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5 aprile 1914: cento anni fa Senigallia scopriva il calcio

Un vecchio manifesto ricorda una pioneristica sfida del Circolo del Sindaco Aroldo Belardi contro l'Osimo

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Un commento
Incontro di calcio nel 1914 a Senigallia

5 aprile 1914, esattamente cento anni fa, Senigallia scopriva il calcio. Anzi, il Foot-Ball, come si scriveva (staccato) allora.

L’affermazione è sicuramente in parte azzardata – perché già da qualche anno la disciplina dall’Inghilterra era arrivata in Italia – ma rende bene l’idea.

Quella che appare nella foto a corredo dell’articolo è infatti una delle più vecchie testimonianze arrivate fino a noi di un incontro calcistico pubblico svoltosi a Senigallia.

Il manifesto – attualmente conservato nella sede dei Ragazzi della Nord – ci riporta indietro esattamente ad un secolo fa, ad un altro calcio e ad un’altra società.

Non si parlava ancora di Vigor, la più antica associazione sportiva locale (non solo di calcio), che – pur tra le prime in Regione – sarebbe nata soltanto sette anni dopo, nel 1921. Non si parlava ancora nemmeno di stadio comunale (ora Bianchelli): sarebbe stato costruito negli anni trenta, raccogliendo immediatamente elogi per la qualità della struttura. Una costruzione che a distanza di circa ottanta anni mantiene intatta la sua efficienza, nascosta tra mura che hanno resistito alla polvere del tempo. Che possa ancora a lungo essere conservata così come è. E dove è.

Il 5 aprile 1914 è una domenica e a Piazza d’Armi, dunque nei pressi dell’attuale stadio centrale, il Circolo Misa di Senigallia affronta alle ore 16 Osimo in un incontro di Foot-Ball. Alla presidenza del circolo c’è il Sindaco, il repubblicano Aroldo Belardi.

Per capire l’importanza di quei primi pioneristici incontri, è necessario fare un salto indietro nel tempo.

Senigallia ha già provato a presentarsi come prestigiosa località turistica (anche se, uno dei suoi simboli, la Rotonda, non c’è ancora) ma resta una piccola e non certo ricca città di provincia, dove il clima politico e sociale non di rado è teso.

Sarà infatti proprio nel 1914 – nella prima metà del mese di giugno – che le tensioni esploderanno coi moti della Settimana Rossa, che provocheranno tafferugli ed assalti alle chiese. Una protesta popolare durata lo spazio di pochi giorni ma particolarmente intensa, benché presto dimenticata: lo scoppio della Grande Guerra, alla fine di quello stesso mese di giugno, avrebbe posto i senigalliesi davanti a pericoli ben più gravi.

In questo contesto il calcio si presenta come uno svago e un’occasione di socialità, specialmente per i più giovani. Una forma di integrazione perché la passione è unica nel coinvolgere davvero tutti, dai figli dell’alta borghesia agli operai, passando per gli  studenti.

Tempi eroici di sport pulito, o almeno così ci piace immaginarlo oggi, travolti dalla noia delle moviole televisive e di squadre con giocatori dai nomi impronunciabili: di certo i calciatori di allora non si divertivano meno perché costretti dalla povertà dei tempi ad utilizzare scarpe rattoppate con taglie diverse, o maglie sgualcite. Altro che casacche personalizzate.

Dopo la guerra quello spirito pioneristico sarebbe riemerso con ancor più forza.

La fondazione della Vigor, nel 1921, nacque proprio per volontà di quei ragazzi del Circolo di Piazza d’Armi: un modo semplice e puro per “riannodare le loro semplici abitudini melanconicamente lasciate per tanto tempo“.

Il risultato in campo di quel Senigallia-Osimo se lo è probabilmente portato via il tempo: ma se ancora oggi tanti giovani si incontrano per tirare due calci ad un pallone – allo stadio, su un prato, o nel cemento sotto casa – è anche perché quella domenica 5 aprile di cento anni fa, alcuni senigalliesi ed osimani, decisero per un paio d’ore di non badare alla dura vita di tutti i giorni.

Pensando soltanto a fare gol.

 

Nota: citazione virgolettata di Dino Landini, tratta dal libro Vigor 1921-1981

Commenti
Solo un commento
melgaco 2014-04-07 00:40:35
Bè, però augurarsi che l'attuale stadio resti com'è e dov'è significa anche augurarsi che la Vigor resti dov'è e com'è...io mi augurerei che un domani quello stadio non basti più
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