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Turismo, arte, cibo, cultura: ecco le nostre miniere di diamanti

O meglio sarebbe dire, quelle che potrebbero essere le nostre miniere di diamanti

Il "gruppo" dei bronzi di Cartoceto

Ho inserito questa foto dei bronzi dorati di Cartoceto, perché mi sembrano uno dei tanti “emblemi” della italiota stupidità di credere di fare il bene di tutti pensando all’orto di casa propria. Ed ho iniziato con il nominare questo, perché è ubicato, mi si passi il termine, in un orto vicinissimo a casa nostra, proprio confinante. Quindi distante dal poter pensare che possa parlare solo per puro spirito campanilistico.

Ricordo che ci fu una specie di “guerra” tra chi doveva gestire questi reperti, se il Museo Nazionale di Ancona o quello di Cartoceto. Alla fine prevalse la seconda tesi, ed ora sono lì, dimenticati dai più. Del resto andandosi a vedere il numero dei visitatori dei nostri musei regionali si potrà notare un numero complessivo (nella pagina 223) di pubblico che non raggiunge le 500 mila unità annue e che andrebbero ripartite tra le 16 aree visitabili a pagamento e gratuitamente.

Quindi, è facilmente intuibile come nei botteghini non ci sia mai la fila, in qualunque museo locale marchigiano si vada, e come sul registratore di cassa siano cresciute le ragnatele. Forse, centralizzando tutti i reperti in un’area per poi magari farli girare come mostre itineranti, credo che a guadagnarci sarebbe sia la collettività locale che la cultura in genere.

Altro simbolo dell’inutilità del reperto, inteso come divulgatore di cultura, lo abbiamo in altri bronzi, questi ancor più importanti, in quel di Calabria: i bronzi di Riace. Qui (in Calabria) soli 170 mila visitatori su 13 siti museali ed archeologici, per un incasso di 28.948 €. Una situazione, che definirla culturalmente ed economicamente patetica, non è offensivo, è assolutamente bonaria e benevola.

E questi sono solamente due delle innumerevoli casistiche italiane, ma non è difficile poter proseguire in una ricerca che avevo cominciato anche io un po’ di tempo fa.

A questo ci ha pensato in modo certamente molto, ma molto, più professionale del mio, Michele Santoro, nel corso della sua inchiesta di “Servizio Pubblico” (di cui sotto riporto il video), andato in onda giovedì 4 luglio 2013, su La7, in cui ha denunciato i “mali” di una Roma, le cui miniere di reperti archeologici, anziché essere sfruttate, vengono lasciate abbandonate al loro destino, come i loro occasionali fruitori: senzatetto, barboni, gatti.

Le immagini valgono sempre più delle parole. I politici che si potranno vedere dal filmato, hanno ancora il coraggio di farsi intervistare, parlare e sfoggiare senza ritegno il loro “Io…”.

Un biglietto d’ingresso al museo delle cere di Londra, si paga dalle 35/40£st. Considerando che un museo delle cere si può sempre copiare, di Colosseo, come di mamma, ce n’è uno solo. Da noi l’ingresso al Colosseo solo 13€, non solo, ma degli 88 centri museali e archeologici laziali (ma in maggior parte romani de Roma!), ben 44 sono con entrata gratuita, ed ancora… tanti sono lasciati in abbandono, non aperti al pubblico, o al massimo affidati a restauratori, studiosi, studenti che lavorano trascinati da un lato dalla immensa passione e dall’altro affossati da sfiducia e da scoramento nelle istituzioni. Insomma, giusto per sdrammatizzare, rovine (di lusso) in rovina!

Non c’è zolla d’Italia che non nasconda reperti archeologici. Del resto l’Italia è la patria del 70% (o almeno qualcuno afferma che questa sia la percentuale attendibile) delle “opere d’arte e patrimoni mondiali” da tutelare. Ogni città ha il suo “tesoretto” la cui sola punta, come gli iceberg emergono e sono disponibili, curati (e non sempre!) per essere ammirati, studiati.
Tutto il resto giace in cantina tra umidità (quando non sono proprio nell’acqua), muffa, ragnatele, in attesa di essere catalogato (a volte non esiste neppure una catalogazione!) e restaurato. Quando? Boh… con i politici che abbiamo, credo mai. Ed è questa fonte di ricchezza!

Ma se non si comprende che la cultura è lavoro, che il turismo è lavoro, che l’arte è lavoro e che tutto è fonte di ricchezza, oserei dire a costo zero, da raccogliere naturalmente quasi come le banane o i datteri che crescono naturalmente nel loro habitat, credo, ed ogni giorno di più, che continuare a parlare di processi, di IMU, di F35, di tasse, sia solo un modo per incancrenire un male che non si vuol estirpare, e, ripeto credo, non certo perché non lo si sa estirpare, sarebbe sottovalutare un po’ troppo certe intelligenze sopite, ma non fino a questo punto: la disoccupazione.

Qualcuno a suo tempo, in modo incosciente, invitò a non pagare le tasse. Altrettanto faccio io qui, non sul problema tasse, ma sul problema cultura e lavoro. Mi sarà facile poi dire, quando qualcuno mi riprenderà, che l’ho suggerito per “smuovere le acque”.

Ecco allora il suggerimento!
Tombaroli d’Italia, se trovate qualche reperto di valore, vendetevelo, sicuramente voi ci guadagnerete e sicuramente andrà a finire sulle mani di chi sa apprezzare il bello di questi cimeli. Intanto il nostro stato, non saprebbe che farsene, non ha soldi per restaurarlo e finirebbe in cantina in una di quelle casse, contrassegnate anonimamente con un numero, fattosi anch’esso scolorito. Lo stesso dicasi a chi, esperto subacqueo, avrà la fortuna di rinvenire tra la sabbia dei fondali dei nostri oltre 3 mila Km di costa, anfore di ogni foggia. Sempre meglio che giacciano in bella mostra in qualche villa patrizia o nel bagno di qualche critico d’arte, che nel dimenticatoio come i quadri della pinacoteca di Brera.

E se poi pensiamo che il nostro governo non riesce più a difendere neppure i nostri prodotti alimentari, come che so, i formaggi, il latte di bufala, il pomodoro, il grano, la pasta, il vino, l’olio, come volete che riesca a comprendere l’importanza dell’arte e della cultura, che qualcuno, un laureato, definì neppure troppo tempo fa come qualche cosa che non ci offre da mangiare? Oggi si invitano i nostri giovani a trovarsi lavoro fuori, all’estero, viviamo nella globalizzazione, si dice, quindi che non facciano i mammoni o i “choosy” (lo hanno affermato altre “scienziate” del bon ton e dalla verità in tasca!), quando io credo che il lavoro sotto casa lo avrebbero anche, non certo in una catena di produzione industriale, ma forse, è una esasperazione quella che uso ovviamente, a staccare biglietti d’ingresso ai turisti stranieri nei musei, ed il tutto a pagamento (anche in Grecia hanno soppresso il nome di Teladogratis!).
Oppure come ciceroni nelle visite guidate, come gestori di ristoranti, alberghi, come restauratori, come imprenditori agricoli delle nostre ghiottonerie doc o anche, ohhh!!! se servirebbero e serviranno, come controllori intransigenti in porti, aeroporti e frontiere, affinché i paesi d’oriente, o quelli emergenti in generale, non vengano ad “imbastardire” contraffacendo le nostre merci con la loro “immondizia commerciale”.

Allegati

Guarda il VIDEO di Servizio Pubblico

Commenti
Ci sono 2 commenti
Franco Giannini
Franco Giannini 2013-07-06 22:10:25
si commenta da solo : http://www.repubblica.it/cultura/2013/07/06/news/beni_culturali_dimezzati_i_fondi_del_ministero-62515172/?ref=HREC1-8
Belfagor 2013-07-08 18:14:47
L'autore dice cose assolutamente vere ma se c'è stato un recente ministro della Repubblica che ha affermato: "Con la coltura non si mangia" che cosa ci si può attendere ! Lo scritto venga inviato alla Presidenza del Consiglio e non a Senigallia 60019 che non può farci assolutamente nulla.
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