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Apre i battenti domenica 31 marzo la mostra sulla ricostruzione del Teatro “La Fenice”

L'esposizione, formata da 35 fotografie, sarà inaugurata alle 18.30 presso il foyer del teatro stesso

Il Teatro La Fenice di Senigallia

Questa selezione di 35 fotografie – tratte da 1.258 scatti effettuati in 2 anni trascorsi in prossimità quotidiana al cantiere della ricostruzione del Teatro “La Fenice” – contribuisce ad accrescere la conoscenza e la partecipazione popolare alle vicende fisiche e culturali dell’interà Comunità e concorre, inoltre, a valorizzare il contributo vasto e partecipe di quei cittadini che, nella loro veste di cultori della fotografia, diventano anche custodi delle memorie visuali.

Si inaugura, così, un interessante filone di testimonianze storiche affidato alla registrazione fotografica dei fenomeni di trasformazione urbana. L’intenzionalità culturale di documentare ed esprimere la qualità visuale ed estetica del lavoro, sempre presente nelle fotografie tematiche di Antonio Maria Rossi, viene proposta qui quale contributo significativo alla conoscenza e alla comprensione di un evento fondamentale della storia di Senigallia: la ricostruzione del suo Teatro.

L’attuale Teatro “La Fenice” si è evoluto da Teatro Condominiale di nobili proprietari, nella prima metà del ‘700, a Teatro Comunale, inaugurato nel 1830, progettato da Pietro Ghinelli – distrutto da un incendio nel 1838 –  con la stessa tipologia “a ferro di cavallo” di quello originario. Il Teatro ricostruito l’anno seguente fu danneggiato profondamente da un ordigno bellico nella Seconda Guerra Mondiale e dal terremoto del 1972.

La ricostruzione di quel teatro, con una tipologia contemporanea a “cavea monodirezionale”, ha restituito alla Città una struttura indispensabile allo svolgimento della sua vita culturale e civile.

Il ritrovamento di importanti reperti archeologici, testimonianti l’orditura urbana di Senigallia romana, hanno consigliato di costruire il nuovo teatro su piloni distribuiti nel sito in modo che evitassero di interferire con la leggibilità del sostrato archeologico sotterraneo.

I piloni hanno costituito i punti d’appoggio di poderose travi reticolari di sostegno dell’impalcato della cavea e della copertura, permettendo di creare la vasta sala per il pubblico e il palcoscenico, privi di ogni sostegno interno.

La documentazione fotografica lascia trapelare un’atmosfera discretamente drammatica del processo di ricostruzione, quasi restituendo nelle immagini la componente biblica del lavoro.

Il luogo prescelto per esporre la documentazione fotografica è il foyer dello stesso Teatro, consentendo, in tal modo, ai visitatori un confronto istantaneo tra passato e presente, grazie alla documentazione fotografica di Antonio Maria Rossi.

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