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La giornalista Tina Lepri racconta la sua poesia per il premio letterario “L’arte in versi”

"Su un foglio stropicciato scrissi la poesia su San Sabba, riemersa dal cassetto grazie a Senigallia"

Risiera San Sabba

Per motivi di salute non sono venuta a Senigallia, un luogo dove la cultura non riposa e crea conoscenza, a ritirare la Menzione d’Onore della Associazione culturale Euterpe per la mia Poesia “San Sabba 26 gennaio”.

Sono Tina Lepri, giornalista de “Il Giornale dell’Arte” e per anni alla RaiTg2 Cultura, impegnata nella difesa del patrimonio culturale da degrado e ignoranza: l’Italia resta ai primi posti per furti d’arte e scavi clandestini.

Il premio di Senigallia significa molto per me: forte emozione legata alle vicende particolari connesse alla mia poesia. Fin da ragazzina scrivevo e inzeppavo i cassetti.

A diciotto anni divenni indossatrice dal celebre sarto Roberto Capucci, a Roma. Un giorno, per le foto di alcuni abiti, non di Capucci, il fotografo scelse una vecchia fabbrica abbandonata. Non sapevo, come troppe persone ancora oggi, che si trattava della Risiera di San Sabba, a Trieste: l’unico campo di sterminio con forno crematorio in Italia durante l’ultima guerra mondiale.

Vennero uccise dalle 3 alle 5mila persone, soprattutto ebrei. Oggi è Museo e Monumento Nazionale. Con altre indossatrici, appresa la storia, ci rifiutammo di “posare” davanti a quell’orribile simbolo di persecuzione e di morte i cui responsabili italiani e tedeschi non furono mai puniti. Decisi anche per questo di diventare giornalista: per far conoscere fatti e storie ancora oggi in parte ignorati. Su un foglio stropicciato scrissi la poesia su San Sabba, riemersa dal cassetto grazie a Senigallia.

San Sabba 26 gennaio

A forza di essere vento
fino alla morte, immagini il futuro che non ebbe
nella risiera forno dove il fumo della fornace
chiudeva gli occhi al sole senza lacrime

a forza di essere vento…
“Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti!”
venti bambini fecero quel passo
occhi rossi senza lacrime, abiti stropicciati.
Bambine pazze d’amore di fronte a pareti di gesso
dove il cuore mangia la loro carne.
Tuo padre, Noemi, moriva al confine orientale
e in quello stesso momento 40 piedi- ai tuoi una sola calza –
fecero quel passo.

“Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti!”
Non ci fu bisogno di ripeterlo.
La morte viene prima della vita per venti bambine
a san Sabba, Trieste.
Non ci sono carezze per la memoria né giorni.
Sotto lampade a gas
sotto luci di bombe
Noemi vide gli ultimi raggi gialli della risiera
mentre milioni di piedi facevano lo stesso breve passo avanti.
A diventare vento.

A diventare polvere bollente nel vento

Da Tina Lepri

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