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Grande partecipazione a Senigallia per l’incontro “Guerra e pandemia”

L'evento è andato in scena a Casa San Benedetto nella serata di venerdì 15 luglio

Iniziativa "Guerra e pandemia" a Casa San Benedetto

Ha esordito con una frase tanto semplice quanto potente, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio venerdì sera a Casa San Benedetto per l’incontro “Guerra e pandemia”, organizzato da Caritas Senigallia e ambulatorio solidale Paolo Simone Maundodé: “Ci sono persone che non si abituano alla guerra. La guerra è un misfatto che si compie ogni giorno in vari angoli della terra: le 169 guerre in corso non fanno che distruggere pezzi della società e lasciare ferite aperte e sanguinose”. Con riferimento a ciò che accade nelle pianure dell’est Europa, il direttore ha sottolineato come si tratti di un dramma assoluto che scaturisce dall’invio delle armi, non per niente il commercio di armi negli ultimi due anni (2020/21) è aumentato.

Alla domanda di Gabriele Pagliariccio, chirurgo moderatore dell’incontro, “Cosa significa ricercare la pace oggi?” Tarquinio ha risposto: “Non esistono armi difensive, se spari lo fai per ammazzare. Gli eroi sono coloro che non ammazzano, sono Falcone e Borsellino, sono coloro che lottano per salvare e difendere la vita, anche quella dei più fragili e inutili, la vita di chi viene scartato. Dentro le storie ci sono sempre le persone e dentro alle guerre ci sono sempre i crimini contro l’umanità – o se vogliamo usare un termine meno moderno i ‘danni collaterali’ – che non sono solo verso chi veste la divisa ma verso i civili, ormai le vittime principali dei conflitti. I nostri aiuti e gli interventi di pace vanno coordinati e raccordati, dobbiamo costruire dei corpi civili di pace, dare spazio al sogno di poter resistere alla violenza armata senza le armi. Vogliamo poter camminare liberi dalla guerra, lo dobbiamo fare per i nostri figli, sogniamo un leader che abbia il coraggio di Nelson Mandela, che con il suo movimento nonviolento vinse contro l’apartheid, senza uccidere, o di Martin Luther King. Dobbiamo credere che tutto questo sia possibile”.

Insieme a Marco Tarquinio ospite della serata anche Nicoletta Dentico, componente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e membro della Society for International Development, che ha parlato più strettamente del tema salute e pandemia: “La pandemia ci ha insegnato tante cose, per esempio che dobbiamo recuperare il senso del limite (pensiamo alle nostre azioni violente contro l’ambiente) o l’importanza del diritto alla salute. Puntare sulla salute significa puntare su un patto dello Stato con la propria società: la salute non è solo una prestazione sanitaria ma un servizio che tiene conto delle condizioni che favoriscono la salute, cioè la relazione, la partecipazione, il possedere condizioni di vita che ti fanno sentire capace di scegliere, è rete. Per questo la medicina del territorio è fondamentale. La salute in Italia è pubblica, universale, perché è l’unico diritto che non parla di cittadinanza ma di territorio. Dobbiamo fare memoria dei primi tempi della pandemia in Italia, dei bagliori di grande umanità e degli enormi sforzi messi in atto”. Siamo una società che dimentica presto, anche le cose positive, mentre quello che dobbiamo fare ora è puntare sulla salute come prevenzione e cura. Ed è proprio da qui che nasceva l’idea dell’ambulatorio solidale Paolo Simone Maundodé.

Sulla situazione attuale Nicoletta Dentico ha analizzato con la sua sempre altissima attenzione il presente globale: “I poveri e gli impoveriti sono in aumento e viviamo un momento insostenibile, in cui la fame cresce (secondo la FAO). Ci sono 92 milioni di persone in più esposte al problema della fame. Si parla di “apartheid sanitario”, il Covid-19 per molti Paesi non era un problema ma lo è diventato perché mancavano i farmaci antiretrovirali per l’AIDS, per esempio. In realtà viviamo una ‘sindemia’ più che una pandemia, la crisi riguarda il sistema tutto ed è iniziata con la terribile vicenda dell’11 settembre. Noi vogliamo la globalizzazione dei beni e dei diritti, non la logica del mercato né quella del mercato che ha preso il sopravvento sulla politica. Il problema non è il mercato o la concorrenza ma è l’asfissia del capitalismo che induce la povertà. L’austerity si abbatte sui poveri, non sui ricchi”.

È grazie a serate come questa che ci fermiamo a riflettere su due grandi temi mondiali come la guerra e la pandemia e capiamo come un’informazione precisa, intelligente, matura sia l’arma migliore che abbiamo noi tutti per comprendere l’attualità e avere uno sguardo attento sul mondo. Facendoci sempre portatori di pace, anche quando non è comodo e facile esserlo.

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