconta la sua storia usa spesso una frase: “È come se lo stomaco fosse sempre in tensione.”
Non parla di dolore intenso.
Parla piuttosto di una sensazione continua di nodo interno, come se qualcosa fosse sempre difficile da digerire.
Lo stomaco come organo emotivo
Nella cultura popolare esiste da sempre un legame tra emozioni e stomaco.
Diciamo spesso:
– “Questa cosa non la digerisco.”
– “Ho lo stomaco chiuso.”
– “Mi si è stretto lo stomaco.”
Queste espressioni non sono soltanto metafore.
Negli ultimi vent’anni la ricerca scientifica ha dimostrato che esiste una relazione estremamente stretta tra cervello e apparato digerente.
Questo sistema è chiamato asse intestino-cervello.
Lo stomaco e l’intestino possiedono una rete nervosa molto complessa, nota come sistema nervoso enterico.
Questa rete contiene milioni di neuroni e comunica costantemente con il cervello.
Uno dei principali canali di comunicazione è il nervo vago, che trasmette informazioni in entrambe le direzioni: dal cervello allo stomaco e dallo stomaco al cervello.
In altre parole, il nostro sistema digestivo non si limita a elaborare il cibo.
È anche un importante centro di elaborazione delle esperienze emotive.
Quando le emozioni passano dal corpo
Durante i primi incontri Luca descrive una vita molto intensa.
Lavora con clienti importanti, gestisce investimenti rilevanti e prende decisioni che spesso coinvolgono grandi responsabilità economiche.
È una persona razionale, molto abituata a controllare le proprie emozioni.
Quando gli chiedo come vive lo stress, risponde quasi sorridendo: “Ormai ci sono abituato.”
Ma mentre parla, una cosa diventa evidente.
Ogni volta che racconta una situazione di tensione lavorativa, porta inconsciamente la mano allo stomaco.
Come se il corpo stesse accompagnando le parole.
Il sistema digestivo e lo stress
Dal punto di vista biologico, lo stress influisce profondamente sul funzionamento dell’apparato digerente.
Quando il cervello percepisce una situazione di minaccia o pressione, il sistema nervoso autonomo attiva la risposta di allerta.
Questo comporta diversi cambiamenti fisiologici:
– aumento della produzione di acido gastrico
– riduzione della motilità digestiva
– maggiore sensibilità viscerale
– alterazione del microbiota intestinale.
Queste modificazioni non sono patologiche in sé.
Sono parte della normale risposta dello organismo allo stress.
Il problema nasce quando questa attivazione diventa cronica.
In quel caso lo stomaco rimane in uno stato di irritazione costante.
Molte persone con gastrite funzionale, reflusso o colon irritabile presentano proprio questa dinamica: un sistema digestivo continuamente influenzato da uno stato di tensione prolungato.
Il “secondo cervello”
Il sistema nervoso enterico viene spesso chiamato secondo cervello.
Questo non significa che l’intestino pensi nel senso cognitivo del termine, ma che possiede una grande autonomia funzionale.
Produce neurotrasmettitori, regola processi immunitari e dialoga continuamente con il sistema nervoso centrale.
Circa il 90% delle informazioni che viaggiano lungo il nervo vago partono dall’intestino e arrivano al cervello.
Questo significa che ciò che accade nello stomaco e nell’intestino influenza anche il nostro stato emotivo.
E viceversa.
È un dialogo continuo.
Una storia difficile da “digerire”
Durante una seduta Luca racconta un episodio avvenuto qualche anno prima.
Un investimento importante, seguito da lui, aveva avuto un esito negativo.
La perdita economica non era stata drammatica, ma Luca aveva vissuto quell’evento come un fallimento personale.
Da allora aveva iniziato a lavorare ancora di più, con l’obiettivo di non commettere più errori.
Quando parla di quell’episodio, lo stomaco si contrae visibilmente.
È la prima volta che collega il sintomo a una esperienza emotiva.
Dice una frase semplice: “Forse quella cosa non l’ho mai davvero digerita.”
Ancora una volta, il linguaggio del corpo appare sorprendentemente preciso.
Digestione biologica e digestione emotiva
La digestione è uno dei processi più complessi dell’organismo.
Per funzionare correttamente richiede tempo, energia e uno stato di relativa calma del sistema nervoso.
Quando siamo sotto stress, il corpo privilegia altre funzioni: vigilanza, azione, risposta rapida.
Il sistema digestivo passa in secondo piano.
Questo vale sia per il cibo sia, simbolicamente, per le esperienze della vita.
Alcuni eventi richiedono tempo per essere elaborati.
Quando questo processo non avviene, possono restare nel corpo come tensioni somatiche persistenti.
Il lavoro terapeutico
Con Luca il percorso non si concentra solo sui sintomi gastrici.
Si concentra anche sul modo in cui affronta le pressioni della vita quotidiana.
Gradualmente iniziamo a lavorare su alcuni aspetti:
– riconoscere i segnali precoci di tensione
– rallentare il ritmo nei momenti di maggiore pressione
– dare spazio alle emozioni invece di trattenerle.
Uno degli strumenti più utili diventa proprio l’attenzione al corpo.
Quando lo stomaco si contrae, Luca impara a chiedersi:
“Cosa sta succedendo dentro di me in questo momento?”
A volte la risposta riguarda una preoccupazione lavorativa.
A volte un conflitto non espresso.
In ogni caso il sintomo diventa un indicatore precoce, non solo un problema da eliminare.
Quando il corpo diventa un alleato
Dopo alcuni mesi di lavoro Luca racconta che i sintomi sono cambiati.
Il bruciore allo stomaco è meno frequente e meno intenso.
Ma il cambiamento più importante riguarda il suo modo di interpretare quei segnali.
“Prima lo vivevo come un fastidio.
Adesso è come se lo stomaco mi avvisasse quando sto accumulando troppa tensione.”
Questo passaggio rappresenta uno degli obiettivi principali della psicosomatica.
Non si tratta semplicemente di eliminare un sintomo.
Si tratta di imparare a leggere il linguaggio del corpo.
Il corpo che parla
Il nostro organismo è un sistema straordinariamente sensibile.
Registra continuamente ciò che accade dentro di noi e intorno a noi.
Quando impariamo ad ascoltare questi segnali, il corpo smette di essere soltanto il luogo del sintomo.
Diventa una guida.
Molte persone scoprono che dietro un disturbo apparentemente solo fisico si nasconde una domanda più profonda: come vivere la propria vita con maggiore equilibrio.
Una domanda utile
Quando lo stomaco si contrae spesso, può essere interessante fermarsi e chiedersi:
Quale situazione della mia vita sto faticando a digerire?
A volte la risposta riguarda un evento recente.
A volte qualcosa che appartiene al passato.
In ogni caso il corpo può diventare un punto di partenza per una comprensione più ampia.
In psicosomatica non ci chiediamo soltanto dove il corpo fa male.
Ci chiediamo anche quale parte della nostra vita sta chiedendo ascolto.
Dr.ssa VILMA CATERINA MAZZOCCO psicologa clinica – psicoterapeuta specializzata in psicosomatica – professore Università Telematica eCampus: Teorie e tecniche di Psicosomatica – Mindfulness psicosomatica e tecniche di meditazione e rilassamento – Psicologia dello sviluppo – Didattica delle emozioni
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