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Cinema e Calcio? Più simili del previsto

Due grandi passioni raccontate da Alessandro Davoli

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Mediterraneo di G.Salvatores

Oggi Screenshot sceglie di parlarvi di due grandi Passioni Italiane e delle loro enormi affinità, attraverso la voce di un esperto di Cinema e grande appassionato di Calcio, Alessandro Davoli.

Cosa accomuna il Calcio e il Cinema dal punto di vista sociologico?
Sicuramente li accomuna l’interesse popolare, nel senso che in un qualunque paese la gente vede film e quasi sempre segue il calcio. Sono due veicoli, uno è arte l’altro è sport, ma li unisce il fatto che la gente ne parla. Ne parla chi è del settore, chi li studia, chi li conosce come amatore e anche chi ne sa molto poco comunque un minimo ne parla.

E cosa possiamo dire riguardo la loro simile natura strutturale?
Sicuramente bisogna tenere presente che entrambi hanno avuto un evoluzione storica molto interessante. Sia il cinema che il calcio prevedono sin dalle origini un lavoro di squadra. Nel cinema lavora una troupe, fatta di tante maestranze con specifiche competenze, tutte quante giostrate e dirette da un regista. Il calcio, ugualmente può essere immaginato come un orchestra. Si gioca in undici e l’allenatore è a tutti gli effetti un regista. Nel cinema c’è il produttore, nel calcio c’è un il presidente, che sono praticamente la stessa cosa: entrambi investono soldi. La squadra calcistica la possiamo vedere come il cast di un film, ovvero gli attori. Ci sono i primi attori, i secondi e i figuranti, ma tutti hanno la stessa importanza per il fine che si vuole raggiungere, così come nel cinema. Vincere una partita non dipende da fattori casuali, o da un unico calciatore, la qualità viene fuori dal collettivo.
Volendo essere più specifici: squadre come il Barcellona o il Real Madrid vantano i due migliori giocatori del mondo ovvero Messi, e Cristiano Ronaldo. E’ chiaro che la qualità di Messi e Ronaldo, fa vincere loro più partite, ma non vincerebbero mai le partite da soli. Se in un film c’è Di Caprio, il grande attore accresce tantissimo la qualità di una pellicola, ma il prodotto cinematografico non può essere venuto bene solo grazie a lui. In un film c’è uno sceneggiatore, un direttore della fotografia, uno scenografo, un regista etc. Se sul set salta un reparto, ne risente tutta la lavorazione di un film. Nel calcio la stessa cosa. L’allenatore decide di mettere in campo una squadra affidandosi a degli schemi e dei moduli. Se all’interno della squadra ci sono dei problemi perché quel giorno la difesa ha degli infortuni a livello tecnico e sbaglia delle cose, o se il Centrocampo non fa filtro e perde palloni ed i difensori sono costretti a fronteggiare attacchi, tutta la squadra sicuramente ed inevitabilmente ne risente. Poi il team calcistico è fatto anche di panchina, di preparatori atletici, di magazzinieri, di Team Manager e nel cinema è identico. E’ importante anche il lavoro di chi ci sta dietro, i segretari di produzione, gli uffici stampa, gli uffici marketing.

Il Calcio può essere considerato un’Arte?
Certo. Anche il calcio può diventare un’arte. Il virtuosismo è un’altra cosa che accomuna tanto il Calcio che il Cinema. Nel pallone, in un certo tipo di gioco di una squadra fatto di meccanismi e movimenti collettivi esiste dell’armonia.

È possibile parlare di queste due “Arti” e di ciò che le accomuna in termini evolutivi e storiografici?
Assolutamente si. Secondo me c’è una cosa che ha cambiato tanto il calcio quanto il cinema dagli anni ’50 in poi. Guardando un film o una partita di quell’epoca, il ritmo inteso come velocità e come fruizione apparirà molto diverso, più compassato. Le partite di cinquanta anni fa avevano dei ritmi agonistici nettamente inferiori rispetto a quelle di oggi, così come i film avevano ritmi di costruzione e di montaggio totalmente differenti rispetto ad ora.

In che cosa sono cambiati il calcio ed il cinema rispetto ad allora?
In termini di fruizione il calcio era più lento ma era anche sotto certi aspetti più fantasioso. Nel calcio degli anni ’50 e ’60, era più facile che a venire fuori fosse la maggiore individualità di giocatori più tecnici di altri. Nel cinema in questo caso no, la grammatica cinematografica di allora era più rigida rispetto ad oggi. I film fatti a quell’epoca seguivano degli schemi più rigidi, schemi che oggi sono stati rotti, anche grazie all’avvento di certe correnti dei tardi anni ‘60 come la Nouvelle Vague francese per esempio. Nel calcio la stessa cosa la potremmo dire a partire dagli anni ’70 quando l’Olanda ha elaborato il Calcio Totale, a Zona che andava a sostituire le difese a uomo o quelle con il libero staccato. Il Italia la rivoluzione è arrivata intorno agli anni ‘80 con Arrigo Sacchi ed il suo Milan.

Come la televisione ha influenzato il Cinema ed il Calcio?
Partiamo dallo sport. Quando ha iniziato ad andare in televisione, il calcio ha sicuramente raggiunto una maggiore fruizione. Prima, per quanto fosse uno sport di interesse popolare, o andavi allo stadio a vedertelo dal vivo o lo ascoltavi alla radio. Fino agli anni ’80 e ’90 il calcio andava in televisione in termini comunque molto limitati. Io mi ricordo che quando ero bambino c’era il Mercoledì di Coppa oppure la domenica si guardava “Novantesimo minuto”, che trasmetteva gli spezzoni delle partite. Poi con l’avvento delle pay tv, tutto è cambiato. Oggi possiamo vedere il calcio di tutto il mondo, ci sono persino i canali tematici delle singole squadre, possiamo intrufolarci con gli occhi della telecamera negli allenamenti, negli spogliatoi addirittura, alla conferenza stampa…è diventato più guardone, più gossip.
La televisione ha sicuramente rivoluzionato cinema e calcio anche nei termini finanziari. E’ diventato tutto più marketing, più pubblicità, più sponsor. Oggi purtroppo il cinema non è fatto dai grandi mecenati come un tempo, oggi ci sono le multinazionali legate ad interessi di business. Oggi gli attori sono diventati dei prodotti mediatici così come i calciatori.

E se ti dicessi “Politica”?
Nel pallone oggi esistono delle situazioni che si legano ad intreccio politico, questo è risaputo, basta seguire gli scandali del calcio. Anche nel cinema in fondo è così. Il grande schermo oggi è molto controllato dalla politica. Soggetti che non vengono fuori perché considerati troppo scomodi. Registi lasciati a casa ed ostacolati nella distribuzione, uno a caso? Roberto Faenza. Una serie italiana come Boris, è stata un prodotto molto innovativo infatti. Voleva andare a sottolineare tutti i costumi del fare cinema/televisione Italiano, la mancanza di meritocrazia, la corruzione, le protezioni politiche. Nel calcio è la stessa cosa. Molti bravi calciatori non arriveranno mai in serie A, perché non li “scopre” nessuno. Bisogna avere anche un buon procuratore per fare carriera. Oggi il calciatore come l’attore è un prodotto, è legato agli sponsor, al Brand.
Potrei concludere affermando che il Boom economico ha influenzato maggiormente il cinema del calcio, perché quest’ultimo ha avuto uno sviluppo più tardivo a livello di marketing. Poi con l’avvento della Tv commerciale di Berlusconi, il Calcio italiano è diventato più commerciale per l’appunto ed ha preso il via il Divismo dei calciatori. Purtroppo.

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