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“5 è il numero perfetto” opera prima di Igort alla Fenice di Senigallia

Appuntamento per martedì 6 luglio

Onoranze Funebri F.lli Costantini
La sala interna del teatro La Fenice di Senigallia, con i suoi oltre 870 posti

C’è grande attesa per l’appuntamento di Martedì 6 luglio, alle ore 21.30, al Teatro La Fenice, per la proiezione di Cinque è il numero perfetto di Igort, Italia, 2019, 100’ che vede due importanti protagonisti del cinema italiano: Tony Servillo e Valeria Golino. Un’ opera prime italiana selezionata da Corto Circuito Cinema Festival in collaborazione con il Centro Studi Cinematografici. Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Un film attentissimo al dettaglio che si spinge ‘oltre’ la storia e riserva tante gradite sorprese. di Giancarlo Zappoli (Mymovies) Peppino Lo Cicero è un sicario di seconda classe della camorra in pensione, costretto a tornare in azione dopo l’omicidio di suo figlio. Questo avvenimento tragico innesca una serie di azioni e reazioni violente ma è anche la scintilla per cominciare una nuova vita. Gli appassionati di graphic novel di qualità non hanno bisogno di particolari presentazioni di Igort, maestro riconosciuto a livello internazionale.

Coloro che non frequentano questa forma d’arte hanno ora la possibilità di conoscerlo e forse potranno apprezzarne le qualità di regista con quella libertà di valutazione che ci si può consentire quando, nel passaggio da una forma di espressione ad un’altra, non si conosce il modello. Perché questo film nasce dal volume omonimo pubblicato nel 2002. Chi lo ha concepito sulla carta ora lo ha diretto per il grande schermo.

In questi casi il lavoro del casting è più che mai fondamentale perché i personaggi hanno già ricevuto una caratterizzazione sulla pagina che ha lasciato un’impronta ben precisa nell’immaginario di chi ha letto e apprezzato. Sia per loro che per chi giunge iconicamente vergine dinanzi a questa storia va detto che tutti i personaggi hanno trovato l’attore giusto che ha offerto loro carne, sangue e voce. A partire da Toni Servillo che aderisce con grande partecipazione alle azioni e ai pensieri di un uomo che vede la propria attività di killer come un lavoro faticoso che ha una propria (distorta) morale. Lui, Buccirosso, Golino e tutti gli altri fino ai ruoli minori sanno offrire caratterizzazioni da cinema anni ’70 innervate da uno sguardo, quello di Igort, che sa come andare ‘oltre’ la storia riuscendo a far diventare protagonisti gli spazi e gli edifici in ogni inquadratura.

Si potrebbe gestire un intero semestre universitario sul rapporto tra cinema e architettura con questo film in cui le sorprese (che non mancano) potrebbero anche non esserci sul piano della sceneggiatura. Perché a sorprendere sono, una dopo l’altra, le scene in cui anche il minimo dettaglio assume un senso. Non succede spesso nel cinema (italiano e non). Quando accade va reso onore al merito.

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