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Piscina Saline Senigallia. Mangialardi, Memè, Bucari: “Nostra assoluzione solo rimandata”

Dopo il rinvio a giudizio, parlano l'ex sindaco e i due ex assessori: "Un processo inutile, politico e costoso"

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Bucari, Mangialardi, Memè commentano il rinvio a giudizio per l'inchiesta sulla gestione della Piscina Saline

L’ex sindaco di Senigallia e consigliere regionale Maurizio Mangialardi, con l’ex vicesindaco Maurizio Memè e l’ex assessore Simonetta Bucari hanno voluto dire pubblicamente la loro, dopo il rinvio a giudizio emesso dal Tribunale di Ancona, relativo all’inchiesta sul rinnovo della gestione alla Uisp della piscina delle Saline, avvenuto nel 2015.

“E’ un momento importante, – esordisce Mangialardiche ci dà grande soddisfazione per l’assoluzione con formula piena degli ex assessori Enzo Monachesi, Chantal Bomprezzi e Gennaro Campanile; assoluzione che riguarda gli stessi capi d’accusa per cui io, l’ex vicesindaco Maurizio Memè e l’ex assessore Simonetta Bucari andremo a rispondere nel 2023. E’ più che verosimile che anche la sentenza per noi sarà analoga e la nostra assoluzione è solo rimandata“.

Non nasconde, Mangialardi, quanto sia stato complicato e vissuto male a livello personale questo procedimento giudiziario, che terminerà con un processo: “Un processo inutile, costoso e politico” sentenzia l’ex sindaco di Senigallia.

“Abbiamo scelto di andare a processo – spiega il consigliere regionale PD – e di non usufruire della riduzione di pena, garantita dal rito abbreviato, in caso di condanna. Vogliamo che dal dibattimento emerga la verità su tutto, dimostrando in maniera inequivocabile la correttezza, l’onestà e la trasparenza con cui abbiamo lavorato nell’interesse della città e, in questo caso, dei tanti utenti della piscina delle Saline”.

Poi Mangialardi passa all’attacco: “Parlando di processo politico, mi riferisco a un’inchiesta che inevitabilmente la Procura di Ancona ha dovuto svolgere a seguito di un esposto dell’ex consigliere Giorgio Sartini e della sua ex lista Senigallia Bene Comune, al cui interno agivano elementi che davano input a Sartini. Gli stessi elementi che prima strumentalizzavano e oggi tengono ancora chiusa la piscina.

Ci sono state rivolte accuse pesantissime che non attengono alla nostra moralità, puntando a infangare chi, come noi, ancora in emergenza dopo l’alluvione 2014, si è adoperato per dare continuità a un servizio, anziché chiudere l’impianto. Anzi gli impianti, dato che in quel periodo furono rinnovate le convenzioni per altri 17 impianti sportivi di Senigallia: eravamo in pratica in esercizio provvisorio per lo stato di emergenza.”

“E passando ai costi, – prosegue l’ex sindaco – questo processo è un peso per tutta la comunità. Per sei mesi siamo stati intercettati, occupando uomini e donne delle forze dell’ordine, che potevano essere impegnati in operazioni più rilevanti. Così come la Procura di Ancona è stata distolta da procedimenti più importanti e la giustizia è chiamata ad occuparsi di cose che non esistono, come dimostrano le assoluzioni già arrivate. Addirittura si è arrivati ad un’interrogazione parlamentare della Lega, da parte di Pillon e Arrigoni, per sollecitare il Ministro della Giustizia, perchè si accelerasse sull’inchiesta della Piscina Saline di Senigallia. Tutto per costruire un teorema che ora si inizia a smontare, ma che purtroppo per tutti, vedrà la sua fine solo nel 2023, con ulteriore con spreco di denaro pubblico.

Un tempo che però fa male – conclude Mangialardi – perchè in questi anni abbiamo anche dovuto affrontare sul lato umano e privato quello che ci stava accadendo, spiegandolo e dando le nostre motivazioni ai nostri figli e alle nostre famiglie. Ma non ci siamo mai scorati ed arriviamo ad oggi, potendo finalmente dire che ogni tanto la giustizia c’è. Ora abbiamo solo voglia di andare a raccontare la verità”.

All’ex sindaco fa eco l’ex assessore Simonetta Bucari: “Vogliamo dimostrare la bontà del nostro operato in un contraddittorio processuale. Siamo certi di poter comprovare la nostra innocenza ed essere assolti. La sentenza già arrivata per Bomprezzi, Campanile e Monachesi non fa che confermare la nostra fiducia nella giustizia e nella Magistratura”.

L’ex assessore e vice sindaco Maurizio Memè si dice: Assolutamente non pentito di non essere ricorso al rito abbreviato. Quello ordinario ci dà la garanzia di poter raccontare i fatti e di difendere la nostra onorabilità, che è stata forzata in questi anni. Alla fine di tutto questo iter, chiederemo quanto è costato il procedimento ai cittadini. E anche quanto al Comune di Senigallia e ai nostri concittadini.”

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