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Camminando in città

Estate, viabilità, diritti dei pedoni, delle biciclettee degli automobilisti. L'ideale sarebbe rimodellare la città affinchè le ciclabili non diventino una sorta di riserva indiana.

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A chi non è capitato in questi giorni di percorrere le vie della nostra città e dover fare una manovra brusca per evitare qualche pedone che si trovava un po’ in mezzo alla strada? Se pensiamo alla zona che si trova a ridosso del mare questo è pane quotidiano. Tra l’altro da sempre il turismo che frequenta Senigallia è di tipo familiare e quindi niente di più normale, per un automobilista, che rallentare perché tra la macchina parcheggiata e la corsia ci sono una mamma e un papa con un passeggino che tentano a piedi di raggiungere la meta. Questo fa pensare a come i nostri quartieri si siano sviluppati senza tener conto del fatto che anche pedoni e biciclette hanno diritto di transito sulle nostre strade. Così come, ormai, tutte le carreggiate sono notevolmente ristrette dal fatto che a destra e a sinistra di ogni strada ci siano parcheggiate automobili di persone che risiedono in edifici vicini. Sembra una contraddizione inspiegabile: una cittadina totalmente in pianura che non ha affatto sviluppato i processi di edificazione tenendo conto della mobilità pedonale e ciclabile. Questo, nonostante che si possa arrivare a piedi da una parte all’altra della città con poca fatica. Da tanti anni sentiamo parlare della priorità di ricavare piste ciclabili e, a ragion del vero, va sottolineato come lo sforzo sia grande e fruttuoso per ricavare percorsi possibili. L’ideale sarebbe però rimodellare la città affinchè le piste ciclabili non diventino una sorta di riserva indiana. Ogni angolo di città, infatti, dovrebbe tener conto della possibilità che in un tratto di strada convivano auto, moto, biciclette, pedoni e parcheggi. È uno sforzo grandissimo poiché qui non si sta parlando di una città che deve ancora sorgere. Va totalmente ripensato l’utilizzo del territorio senigalliese, e va abbandonato per sempre il criterio della massima edificazione con il minimo spazio; per il fatto che, alla fine di tutto, il prezzo più alto viene pagato dalla qualità della vita. Sarebbe molto interessante cominciare ad applicare criteri nuovi in una zona in via di sviluppo o in un’area strategica ancora da definire. Ci troveremmo di fronte ad una vera e propria rivoluzione copernicana di cui la città ha veramente bisogno.

La Voce Misena
Pubblicato Lunedì 28 luglio, 2003 
alle ore 8:52
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