Senigallia aspetta Lorenzo Tombesi e la sua compagnia di giovani attori
L'auspicio è di poterlo vedere in scena, insieme alla compagnia PoEM e al regista Gabriele Vacis, al Teatro La Fenice

Dopo il successo di Antigone e i suoi fratelli nell’estate 2025, è della settimana scorsa la nuova affermazione di Lorenzo Tombesi e della compagnia teatrale PoEM di Torino, che hanno portato in scena presso l’Anfiteatro Romano di Urbisaglia la tragedia Sette a Tebe di Eschilo.
Rappresentata per la prima volta nel 467 a. C., la tragedia parla delle reazioni contrastanti suscitate dalla guerra tra la popolazione di Tebe, assediata dagli eserciti di altre città greche: da un lato, le donne esprimono repulsione e paura verso le violenze e lamentano le rovine e i lutti che incombono sulla città; dall’altro lato, gli uomini sentono forte l’attrazione verso la guerra e, convinti della necessità della risoluzione cruenta dei conflitti, costringono al silenzio le donne entro le mura domestiche.
Gravi sono i motivi per deplorare lo scontro armato in corso a Tebe: è guerra civile e contrappone greci ad altri greci, figli dello stesso mondo; è pure guerra fratricida, frutto dell’insanabile rivalità per il potere di Eteocle e Polinice, figli dello stesso sangue. Ma il destino si realizza in pieno e Tebe precipita nel baratro delle armi. I fratelli sollevano le spade l’uno contro l’altro e si uccidono reciprocamente. Alla fine i loro corpi esanimi vengono portati in città.
Siamo di fronte alla rappresentazione di un dramma senza tempo, a noi contemporaneo; la sceneggiatura è naturalmente ricca di riferimenti all’oggi, necessari al compiersi della tragedia, a cui il pubblico assiste senza sconti e in un clima di inclusività. Abbandonati i vincoli della quarta parete, la scenografia è animata dagli attori, dai loro corpi e dal continuo movimento, che si intreccia con dialoghi, discorsi, intermezzi e canti, capaci di evocare con efficacia e intensità la visione del mondo rappresentato.
Sette a Tebe è una tragedia diretta da Gabriele Vacis, regista di lungo corso, dalla vasta produzione apprezzata anche a livello internazionale. Si potrebbe dire che tutti (o quasi) abbiamo conosciuto – e con emozione – almeno una sua opera: si tratta de “Il racconto del Vajont”, di cui Vacis fu il regista, interpretato da Marco Paolini nel 1993 a trent’anni dal disastro di Longarone, poi trasmesso da Rai 2 in diretta televisiva il 9 ottobre 1997. Uno spettacolo il cui pubblico, tra teatro, tv e piattaforme varie, si conta a milioni di unità.
Gabriele Vacis, tra l’altro, è docente di Istituzioni di regia all’Università Cattolica di Milano ed è stato direttore della Scuola per attori dello Stabile di Torino e, in precedenza, anche direttore della Scuola del Palestinian National Theatre.
Va certamente sottolineato che per lo spettacolo Sette a Tebe, il 30 agosto prossimo, Gabriele Vacis e la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali) riceveranno il Premio per la sezione “Regia e Giovani Compagnie per lo spettacolo”, in occasione della XXII edizione del Premio Nazionale Franco Enriquez – Città di Sirolo, dedicato quest’anno a “Il Teatro una via per la Pace”.
Si tratta, quindi, di una bellissima conferma anche per il nostro Lorenzo Tombesi.
Già studente del Liceo Classico “Perticari”, Lorenzo si è diplomato presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino nel 2021, anno in cui ha fondato con i suoi colleghi di corso la compagnia teatrale PoEM, impresa sociale di cui è il vicepresidente. Da allora, per la regia di Gabriele Vacis, ha lavorato, oltre che in Sette a Tebe, in Antigone e i suoi fratelli, Prometeo, Risveglio di primavera, Antico Testamento, di cui ha curato la drammaturgia, e Vangeli, tutti spettacoli ospitati in teatri di rilevanza nazionale. Da quattro anni, inoltre, affianca lo stesso Vacis all’Università Cattolica nel suo corso di Istituzioni di Regia.
Con un suo amico, Fabio Pronestì, ha ideato la performance I wonder if this may be held, rappresentata a Londra. Ha collaborato poi con Alessio Maria Romano (Leone d’Argento alla Biennale), Fausto Paravidino (drammaturgo e regista) e Giuliano Scarpinato (sceneggiatore del film La gioia).
Ha pure realizzato Fuorigioco, il suo primo spettacolo come autore, regista e attore, racconto autobiografico sulla scoperta della propria omosessualità.
È stato ospite del podcast Felici Pochi e il video ha superato le 437 mila visualizzazioni.
Non da ultimo, ha collaborato col carcere Due Palazzi di Padova e continua a tenere laboratori di teatro nelle scuole.
L’auspicio, a questo punto, è di poterlo vedere in scena, insieme ai suoi giovani colleghi della compagnia PoEM ed al regista Gabriele Vacis, al Teatro La Fenice di Senigallia, dove potrebbe essere rappresentata la loro più recente opera, Vangeli, che si interroga, di fronte alle inquietudini del presente, su ciò che le scritture hanno ancora da dire oggi e su come possano risuonare nelle coscienze dei più giovani.
Senigallia, città per la Pace, li aspetta.
(a cura di Roberto Mancini)


























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