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Antonio Scurati e quella Rotonda prima del tempo

Cremonini: "Dispiace che sia proprio il capitolo dedicato a Senigallia a portare un errore di anacronismo spicciolo"

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Foto d'epoca della Rotonda a Mare, scattata da Leopoldi

Da qualche mese è uscito, per i tipi di Bompiani, un romanzo che sin dal suo annuncio avrebbe inevitabilmente dovuto far discutere: stiamo parlando di ‘M – Il figlio del secolo’ di Antonio Scurati, noto scrittore e professore italiano, già cimentatosi in altri lavori di ricostruzione storica, in quel caso risorgimentale, con il suo Una storia romantica, ambientato durante le Cinque Giornate di Milano.

Il volumone – sono circa 850 pagine, – è il primo capitolo di una trilogia che ripercorre, attraverso gli occhi di Mussolini protagonista e narratore ad un tempo, l’ascesa e la caduta del Fascismo, dal 23 marzo 1919, data di fondazione dei Fasci di Combattimento, al 1945 di Piazzale Loreto.

Conviene specificare da subito che la scrittura di Scurati è accattivante, armoniosa e coinvolgente, si tratta senza dubbio di un autore che conosce il narrare e le sue regole. Per coloro che si occupano di storia del Fascismo, questa narrazione parallela e romanzata costituisce senza dubbio un piacevole e talvolta anche utile contrappunto ai lavori degli storici di professione, Renzo De Felice in testa a tutti gli altri.

Se già Indro Montanelli aveva raccontato l’Italia ‘in camicia nera’ con la sua asciutta prosa anglosassone e con un’attenzione agli uomini più che agli eventi, com’è proprio della storiografia inglese, Scurati si spinge anche oltre ed imposta il suo romanzo come un lunghissimo discorso indiretto libero – quasi un flusso di coscienza, – di un Benito Mussolini che sembra a volte addirittura vedersi agire, trasportato verso eventi cruciali dalle possenti braccia di ex arditi e militari in congedo.

Proprio perché si ragiona d’un romanzo sì ben documentato – dopo quasi ogni capitolo vengon riportati stralci da fonti dell’poca: giornali, riviste, discorsi, – dispiace che sia proprio il capitolo dedicato a Senigallia a portare, ben visibile, un errore piuttosto marchiano di anacronismo spicciolo.

Il capitolo in questione riporta la dicitura “Spiaggia di Senigallia, fine agosto 1919” a guisa di titolo e ci presenta un Mussolini in vacanza nella cittadina balneare. Sempre intento a ragionamenti di politica anche mentre prende il sole in spiaggia, Mussolini si perde nei propri pensieri: “[…] Il caldo sta aumentando. La gente abbandona la rotonda a mare costruita su palafitte, vanto della spiaggia di Senigallia. Fra poco sua moglie Rachele avrebbe mandato la piccola Edda a chiamarlo per il pranzo. […]

Che Mussolini fosse in vacanza a Senigallia nell’estate del 1919 è cosa nota che trova riscontro in svariate fonti: dal libro ‘Dieci anni di Fascismo marchigiano’ di Nello Zazzarini al ‘Decennale della fondazione del Fascio di Senigallia’ sappiamo che il futuro dittatore spese quell’estate, o parte di essa, nella città marchigiana.

Fu lì che egli si incontrò con alcuni giovani patrioti locali: il citato Zazzarini, l’ex soldato Raffaello Riccardi (futuro ministro), i fratelli Liverani (dei due, Augusto sarebbe infine morto barbaramente trucidato e appeso a Piazzale Loreto proprio insieme a Mussolini), Manlio Cremonini e altri. Sebbene questi giovani fossero assai determinati, Mussolini consigliò di posticipare la fondazione del Fascio di Senigallia per evitare che lo scarso numero degli iscritti nuocesse al movimento. La locale sezione verrà fondata infatti nel luglio del 1920 da quegli stessi ragazzi.

Ciò che invece salta subito agli occhi come chiaro anacronismo è la menzione della rotonda a mare. Come si sa, la costruzione di una piattaforma fissa, in cemento, e di forma ellissoidale non avviene prima del 1932, a seguito della riunione dell’aprile di quell’anno del Comitato Amministrativo della Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno il quale approvò, appunto, il progetto dell’ing. Cardelli di Ancona.

In precedenza, prima del terribile terremoto del 1930, la società elegante tendeva a riunirsi, è vero, su di una piattaforma ma essa non aveva forma rotonda – era rettangolare, – e non era fissa, in quanto veniva montata solo per la stagione estiva ed era in legno. Inoltre, non si trovava, come l’attuale, di fronte al Piazzale della Penna ma in fronte all’ Hotel Bagni che ancora costituiva il fulcro della vita balneare senigalliese. Risulta evidente pertanto che il Mussolini di Scurati si stia riferendo, suo malgrado, a qualcosa che avrebbe dovuto attendere altri dieci anni prima di essere costruito.

Va’ detto che tale tipologia di imprecisioni sembra diffusa, nel romanzo ‘M’. Sul Corriere della Sera già lo storico Ernesto Galli della Loggia ha avuto modo di puntualizzare svariate incongruenze di ordine temporale in questo racconto; Scurati ha quindi risposto che il suo intento è quello di parlare di storia ma attraverso il codice del romanzo, lasciando quindi spazio ad eventuali errori.
Come che sia, se da un lato fa piace che Senigallia figuri in un romanzo al momento così in voga, lascia un poco d’amaro in bocca che proprio in quel capitolo si concentri un errore così evidente per qualsiasi senigalliese.

da Gaspare Battistuzzo Cremonini

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