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Gli autoritratti dei fotografi senigalliesi pubblicati nell’ultimo libro di Bonomi

Il volume del noto critico è stato presentato all'Artefiera di Bologna

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Stand rivista "Titolo"

Il critico Giogio Bonomi, in occasione dell’Artefiera di Bologna, ha fatto una bella sorpresa ai fotografi Marco Mandolini, Alfonso Napolitano, Patrizia Lo Conte, Alberto Polonara, Stefania Ronchini.

Tra le novità dell’Artefiera di Bologna, nello stand della rivista Titolo, infatti, c’è stata la distribuzione in anteprima della nuova edizione, monumentale (quattrocento pagine), del libro di Bonomi sull’autoscatto fotografico.

“Forse non è stata una sorpresa” dice Patrizia Lo Conte, “ma certo è stata un’emozione notevole vedere pubblicati i nostri autoritratti, scelti da Bonomi per questa sua nuova pubblicazione, che percorre la vasta panoramica dell’autoscatto in Italia. Non sapevamo che il libro sarebbe stato pronto per l’Artefiera, ma sapevamo che era in stampa, poi sapevamo anche che questa seconda edizione sarà presentata da Bonomi e dal Musinf, con una mostra a Senigallia a Palazzo del Duca, come è avvenuto per la prima edizione, che ha avuto tanto successo e che Bonomi ha poi illustrato in varie città italiane, ad Artissima di Torino, ma anche a Vienna”.

“Voglio ricordare che il successo della prima edizione del libro di Bonomi sull’autoscatto” ha aggiunto Patrizia Lo Conte “era stato travolgente sin dalla presentazione a Senigallia in una mostra che era risultata un evento che aveva attratto fotografi da tutta Italia, andando poi oltre ogni aspettativa. Senigallia ha ora una stabile collaborazione con Bonomi, in quanto è proprio lui a coordinare  la Raccolta dell’autoritratto fotografico, istituita presso il Musinf dove oggi sono conservati decine e decine di autoritratti fotografici, donati da autori anche famosissimi come Maria Mulas e Franco Fontana”.

Giorgio Bonomi  è uno studioso di notevole prestigio, dirige la rivista d’arte contemporanea  Titolo. La rivista, che ha avuto un suo stand all’Artefiera di Bologna, è edita da Rubettino e nasce nel 1990 con l’intento di occuparsi di arte contemporanea, senza sottostare ai richiami delle mode e del mercato. Nelle pagine di Titolo hanno sempre trovato spazio le analisi di movimenti, situazioni, singoli artisti. La redazione affetta da giovanilismo, piuttosto essendo attenta rigorosamente alla dimensione “storica” del presente. Proprio in questa ottica Titolo ha presentato per primi artisti emergenti. Anche molti critici, oggi presenti sulla scena dell’arte, hanno mosso i loro primi passi proprio su Titolo. A fronte dell’esterofilia di larga parte del sistema dell’arte italiano, Titolo poi ha dato e dà maggior spazio all’arte italiana nella convinzione che, culturalmente e scientificamente, l’arte italiana non debba patire sensi di inferiorità. La rivista è stampata rigorosamente in bianco e nero. Solo la copertina, disegnata appositamente ogni volta da un artista, affermato o emergente, come Castellani e Zorio o Chiesi e Airò, è a colori, nella convinzione che siano di cattivo gusto cravatte sgargianti, quando si richiede una più elegante cravatta monocromatica.  Dal 2010 la rivista ha cambiato formato e periodicità.

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