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L’IIS Corinaldesi-Padovano di Senigallia ha incontrato Rosa Oliva de Conciliis

Protagonista di una storica sentenza della Corte Costituzionale riguardante la lotta per la parità di genere

Incontro Istituto Corinaldesi - Padovano con Rosa Oliva

“Mi dispiace, non può perché è una donna. Più o meno queste le parole che tanti anni fa risuonarono alle orecchie di una giovane neo-laureata in Scienze politiche alla Sapienza.

C’è da giurare che simili espressioni – pronunciate nei contesti più disparati e con un grado variabile di cortesia – avessero già scoraggiato tante dal perseguire i propri sogni. D’altronde si era nell’Italia del 1958 e, a dispetto di quanto sancito dalla Costituzione, la Repubblica ancora faticava a riconoscere un’effettiva parità a uomini e donne.

Tuttavia, in quel giorno degli anni Cinquanta un piccolo grande gesto stava per cambiare la storia: la giovane, che rispondeva al nome di Rosa Oliva, non si scompose più di tanto di fronte al diniego ricevuto, anzi, aveva già in mente un’intelligente contromossa.

Ma cosa era capitato? Rosa si era iscritta a un concorso per la carriera prefettizia ben sapendo che questo richiedeva l’appartenenza al genere maschile; aveva comunque deciso di presentare domanda proprio allo scopo di sollevare un caso, infatti l’esclusione delle donne dalle carriere pubbliche era in pieno contrasto con il principio fondamentale della parità e, di preciso, con gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Insomma, la consapevolezza dei propri diritti e un’indole poco incline a tollerare abusi e ingiustizie stavano portando la giovane a scoperchiare il classico “vaso di Pandora”. I risvolti sarebbero stati sorprendenti.

Fattosi mettere nero su bianco il motivo dell’esclusione (l’appartenenza al genere femminile), Rosa si recò dal grande costituzionalista Costantino Mortati, mentore dei tempi universitari, che accettò di patrocinare il suo ricorso contro il Ministero dell’Interno, un ricorso vittorioso che nel 1960 diede adito a una storica sentenza della Corte Costituzionale.

Questa dichiarò illegittima la norma che ancora escludeva le italiane da prestigiose carriere aprendo la strada a una folla di aspiranti magistrate, prefette e diplomatiche. Rosa, per parte sua, inondata d’emozione alla lettura della sentenza – unica donna in un’aula popolata da soli uomini (come forse l’intero palazzo) –, non ne beneficiò direttamente, poiché non chiese l’annullamento del concorso da cui era stata estromessa.

Tuttavia, nell’immediato, salì agli onori delle cronache come “il prefetto con lo chignon”. Al di là delle formule giornalistiche, il suo ricorso aveva segnato un punto fondamentale in favore delle italiane agendo da grimaldello contro uno dei tanti ostacoli che – silenziando le chiare garanzie della Costituzione – ancora imbrigliavano il loro potenziale. Per questo, nel marzo 2021, il presidente Mattarella ha nominato Rosa Oliva (che porta avanti il suo impegno con l’associazione “Rete per la parità”) Cavaliere di Gran Croce.

Ebbene, il 23 febbraio 2022 studentesse, studenti, docenti e dirigente dell’IIS Corinaldesi-Padovano hanno avuto il privilegio di incontrarla, seppur a distanza, per ascoltarne la testimonianza e l’intervento, ad ampio spettro, sul tema della parità di genere e i suoi addentellati con molteplici questioni: dallo sviluppo sostenibile alla rivoluzione digitale. Infatti impegnarsi su questo fronte non significa condurre una battaglia “di parte”, settoriale, ma lavorare per società globalmente più giuste e democratiche.

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