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Italia Nostra: ad Arcevia un esempio di scarsa salvaguardia dei centri storici

L'associazione critica una recente ristrutturazione nella frazione Palazzo

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Lo storico edificio ristrutturato di Palazzo d'Arcevia

E’ noto che gli edifici dei nostri centri storici, anche se pregevoli e in buone condizioni, spesso risultano non più funzionali alle mutate esigenze abitative.

Di qui la necessità di un loro adeguamento agli standard abitativi moderni, perché possano continuare ad essere abitati e conservare così vitalità anche ai centri storici. Ma non è sempre facile far convivere il vecchio e il nuovo, specie quando l’adeguamento entra in conflitto con l’esigenza di salvaguardare l’unità e l’identità architettonica del singolo edificio e del contesto in cui è collocato. Allora qualche compromesso è necessario, purché l’innovazione sia di qualità e sia comunque approvata dalla superiore Soprintendenza.

Naturalmente le modifiche debbono essere giustificate da necessità irrinunciabili, tali da rappresentare un diritto, quali l’abitabilità, l’igiene, la sicurezza ecc. e non dal pretese di confort che non rientrano negli standard abitativi medi, quale ad esempio una piscina all’aperto. In genere con un po’ di buon senso chi vuole il giardino con piscina non si rivolge ad un centro storico ma ad edifici rurali.

Così non è avvenuto nella ristrutturazione di un edificio storico di Palazzo di Arcevia, un palazzetto signorile risalente al sette/ottocento, il cui acquirente si è impegnato a restaurare con un certo investimento (glielo riconosciamo), comprendendo però nell’intervento anche la possibilità di costruire una piscina scoperta a ridosso dello stesso palazzo e delle mura del borgo. Non conosciamo il progetto definitivo, né le trattative intercorse fra proprietà e comune, né i vincoli posti al riguardo. La veduta non è delle migliori. Dobbiamo quindi prendere atto che la soglia di quanto si può concedere per ottenere il recupero degli edifici storici in questo caso si è abbassata oltre il limite della ragionevolezza. Quale sarà la prossima concessione ?  

Ci rendiamo conto della necessità di andare incontro alle esigenze di chi investe in operazioni così difficili e non sempre appetibili, ma è necessario porre dei vincoli invalicabili e far accettare delle rinunce nel rispetto dei valori collettivi e del bene comune. Certamente si poteva (o si potrebbe ancora) nascondere meglio il manufatto con opere murarie. Intanto si può cercare di armonizzare o mimetizzare il più possibile questa struttura nel contesto architettonico storico di cui fa parte.

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