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Contro attacchi a diritto ad aborto e scelte della donna: 27 febbraio presidio a Senigallia

"Il corpo delle donne non è un contenitore di ideologie, non è bottino di guerra, non è merce né terra di conquista"

Presidio in piazza Roma a Senigallia organizzato da Movimento Donne contro i Fascismi

Le Marche vengono definite, in un articolo su La Repubblica del 6 febbraio, un laboratorio della destra più nera in cui le idee più reazionarie vogliono calpestare i diritti delle donne.

La strumentalizzazione del corpo femminile è al centro di questa malsana progettualità che ha visto tra le sue tappe più eclatanti  il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) svoltosi a Verona nel 2019. Il WCF riunì “il movimento globale” antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI con l’obiettivo di dare forza al conservatorismo cattolico e alle sue politiche di odio.  La presenza italiana al congresso fu cospicua e da Verona alle Marche l’impalcatura ideologica continua a prendere terreno, continua a lanciare ultimatum di guerra alle donne, ai diritti, alla libertà di scelta.

I consiglieri regionali della Lega, da novembre 2020, stanno lavorando a una proposta per modificare il testo unico della legge sulla sanità cercando di portare avanti le posizioni di gruppi antiabortisti e provita, che chiedono di entrare nei consultori e welfare per le famiglie tradizionali. Al di fuori delle stanze decisionali, una propaganda antifemminista miete il terreno per il nuovo ordine auspicato, ledendo l’immagine della donna, figura subalterna e incapace di autodeterminarsi.

Visto l’attacco così sfrontato, il Movimento delle Donne contro i Fascismi di Senigallia, insieme a molte altre realtà marchigiane, si è messo in contatto con la Rete regionale Molto+di 194 Rete femminista Marche per costruire un percorso di protesta che sia ancora più capillare, forte e risoluto. Insieme alla rete marchigiana abbiamo partecipato alla manifestazione del 6 febbraio in Ancona e condiviso le future tappe della mobilitazione.

Presidio in piazza Roma a Senigallia organizzato da Movimento Donne contro i Fascismi - locandinaIl 27 febbraio, seguendo questo filo rosso collettivo, il movimento di Senigallia organizzerà un presidio in Piazza Roma alle ore 17 contro la narrazione tossica portata avanti dal nazionalismo religioso e la decisione della giunta regionale di non approvare le nuove linee guida in materia di interruzione farmacologica della gravidanza che permetterebbero la somministrazione della pillola RU486 nei consultori. In Italia solo il 17,8% degli aborti avviene con metodo farmacologico, contro il 97% della Finlandia, il 75%della Svizzera e il 66% della Francia. Nelle Marche solo il 6% delle interruzioni di gravidanza avviene con metodo farmacologico e in molti ospedali della Regione l’obiezione di coscienza arriva a percentuali comprese tra il 60 e 100%. Un primo duro attacco quindi non solo al diritto di aborto e di scelta delle donne ma anche a quello della salute, in contrasto con gli studi scientifici che propendono per l’interruzione farmacologica, in quanto riduce i rischi e le complicanze in maniera considerevole.

Rivendichiamo, come donne e come corpo sociale discriminato, umiliato, oppresso, la necessità di un ribaltamento significativo delle logiche patriarcali e di controllo che chiudono dentro rigidità limitanti la scelta del singolo, che trattengono con forza ogni percorso di espressione di identità ibrida, meticcia, multipla e colorata. “Dentro una donna ci sono molte donne” è uno slogan che con merito coglie il percorso che abbiamo di fronte e indirizza i nostri passi verso l’abbandono di ideologie costringenti, che serrano l’individuo nello stampo imposto da un sistema verticistico, di controllo, sfruttamento e violenza. La fluidità di ciò che siamo non può essere messa a tacere dietro il ricatto culturale che la società pone.

La pandemia sta scoprendo molti nodi critici di questa società e delle sue politiche, sta svelando quanto sia profondo il solco della disuguaglianza. In questo periodo di profonda sofferenza, in cui è difficile anche relazionarsi e fare rete, si stanno concretizzando le minacce fatte negli anni passati. La scelta presa dalla giunta regionale esprime un passaggio offensivo: proprio ora che sperimentiamo con crudezza la precarietà della nostra autodeterminazione, della nostra libertà. La crisi economica e sanitaria ha pesato nuovamente sulle donne e sulle fragilità trasversali. Moltissime hanno perso il lavoro (secondo l’Istat nel mese di gennaio gli occupati sono diminuiti di 101.000 unità: 99.000 sono donne) e sono state vittima di violenza domestica (sono stati 5 i casi di femminicidio durante la terza settimana di febbraio). Di fronte a tutto questo le dichiarazioni di Carlo Ciccioli tuonano per la loro oscurità. Invece di indagare la realtà, i suoi veri problemi, come il lavoro appunto, il depauperamento di consultori e centri antiviolenza, la già citata questione del riconoscimento di un’identità fluida, gli scarsi investimenti sul sostegno ai redditi bassi e il problema dell’obiezione di coscienza la politica regionale strumentalizza tematiche esistenti per aprire le porte all’accanimento dei già consolidati sistemi di potere e negazione dei diritti.

Di fronte questa negligenza politica le donne rispondono chiedendo maggior impegno nella formazione di cittadini e cittadine consapevoli.  La necessità di promuovere progetti di educazione sessuale ed affettiva nelle scuole è stata espressa anche in passato, durante la precedente amministrazione regionale che non ha dato ascolto alle studentesse e agli studenti che rivendicavano il loro diritto alla formazione e all’informazione. Progetti capaci di portare avanti importanti questioni sulla prevenzione, sulla contraccezione (che vorremmo gratuita), sulla conoscenza degli sportelli presenti nei consultori, sulla lotta agli stereotipi di genere e a ogni tipo di discriminazione sono stati bloccati dalla politica. Proprio per questo auspichiamo che siano la società civile, i movimenti femministi, il mondo scolastico e le associazioni a mobilitarsi per chiedere di non lasciare vuoti pericolosi, per tessere una rete fatte di maglie strette volenterose di tener fuori dalle nostre vite politiche di odio, emarginazione e violenza di genere. 

Il corpo delle donne non è un contenitore di ideologie, non è bottino di guerra, non è merce né terra di conquista. Il corpo delle donne è il corpo di uno scarto dentro il quale rientra ogni diversità non accettata. Questo corpo è attraversato da scelte che si sono o, molto spesso, che non si sono potute fare, da scelte che si vorrebbero fare o scelte che sono state fatte per loro. Il corpo delle donne è una narrazione complessa di una storia che non si è mai fermata per riconoscere gli sbagli fatti, la violenza espressa. Tuttavia non smetteremo di lottare e liberare i nostri corpi da qualsiasi strumentalizzazione: nessun corpo è separabile dalle scelte proprie!

Proprio per questo durante il presidio di sabato 27 febbraio il Movimento delle Donne contro i Fascismi di Senigallia lancerà la campagna “Io scelgo” per raccogliere un frammento della storia clandestina delle nostre scelte o non scelte. Con le stesse creare una contronarrazioni di voci plurali che chiedono la possibilità di scegliere, di essere ciò che si vuole, di uscire dalla precarietà.

Vi aspettiamo tutte e tutti in piazza sabato, secondo le norme anticovid, e nelle successive piazze che si formeranno per l’8 marzo.

Le associazioni e i movimenti che vogliono aderire al presidio di sabato a Senigallia possono  scriverci nella pagina facebook del Movimento Donne contro i Fascismi.

da Movimento Donne contro i Fascismi

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