“Sicurezza dei conducenti non può essere tema secondario”
Incontro congiunto dei sindacati dopo l'ennesima aggressione

Si è svolto un incontro sul tema della sicurezza che riguarda anche il personale delle aziende di trasporto pubblico locale, un tema che per le organizzazioni sindacali FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FAISA CISAL e UGL AUTOFERROTRANVIERI rappresenta da tempo una priorità.
Il personale del TPL è quotidianamente in prima linea. Conducenti, verificatori, operatori e tutti i lavoratori che svolgono la propria attività a diretto contatto con l’utenza affrontano ogni giorno situazioni che possono trasformarsi in episodi di tensione, minacce e, sempre più spesso, vere e proprie aggressioni.
L’ultimo episodio che ha visto coinvolto un conducente di Conerobus rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme e dimostra, ancora una volta, quanto sia necessario intervenire concretamente per garantire la sicurezza di chi lavora e, allo stesso tempo, quella degli utenti del servizio.
Dal tavolo nazionale proposte concrete per tutelare il personale del TPL
Il tema della sicurezza non è nuovo per le organizzazioni sindacali. A livello nazionale è stato infatti elaborato un documento di proposta con l’obiettivo di estendere al personale front-line adibito ai servizi di trasporto pubblico le previsioni, i contenuti e gli effetti del D.L. n. 137/2024, relativo alle norme per il contrasto alla violenza nei confronti del personale sanitario.
La proposta sindacale interviene in maniera concreta sulle fattispecie di reato e sulle relative circostanze aggravanti, prevedendo modifiche e integrazioni ad alcune norme del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale, con l’obiettivo di garantire una maggiore tutela a chi svolge quotidianamente servizi di trasporto pubblico a diretto contatto con l’utenza.
Tra gli interventi proposti figurano:
• il riconoscimento delle lesioni personali cagionate al personale adibito ai servizi di trasporto pubblico come circostanza aggravante;
• l’introduzione di una nuova ipotesi aggravata del reato di danneggiamento dei beni destinati al servizio di trasporto pubblico;
• la previsione della procedibilità d’ufficio in caso di percosse e lesioni personali;
• l’arresto obbligatorio in flagranza di reato;
• l’introduzione dell’arresto in flagranza differita;
• il procedimento di citazione diretta in giudizio per l’ipotesi aggravata di danneggiamento dei beni destinati al servizio;
• l’introduzione di una sanzione amministrativa per gli episodi di minore gravità, che non integrano fattispecie di reato.
Non si tratta, quindi, soltanto di denunciare una situazione che è ormai diventata insostenibile. Le organizzazioni sindacali hanno elaborato proposte precise e concrete per rafforzare la tutela del personale del TPL.
Il documento è stato inoltre inviato all’attenzione dell’Ufficio legislativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con l’obiettivo di finalizzarlo al recepimento attraverso i canali ministeriali.
È proprio alla luce di questo lavoro che diventa ancora più difficile comprendere come, a livello territoriale, si possa discutere di sicurezza nel trasporto pubblico senza coinvolgere le rappresentanze dei lavoratori.
Chi vive il problema ogni giorno deve essere al tavolo
Quello che riteniamo assurdo e inaccettabile è che mentre le istituzioni, si incontrano per analizzare i dati, confrontarsi sulla situazione e individuare possibili provvedimenti, le organizzazioni sindacali che rappresentano direttamente i lavoratori vittime di questi episodi non vengano convocate.
Ci chiediamo: come è possibile pensare di affrontare efficacemente il problema della sicurezza nel trasporto pubblico senza ascoltare chi quel problema lo vive quotidianamente?
La sicurezza non può essere affrontata soltanto attraverso l’analisi dei numeri. I dati sono certamente importanti, ma dietro ogni episodio ci sono persone, lavoratori e lavoratrici che ogni giorno salgono a bordo di un autobus, entrano in servizio e si trovano a dover gestire situazioni spesso imprevedibili.
Le rappresentanze dei lavoratori possono e devono essere parte del confronto.
Non soltanto perché rappresentano chi è direttamente esposto al rischio, ma soprattutto perché possono portare al tavolo idee, proposte e possibili soluzioni che nascono dall’esperienza concreta di chi vive queste situazioni ogni giorno.
Chi guida un autobus conosce meglio di chiunque altro le criticità delle linee, delle fermate, degli orari e delle situazioni che possono favorire episodi di conflittualità. Chi lavora a contatto con l’utenza conosce le difficoltà quotidiane e può indicare interventi concreti che, magari, dall’esterno non vengono immediatamente individuati.
Per questo riteniamo che sia un errore pensare di poter costruire un piano efficace sulla sicurezza senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.
Non chiediamo di essere coinvolti per una questione di rappresentanza formale o di principio. Chiediamo di essere coinvolti perché rappresentiamo le persone che ogni giorno sono esposte a questi rischi e perché riteniamo di poter dare un contributo concreto alla ricerca di soluzioni.
Basta interventi solo dopo le aggressioni
Servono interventi che vadano oltre l’emergenza del momento: maggiore prevenzione, presenza e controllo nelle situazioni più critiche, strumenti adeguati per il personale, procedure chiare da adottare in caso di pericolo, tutela normativa e un confronto costante tra aziende, istituzioni, forze dell’ordine e rappresentanze dei lavoratori.
La sicurezza del personale del TPL non può essere considerata un tema secondario né affrontata soltanto dopo che si verifica un’aggressione.
Le organizzazioni sindacali sono pronte a fare la propria parte, come dimostra il lavoro già svolto al tavolo nazionale e le proposte formalizzate e trasmesse al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Ora è necessario che anche a livello territoriale si faccia altrettanto.
FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI, FAISA CISAL e UGL AUTOFERROTRANVIERI chiedono quindi alle istituzioni di aprire immediatamente un confronto con le organizzazioni sindacali.
Non è pensabile decidere sulla sicurezza di chi lavora nel TPL senza ascoltare chi ogni giorno mette a disposizione la propria esperienza, professionalità e conoscenza diretta delle criticità del servizio.
Se davvero si vuole intervenire per prevenire le aggressioni e rendere più sicuro il trasporto pubblico, si convochino anche i rappresentanti dei lavoratori.
Perché le soluzioni migliori non possono essere calate dall’alto: devono essere costruite insieme a chi, ogni giorno, è in prima linea.


























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