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Giovedì 28 aprile alla Piccola Fenice di Senigallia, “Tagliare le parti in grigio”

Appuntamento con la rassegna Confluenze Cinema

Tagliare le parti in grigio - film

Giovedì 28 aprile alle 21.30, alla Piccola Fenice, nuovo appuntamento con Confluenze Cinema. Sarà proiettato il film Tagliare le parti in grigio (2007) di Vittorio Rifranti con Micol Martinez, Isabella Tabarini, Fabrizio Rizzolo e Giorgia Wurth, dramma/noir, 97 minuti. Il regista introdurrà la proiezione.

Ingresso intero 5€, ridotto soci di Confluenze e < di 25 anni 3€

Sui flani di una volta avrebbero scritto: “Il film che non vedrete mai in televisione”.

Cinema malsano, nudo e crudele, con ambizioni liriche e un cast femminile intrigante, la discesa agli inferi di Vittorio Rifranti, premiata a Locarno come miglior opera prima. Rappresentazione “hard…tistica” del corpo come sofferenza. Storia di Nada, Paola e Massimo che si conoscono in ospedale, dopo un lungo periodo di coma, in seguito ad un incidente che ha lasciato profonde cicatrici, non solo nella carne. Dopo aver visto la morte in faccia, i tre non possono più vivere: tagliano le parti in grigio, abitano un mondo assoluto, a parte. L’incontro casuale con la body art, tra pratiche di scarnificazione e mutilazione, segna un passaggio estremo ma cruciale della loro riabilitazione, nel tentativo, probabilmente inutile, di esorcizzare i fantasmi del trauma . Riavvicinarsi al dolore fisico per sconfiggere il dolore interiore.

(FilmTv)

Il lato oscuro del film è anche il suo opposto solare. Il regista affonda la camera digitale nelle viscere della sua forma cinematografica ed espone le “parti” per comporre la sua visione personale, compatibilmente con le sue prelibate ispirazioni: Cronenberg, certamente, ma è persino il geniale Giulio Questi ad affiorare nello stile. Un film del suo tempo, il primo decennio del nuovo millennio: girato in digitale, crudo, secco, misterioso tanto da poter risultare sgradevole ma coraggioso.

(Confluenze Cinema).

Col suo cinema introflesso, compattato attorno a un rigore che non è mai formale (come in altre espressioni della “scuola milanese”) ma anzi è sempre permeabile all’incognita della vita, Vittorio Rifranti è capace di transitare attraverso un sentimento dell’esistere che lascia sgomenti. Regista raro ma costante, Rifranti è infatti è uno dei pochi giovani autori italiani che pratica territori indefiniti, inconsci, staccati da un malinteso senso della realtà: da lui non c’è mai da attendersi pulsioni ombelicali, facili giravolte sentimentali, cerca e sempre trova storie e personaggi che, nella quotidianità distratta che scorre dietro l’angolo della vita, provano esperienze di disarticolazione emotiva in cui si riflettono – sordamente e non per parabola – alcuni degli interrogativi nodali della nostra realtà.

(Sentieri Selvaggi)

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