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Il ruolo delle associazioni secondo Diritti al Futuro

"È quindi nella collaborazione tra associazioni ed amministrazione che quest’ultima può trovare dei validissimi alleati"

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Nell’ambito delle tematiche cruciali in vista delle imminenti elezioni, un aspetto importante per la città di Senigallia è sicuramente quello del rapporto dell’amministrazione con le tante e variegate associazioni che operano sul territorio comunale, anche alla luce della recente riforma statale di tutto il terzo settore.

Tematica fondamentale proprio perché la nostra città storicamente ha avuto, ed ha tuttora, un gran numero di associazioni attive, cioè di singoli cittadini che si uniscono spontaneamente con le finalità più varie, e le cui attività hanno spesso ricadute concrete sul territorio, o sulla porzione di territorio, in cui tali associazioni agiscono ed operano, che sia in ambito sociale, di supporto a forme di disagio presenti tra i cittadini, o a scopi più culturali e/o di intrattenimento.

È fondamentale che l’amministrazione comunale si renda conto dell’operato delle associazioni, e sappia sfruttare al meglio il rapporto con esse, che possono costituire un valore aggiunto di non poco conto all’operato dell’amministrazione. Questo perché le associazioni si costituiscono per loro natura perseguendo scopi specifici, e sono quindi il più delle volte “esperte” e già attive nei loro ambiti di intervento. È quindi nella collaborazione tra associazioni ed amministrazione che quest’ultima può trovare dei validissimi alleati nel raggiungimento di fini comuni a beneficio di tutta la cittadinanza.

Per far ciò occorre che l’amministrazione sia consapevole del valore che le associazioni possono portare sul territorio, ed istituisca delle modalità di rapporto e collaborazione con esse che siano il più possibile puntuali ed efficaci. Sembra superfluo, ma purtroppo non è detto che lo sia, sottolineare che tra le pieghe dell’associazionismo si nascondono anche piccole frange di “irregolari”, o meglio di associazioni che formalmente si definiscono tali, ma di fatto costituite da una o due persone che si celano dietro l’etichetta “non-profit” per perseguire fini personalistici e di più o meno lauti guadagni, a volte anche con l’avvallo di fondi comunali, e che ben poco hanno a che vedere con le manifestazioni tipiche dell’associazionismo, quali assemblee regolari e democraticamente partecipate, bilanci approvati dall’assemblea e pubblici, e via discorrendo . È anche questo fenomeno che intende essere regolamentato tramite la riforma del terzo settore ormai in atto, e che la stessa amministrazione comunale deve favorire, mettendo anche a disposizione delle reali associazioni gli strumenti necessari per adeguarsi alla riforma.

La modalità di rapporto tra amministrazioni ed associazioni finora favorita, e che va inevitabilmente superata, o quantomeno riformata nella sua essenza, è quella delle consulte, a cui è stato fino adesso legato il meccanismo dei fondi a fondo perduto “a pioggia”. Le consulte, siano esse quella dei Giovani o quella della Cultura, sono ad oggi strumenti di basso impatto sociale, non hanno una vita democraticamente attiva al loro interno, non costituiscono quel laboratorio di collaborazione e coesione tra soggetti diversi che dovrebbero essere. È la logica stessa delle consulte che andrebbe superata ormai. Nel frammentato e complesso mondo attuale, l’amministrazione comunale deve essere più orientata a co-programmare, insieme alle associazioni che da anni svolgono le loro attività sul campo, interventi mirati ad obiettivi specifici, nel medio e lungo periodo, per i quali individua le associazioni più “competenti” in quell’ambito. Ecco che a questo punto i fondi comunali, finora arrivati come piccoli contributi a fondo perduto indipendentemente da cosa e come venisse realizzato con quei soldi, diventano invece investimenti che l’amministrazione compie sul territorio e su attività specifiche, portate avanti in collaborazione con le e associazioni, di modo tale che anche l’amministrazione stessa è costantemente in grado di controllare sull’effettiva realizzazione degli interventi programmati, e quindi sulla effettiva validità dei fondi spesi.

Per fare ciò è fondamentale che l’amministrazione abbia una visione del futuro che vuole costruire, e quindi degli interventi che intende programmare in base ai bisogni individuati sul territorio. Così facendo può rivolgersi alle associazioni competenti e radicate nel territorio sul quale intende operare, e co-programmare insieme interventi ed attività.

Un altro aspetto chiave si manifesta poi nella relazione tra questi due mondi, quello amministrativo e quello dell’associazionismo. È quanto mai necessario che le varie associazioni che si confrontano con l’amministrazione trovino degli interlocutori competenti e con una spiccata propensione all’ascolto, sia per quanto riguarda i referenti politici che, e forse soprattutto, nell’ambito del personale tecnico e dirigente, per poter mettere in atto in maniera proficua quella coprogettazione di cui sopra.

Le associazioni attive realmente sul territorio sono una risorsa preziosa per l’amministrazione comunale, proprio per il valore sociale e di coesione che possono esprimere. È quindi una sfida cruciale per la prossima amministrazione individuare la migliore modalità di rapporto e collaborazione con il terzo settore, che ne utilizzi e valorizzi l’operato con ricadute concrete sul territorio, e che contemporaneamente ne sostenga le attività e l’esistenza riconoscendone il valore.

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