PD Senigallia: “Per un salario minimo: difendiamo chi lavora ogni giorno”
"Difendere salari più giusti non è uno slogan: è una scelta di civiltà"

Le parole pubblicate su Facebook dalla lista “Senigallia al centro” della coalizione di centrodestra nel giorno del Primo Maggio sono gravi, offensive e profondamente sbagliate nel merito e nella cultura che esprimono.
Affermare che “se un lavoro vale poco, o lo fai crescere o sparisce” significa introdurre un’idea pericolosa: che esistano lavori di serie A e lavori di serie B, persone che meritano dignità e persone che invece devono accontentarsi di salari insufficienti perché il loro lavoro “vale poco”.
Ma chi decide quanto vale un lavoro? Vale poco chi pulisce le scuole? Vale poco chi assiste gli anziani? Vale poco chi raccoglie frutta nei campi, chi pesca in mare, chi lavora nei cantieri, nei negozi, nei ristoranti, negli alberghi, nei laboratori artigiani? Vale poco chi lavora la notte, nei festivi, spesso con stipendi bassissimi e contratti precari?
Il lavoro non perde dignità in base al reddito prodotto o alla posizione sociale. Ogni lavoro onesto merita rispetto, tutele e una retribuzione adeguata. Ed è proprio questo il senso della battaglia sul salario minimo: impedire che esistano lavoratori poveri, persone che pur lavorando non riescono a vivere con dignità.
Colpisce inoltre una visione della città ridotta esclusivamente alle imprese, come se il tessuto economico e sociale di Senigallia fosse fatto soltanto da aziende. Esistono gli artigiani, gli agricoltori, i pescatori, i professionisti, gli operatori culturali, i musicisti, gli attori, i ricercatori, il mondo del sociale e del volontariato. Esiste soprattutto una comunità fatta di lavoratrici e lavoratori che chiedono rispetto, non lezioni paternalistiche.
Dire che parlare di salari dignitosi significa “prendere in giro i lavoratori” proprio il Primo Maggio è un paradosso offensivo verso chi ogni giorno fatica ad arrivare a fine mese. Difendere salari più giusti non è uno slogan: è una scelta di civiltà.
Chi si candida ad amministrare una città dovrebbe avere il senso della responsabilità delle parole che usa. Perché quando si parla di lavoro si parla della vita concreta delle persone, della loro dignità, del loro futuro e della possibilità di costruire una società meno ingiusta.
Il Primo Maggio non è il giorno in cui si giudica il “valore” dei lavoratori. È il giorno in cui si riconosce che ogni lavoratore ha valore.


























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