Giornata della sicurezza stradale?
Mirella Verde: "Io la continuerei a chiamare la Giornata dell'insicurezza stradale"

Mi scusino i giornalisti e i lettori. Mi ero ripromessa di tacere (seguendo la lezione dell’Astigiano, il grandissimo Vittorio Alfieri) invece mi ritrovo a scrivere.
Ma non perché mi senta una grafomane o debba insegnare qualcosa a qualcuno. Ma perché credo in certi valori, quelli che non tramonteranno mai. E non in quelli effimeri, che durano lo spazio che vogliamo dare loro ( come cronologia magari anche tanto, perché ci abbiamo fatto l’ “abitudine”; poi diventano ripetitivi e noiosi, e fanno fare “spallucce” per non dire altro di peggio a chi vi si adegua) .
Chi persegue veramente quello che il grande Aristotele è in altro (e ringrazio la mia amica Gianna Cataffo che mi ha fatto riflettere su ciò): “la felicità – dice testualmente il grande filosofo nell’ Etica a Nicomaco – non è un un premio, ma è il risultato di una vita vissuta bene”.
Un qualcosa che si conquista con la fatica e l’ impegno. Perché solo così puo’ fiorire.
E veniamo al dunque: il 6 maggio si è celebrata (odio in questo caso questo verbo, ma al momento non ne trovo altro adeguato ) la “Giornata della sicurezza stradale”. Ho sentito nei vari tg la grande esultanza del ministro autore della riforma del codice stradale. Io la continuerei a chiamare la “Giornata dell’ insicurezza stradale”. Per le continue vittime che rimangono sull’ asfalto, sia esseri a due gambe o a quattro zampe. Insomma tutti quelli che sono i “fragili”, che avrebbero diritto ad una vita in sicurezza e, quindi, felice.
Non ho niente da suggerire ai candidati che, se hanno fatto una scelta del genere, vuol dire che, oltre ad un’anima candida volta al bene e alla felicità in sicurezza per tutelare la vita di tutti che è la vera bellezza da salvare (come lo sono la vita degli uomini, gli alberi, gli animali, i paesaggi ecc.) debbono loro avere ben chiaro un programma sulle “cose” (alla latina) da attuare. E poi perché di queste cose ne ho già parlato e scritto in vari articoli e scritti, anche se, magari, repetita iuvant.
Ma una cosa mi fa rabbia: che l’assessore all’ambiente dello stesso partito dell’ on. Salvini, quindi vicina anche come canale di comunicazione al ministro delle Infrastrutture, non abbia operato sulla linea di quei suggerimenti che ho dato più volte sulle pagine di quotidiani e in altre occasioni (riduzione della velocità soprattutto là dove ci sono colonie feline con l’inserimento di segnali “validi”, cioè facenti parte del codice stradale, sennò non hanno alcun valore e le autorità competenti non possono intervenire con le adeguate sanzioni, ecc..). Ma io non voglio andare oltre in questo articolo. Perché non sono una politica (anche se da giovane ho fatto questa esperienza).
Mi sento molto più vicina al grande Quasimodo che, nel discorso fatto a Stoccolma quando ritirò il premio Nobel affermò che solo in rari momenti della storia (vedi l’ epoca di Lorenzo de Medici) poesia e politica sono andate d’accordo. “Perchè – diceva il grande ragusano – mentre il politico vuole che l’ uomo muoia con coraggio, il poeta vuole che l’ uomo VIVA con coraggio”. E mai parole sono state più profetiche, se guardiamo allo scenario internazionale e a quelle notti del cuore e della ragione che in molti ritengono bellezza. Che però è lontano anni Luce dalla felicità e dalla sicurezza, perché mera mercificazione di tutto, che ancora in molti perseguono.
Mirella Verde
Insegnante di italiano in pensione
responsabile di una colonia felina a Cesano di Senigallia


























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