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Auguri per il Natale Ortodosso

Due esperienze per un Natale "posticipato" a causa del calendario e "sospeso" per le vicende storiche

Autonoleggio Mariotti Senigallia
La cattedrale di Smolny a San Pietroburgo, in Russia

Auguri alla comunità e alle persone che, religiosamente e civilmente, festeggiano il Natale giovedì 7 gennaio 2016. Come molti sanno, il Natale ortodosso viene festeggiato il 7 di Gennaio, non perché il Gesù Bambino degli ortodossi sia nato in un giorno diverso dal 25 dicembre, ma perché la chiesa ortodossa continua a utilizzare il calendario giuliano e non quello gregoriano.

In un mio piccolo viaggio personale alla ricerca delle componenti affettive delle religioni, questa era una tappa importante. Non ho potuto visitare persone nate nella religione ortodossa delle diverse etnie (greci, serbimontenegrini, russi, ucraini, bulgari) o anche prive di connotazione etnica; ho potuto però incontrare Evgeny e Nadia, che sono russi in Bielorussia.

Naturalmente, ogni singola comunità mantiene una propria esperienza della festività natalizia; per i miei amici è soprattutto l’esperienza di un vuoto, perché nell’Unione Sovietica non esisteva una festa di Natale; si festeggiava solo Capodanno.
In realtà – dice Evgeny – la festa c’era fino all’avvento del comunismo, nel 1917; e già il costume del presepio era stato introdotto fin dal sei-settecento. Il Natale è stato poi ripristinato come festività nel 1991, e soltanto persone che hanno non più di vent’anni possono ricordarlo come esperienza della propria infanzia, almeno come festa pubblica. Dove abitavamo noi c’erano molti polacchi, cattolici: loro festeggiavano in casa, ma quasi di nascosto, il 25 dicembre“.
In casa mia – ricorda Nadia – mio padre era ufficiale nell’esercito, quindi comunista; ma era anche credente. Lui non poteva andare in chiesa, gli era proibito: in chiesa ci andava nonna Sasha e noi bambini con lei“.

Evgeny continua a raccontare, ma ogni ricordo lo porta alla festa di Capodanno. “Io non ho ricordi del Natale. C’era però un prete cattolico, e noi ragazzi andavamo a guardare arrampicati fuori dalla finestra il piccolo presepio che lui aveva allestito dentro casa: era veramente un altro mondo, a noi completamente sconosciuto“.
E Nadia: “Vuoi sapere come Aleksandra Ivànovna, che poi era sempre nonna Sasha, è diventata credente? Nel 1943 Leningrado era assediata dai tedeschi, ridotta alla fame, il pane razionato a 80 grammi al giorno. Per rifornire la città, il governo aveva preso a costruire le Strade della Vita, che erano ferrovie sopra il ghiaccio. Il treno che doveva portare soccorsi di viveri a Leningrado attraversava il grande lago Ladoga. Nonna Sasha era cuoca su quel treno e ci viveva, non scendeva mai. Cucinava per gli operai. Poi a un certo punto non cucinava più perché non c’era più niente e gli operai morivano di fame dentro il treno. Erano tutti così deboli che non riuscivano nemmeno a buttare fuori i morti, e nonna Sasha dormiva con loro. A un certo punto anche lei si prepara a morire, si addormenta e sogna. C’è un grande, profondissimo cratere; da una parte tanta gente che si accalca, dall’altra Gesù Bambino che li chiama uno per uno: Vieni! Tanti provano a saltare e cadono dentro il cratere. Quando tocca a lei, si alza sopra il vuoto, sorvola la grande fossa e plana dall’altra parte. La mattina dopo si sveglia e arrivano i soccorsi. Una volta tornata, ha cominciato a frequentare la chiesa. A Natale preparava un dolce, una specie di pane dolce che si chiama bùlocka“.

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