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Gli alunni del Perticari raccontano la chiesa di San Martino di Senigallia

Una bella esperienza col Fai

Chiesa di San Martino

La classe 4BL del Perticari di Senigallia, guidate dalla prof.ssa Vania Curzi, ha partecipato attivamente alle giornate del FAI , portando a termine un progetto di studio la cui preparazione ha avuto inizio fin dallo scorso anno scolastico.


Dopo una fase preparatoria di raccolta dei materiali e della relativa documentazione, gli alunni hanno selezionato delle opere artistiche e ,dimostrando entusiasmo per averle potute apprezzare dal vivo, hanno coinvolto il pubblico, dando prova di una grande padronanza di espressione, di organizzazione e di sintesi.

Questa la testimonianza di una studentessa: “Per l’occasione del Fai abbiamo presentato la chiesa di San Martino a Senigallia. Ci siamo divisi in piccoli gruppi e l’insegnante ha assegnato a ciascuno un argomento specifico da approfondire che è stato poi esposto nelle giornate Fai. Abbiamo preso le informazioni sia da internet sia dal materiale informativo presente in chiesa.Un gruppo si è posto all’estero, uno all’ingresso e gli altri davanti ai singoli altari (quelli laterali e quello principale) da analizzare. Tutto si è svolto nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid. Nel complesso abbiamo illustrato la storia della chiesa, il suo stile neoclassico, la sua struttura e ci siamo occupati anchedell’analisi dei singoli altari. Il progetto Fai è finalizzato ad approfondire le nostre conoscenze storico-artistiche e a diffonderle alla società. È stato interessante per noi e ,allo stesso tempo, ci ha permesso di renderci utili per far conoscere la storia della città di Senigallia.
Questa esperienza ha messo in evidenza come , nonostante la condizioni di criticità e di precarietà causate dalla pandemia e nonostante l’obbligo di indossare la mascherina, gli studenti si siano messi in gioco superando le barriere imposte dal distanziamento sociale e abbiano dimostrato una notevole capacità espositiva e comunicativa”.

L’empatia che supera le distanze; lo sguardo che supplisce e supera l’espressività del volto coperto dalla mascherina.

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