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Un mese di servizio civile in Area Vasta 2, le impressioni dei volontari

Sono venti quelli all'opera tra Jesi, Ancona, Senigallia e Fabriano

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E’ già trascorso il primo mese di attività per i volontari del Servizio Civile Nazionale dell’Asur Area Vasta 2.

Venti volontari hanno iniziato il 20 febbraio scorso presso le sedi ospedaliere di Jesi, Ancona, Senigallia e Fabriano. Si riconoscono dal cartellino identificativo e dalla casacca blu che riporta gli stemmi del Servizio Civile e dell’Asur AV2.

Il loro compito è quello di accompagnare e accogliere i cittadini, in special modo le frange più deboli: anziani, minori, donne in gravidanza, persone con disagio psichico, migranti. Farli orientare tra le corsie talvolta dedaliche dell’ospedale, ma anche burocratico-amministrative.

Tra i servizi in cui sono inseriti i volontari c’è, in primis, il Cup, Centro Unico Prenotazioni, per pagare e prenotare prestazioni sanitarie. Ma anche l’Urp, Ufficio Relazioni con il Pubblico, dove rispondono a chiamate telefoniche dell’utenza relative a disservizi. Non ultimo il supporto alle attività amministrative. In altre parole, il ruolo dei volontari è d’essere punto di congiunzione tra l’azienda e l’utenza, al fine di diffondere una cultura della salute.

Secondo quanto riporta il progetto: “l’Area Vasta 2 intende aumentare la soddisfazione degli utenti attraverso il potenziamento delle attività di accoglienza ed assistenza, grazie anche all’ausilio dei volontari”.

Il progetto durerà in totale un anno, fino al 20 febbraio 2020. L’impegno settimanale dei ragazzi, tra i 18 e i 28 anni, è di 30 ore settimanali per 5 giorni la settimana. Ad occuparsene è la dottoressa Valeria Benigni dell’Unità Operativa Direzione Medica Presidio Ospedaliero di Senigallia. Accanto all’attività sul campo, sono previste per i volontari anche 42 ore di formazione generale divisa in macroaree: “valori e identità del servizio civile”,“cittadinanza attiva”, “il giovane volontario nel sistema di servizio civile”.

A queste se ne aggiungono 78 di formazione specifica su area sanitaria, giuridica, psico-sociale e comunicazione. Le mansioni vengono svolte all’interno di 14 diverse sedi di progetto dell’Area Vasta: accettazione, accoglienza, ambulatorio oculistico, Centro di Salute Mentale, dipartimento di Radiologia di Fabriano; Direzione Amministrativa di Presidio Ospedaliero, Casa di Riposo di Corinaldo e Poliambulatorio 2000. In virtù dei regolamenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, i volontari percepiscono un compenso mensile.

I volontari non solo sono utili a migliorare i servizi della struttura sanitaria, ma costituiscono un vero osservatorio privilegiato delle problematiche e dei disagi avanzati dall’utenza. Lo dimostrano anche le attività formative svolte negli anni. Nella formazione specifica si cerca di “riflettere insieme su come la nostra stupidità, follia, ignoranza, alterità possano essere meglio accolte da un’istituzione sanitaria per trasformare il bisogno in un percorso”.

Queste le parole del dottor Massimo Mari, formatore e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria. Dalle attività degli scorsi anni è emerso che gli utenti hanno bisogno di empatia, efficienza, disponibilità, cortesia, tolleranza, ma anche semplificazione e disponibilità all’aiuto. Fondamentale è anche la competenza linguistica: la conoscenza di lingue straniere permette di dare a tutti informazioni chiare. Queste le parole dei volontari: “fare accoglienza non è semplice come pensavamo, bisogna sempre cercare di dare il massimo. La base dell’accoglienza è la predisposizione all’ascolto. Tanto che a volte anche un semplice sorriso può mostrare apertura verso l’altro. Il bacino di utenza è il più delle volte in conflitto con la propria situazione e col sistema sanitario in generale: per questo è importante impegnarsi ed essere pazienti.Per accogliere bisogna anche essere camaleontici: adattare la propria comunicazione a quella di chi si ha di fronte. La dimensione della cura nasce proprio dal passaggio da una condizione ideale a una reale, sperimentando l’iniziale difficoltà fino al raggiungimento di una comunicazione ottimale”.

Il volontario del Servizio Civile ha un ruolo privilegiato: osserva in prima linea ed entra in contatto diretto con l’utenza. Può davvero essere portatore di novità e permettere all’Istituzione di rinnovarsi.

Valeria Benigni
Responsabile del Servizio Civile Asur Marche AV2
Angela Anconetani Lioveri
Volontaria progetto Una mano che accoglie

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