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A.L.A. Senigallia, 13 anni senza una sede, ma con tanto impegno contro il rischio amianto

L'ideatore e presidente Carlo Montanari ricorda anni di battaglie nell'anniversario della fondazione

Al Vicoletto da Michele - Ristorante e pizzeria a Senigallia
La tettoia in cemento-amianto di un capanno alla Cesanella di Senigallia

Il 15 marzo è da sempre una data importante per l’Associazione ALA lotta all’amianto onlus di Senigallia: l’anniversario della fondazione, giunta al suo tredicesimo anno.


L’ALA è nata da un suggerimento del dott. Massimo Marcellini (mio personale medico oncologico) che dopo il mio primo intervento di tumore da amianto consigliò di costituire un’associazione rivolta al sociale e che si interessasse del problema amianto.

Infatti il 15 marzo 2004 ho istituito ufficialmente questa Associazione denominata ALA (Associazione lotta all’amianto) al fine di tutelare la salute pubblica, la bonifica, le leggi attuative per ottenere riconoscimenti pensionistici o di invalida INAIL e di informazione sul problema, purtroppo ai più sconosciuto.

Ma di questa carenza informativa, la cosa più grave emerge dopo che la Regione Marche ha legiferato un decreto nel 1997 in cui si dava modo ai Comuni della Regione Marche di poter effettuare un censimento ed una bonifica da amianto.

Considerando poi che nel Comune di Senigallia è stato presente uno stabilimento “Sacelit” che produceva materiali in cemento-amianto, la nostra città è stata quella maggiormente colpita dall’inquinamento prima con l’uso di tetti di tale materiale e di quant’altro venisse usato in edilizia per la costruzione di fabbricati o capannoni in genere, e successivamente con la famosa bonifica dei due fabbricati Sacelit ed Italcementi.

Raccontare tutta la storia dei lavori presso l’ex stabilimento, sarebbe troppo lungo e tortuoso, ma pensare che a marzo 2017 si parla ancora di opere di bonifica inerente le acque sotterranee alla Sacelit, lascia spazio a molte perplessità.

Io che sono stato il presidente per tutti questi 13 anni, posso vantarmi di aver contribuito nel mio piccolo a far si che l’Ufficio di prevenzione dell’Asur (Ente preposto alle bonifiche da amianto) eseguisse sopralluoghi di tante denuncie prodotte e risultate poi positive per il loro risvolto di bonifica.

Ma perché primi di intervenire, gli addetti ai lavori debbono aspettare sempre le mie proteste?
Cambiando scenario, vorrei tornare sulla notizia che ha destato molto interesse ormai da sei anni a questa parte, perché, a volte, accadono cose impreviste. Accade ad esempio che una piccola associazione come l’ALA (associazione lotta all’amianto) sia riuscita a far liquidare nell’arco di poche settimane quasi 7 milioni di euro (per la precisione 6 milioni e 830 mila euro) a favore di persone che si sono ammalate lavorando alla Sacelit di Senigallia.

Portando avanti una trattativa con i vertici della Sacelit di Bergamo, sono state analizzate, sistemate e soprattutto concretizzate decine di pratiche per risarcire appunto coloro che, lavorando alla Sacelit, si sono ammalati e sono morti a causa dell’amianto.

Grazie all’ALA, un piccolo sodalizio esistente da 13 anni, senza fini di lucro ed apolitico, sono stati risarciti e liquidati con somme di denaro più che dignitose eredi di persone decedute. Stesso discorso anche per le persone attualmente in vita e che, a causa dell’amianto, si sono ammalate. Inoltre, nonostante una norma che prevedeva la prescrizione (e quindi nessuna assegnazione di denaro), si è giunti ad un accordo con i vertici Sacelit di Bergamo per risarcire anche gli eredi di persone decedute da più di dieci anni. La trattativa, conclusasi materialmente presso lo studio dell’avvocato Massimo Olivetti che ha curato l’aspetto legale della questione, ha stupìto un po’ tutti, soprattutto coloro (malati ed eredi) che dopo anni di promesse e rassicurazioni, magari speravano nell’inizio di un processo tra una decina di anni e nel risarcimento, forse verso il 2040!

Ultimamente, mi posso vantare di aver fatto risarcire un caso di un operaio della Sacelit che aveva ingerito liquido di pasta di acqua ed amianto cemento per la produzione, causa una rottura di una tubatura che lo colpì all’orecchio con la rottura del timpano. Dietro certificazione medico legale fu riconosciuto il tumore al colon causato dall’amianto. Penso possa essere considerato un caso unico in Italia. E, se l’Italcementi ha acconsentito al risarcimento, un po’ di verità c’è quando cerco da anni di spiegare e dimostrare che nell’acqua potabile che viene trasportata in tubi in cemento-amianto qualche fibra viene ingerita.

D’altra parte le norme legislative relative al controllo degli acquedotti esistono per il controllo dei milioni fibro/litro (7.000 circa) e dell’indice di aggressività dell’acqua che viene pompata sul tubo che graffia (che non deve superare 12).

L’ufficio preposto di Senigallia non ha dato mai incarico all’Arpam di effettuare tali controlli, mentre nella vicina Pesaro, vengono effettuate con un microscopio elettronico a scansione.

Nonostante questi “risarcimenti imprevisti” per molti, ricordiamoci però sempre e comunque che, ogni anno, muoiono per l’amianto tra le 4 mila e le 5 mila persone. Il tempo di latenza delle malattie è molto lungo: dai 20 ai 50 anni, ma il picco è previsto dal 2020 in poi. Nella città (Senigallia per chi non lo ricordasse) della contestatissima bonifica da amianto, i rischi ci sono stati e soprattutto … nonostante le rassicurazioni (come quelle di sindacalisti e legali per fare avere risarcimenti) ci saranno anche in futuro.

In quest’ultimo periodo, l’ALA si impegna anche ad aiutare studenti universitari che decidono di preparare tesi di laurea su archeologia industriale e su malattie professionali correlate all’amianto e pratiche legali da svolgere.

Ed a riguardo non mancano i riferimenti a casi recenti per bonifiche di coperture di amianto deteriorate e pericolosissime, come per i casi di via Perugino e dell’ex Alfa Romeo a Senigallia.

Purtroppo, nonostante tanto impegno, l’associazione ALA non ha però ancora nemmeno una sede concessa dall’Amministrazione comunale senigalliese.

Sarebbe importante avere uno spazio per ricevere le persone che chiedono informazioni ed aiuto, mentre non è bello ricevere le persone al bar o in luoghi all’aperto.

Carlo Montanari – Presidente Ala Senigallia

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