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Crisi finanziaria e politiche di austerity: lo sciopero europeo visto da Senigallia

Deregulation del lavoro, privatizzazioni e spending review: in Italia un puzzle di istanze e rivendicazioni

Mercoledì 14 novembre, le piazze europee sono state attraversate, simultaneamente, da migliaia di manifestanti. Lo sciopero europeo indetto dai sindacati, movimenti, reti sociali, ha consentito, per la prima volta dall’inizio della crisi economico-finanziaria, di coordinare e rilanciare, su un piano transnazionale, l’opposizione alle politiche di austerità promosse e imposte da FMI, BCE e Consiglio Europeo.

Una giornata di lotta il cui epicentro non poteva non essere l’Europa meridionale. Quel sud colpito violentemente dai tagli alla spesa pubblica, dal processo di deregolamentazione del mercato del lavoro e dal fenomeno delle privatizzazioni. Dove il ricatto del debito e la speculazione finanziaria si traducono nel commissariamento della democrazia e delle sue istituzioni e in una governance sempre più autoritaria.

Dalla Grecia alla Spagna, passando per l’Italia e il Portogallo, gli scioperi generali indetti dalle centrali sindacali e la capacità di mobilitazione dei movimenti, hanno portato in piazza precari, operai, studenti, migranti; il variegato affresco degli esclusi, dei nuovi e vecchi sfruttati, di quella moltitudine a cui si chiede di pagare un debito che non ha contratto.

La declinazione italiana dello sciopero europeo è stata un fiume in piena di manifestazioni, occupazioni, riappropriazioni di spazi, cortei, blocchi stradali, scontri di piazza, sin dai giorni precedenti il 14. Un puzzle di istanze, rivendicazioni e pratiche che hanno assecondato e favorito il processo di generalizzazione della protesta.
Sono, infatti, 87 le piazze italiane che si sono mobilitate per lo sciopero e in molte di esse si è abbattuta con una violenza inaudita ed insensata, la scure dei plotoni di polizia. A Roma, si è assistito a un vero atto di guerra contro i manifestanti, molti dei quali minorenni.

Nelle Marche la piazza di movimento è stata quella anconetana. Da Senigallia un centinaio di attivisti dello Spazio Comune Autogestito Arvultùra, del collettivo Precari United e del Collettivo Studentesco Diaz, hanno occupato il treno – non se ne vorrà Trenitalia e la sua politica fatta di aumento dei costi e diminuzione dei servizi – raggiungendo Ancona, dando così vita insieme ad altre realtà regionali di lavoratori, precari, studenti medi e universitari, centri sociali, ad uno spezzone autonomo di quasi mille manifestanti.

Durante il tragitto sono state colpite con lanci di uova colorate, le vetrate di Bankitalia, BNL, UbiBanca, Unicredit. Si sono voluti colpire simbolicamente – come è avvenuto in tutta Italia ed Europa – gli istituti di credito ed il sistema finanziario responsabile della crisi che stiamo attraversando e a difesa del quale vengono stanziati milioni di euro, a fronte di tagli alla spesa sociale e alla riduzione generalizzata dei diritti per la stragrande maggioranza della popolazione.

Lo spezzone – al di là del goffo tentativo del servizio d’ordine della CGIL di bloccarlo e della macchina del fango subito attivata dalla stampa – ha saputo raccogliere attorno a sè il consenso di centinaia di persone, crescendo di numero, andando oltre il percorso stabilito dalla Cgil-Marche e praticando insieme agli operai della Fiom, il blocco di una delle principali arterie stradali del centro cittadino.

Lo sciopero generale del 14 ci dice che c’è un’Europa che è stanca di pagare la crisi e che non ne può più di una classe politico-economica corrotta e parassitaria. Ce n’est qu’un début!

Commenti
Ci sono 2 commenti
Pasquale Torino 2012-11-18 11:59:01
Le banche sono il seme della crisi a loro i profitti a noi tocca pagare i LORO debiti , e in più giocano con la vita delle persone ... grazie nuovi partigiani
O. Manni
Paul Manoni 2012-11-18 15:40:46
Nel passato recente, gli scontri dei manifestanti con le Forze dell'ordine, erano molto circoscritti, piuttosto relativi, e decisamente meno violenti, perchè il servizio d'ordine di manifestazioni e cortei, era gestito da partiti, sindacati o comunque dagli stessi organizzatori. Spessissimo era il PCI (poi Rif. Com.) o la CGIL a gestirlo, ed a fare da "interlocutore" con le forze di polizia. Tutto questo, oggi che gli interlocutori hanno perso completamente la loro credibilità, come portavoce della piazza manifestante, è sostanzialmente impensabile che accada. Anzi, è sempre più evidente come sia proprio a causa di una mancanza generale di fiducia in questi interlocutori, che spesso la "testa del corteo" viene occupata da chi ritiene di dimostrare "sul campo" questa sfiducia nei loro confronti. E' da prima del G8 di Genova che accade, e sarà sempre peggio...Sia per le Forze dell'Ordine che regiscono ai manifestanti con più violenza perchè esasperate nel garantire il normale svolgimento della manifestazione. Sia per la stragrande maggioranza dei manifestanti, che vorrebbero manifestare, senza raggiungere i livelli di guerriglia urbana a cui le cronache ci hanno abituati. Questi manifestanti infatti, non hanno nessuna voglia di passare o di essere trattati come "criminali" violenti, presi a manganellate e via dicendo. E' piuttosto ovvio come l'escalation o la spirale di violenza basata sul risentimento reciproco tra piazza e polizia, non sia destinata a finire. Mia opinione personale, è che durante le manifestazioni, perfino quelle più "sentite", vibranti ed a richio, occorra che entrambe le parti in campo (polizia/manifestanti), facciano lo sforzo per fare in modo che le cose vadano nel verso giusto. Occorre che i manifestanti riescano ad arginare le frange più estremiste e pericolose dei cortei, ed al tempo stesso, occorre che le forze di polizia non colpiscano a casaccio nel mucchio i manifestanti che sono sostanzialmente innocui, come fanno spesso ultimamente, arrivando ad epiloghi da tragedia. Altrimenti, oltre all'evidente "guerra tra poveri", la manifestazione diventa inutile per tutti.
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