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La Cassazione mette la parola fine ad una lunga vicenda che ha visto accusate ingiustamente due lavoratrici della Azienda sanitaria

Senigallia: "Nessuna molestia sul lavoro ma screzi reciproci"

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Tribunale di Ancona

La Corte di Cassazione chiude il sipario sulla lunga e tormentata vicenda che ha riguardato quelli che ormai devono essere definiti semplici reciproci screzi tra colleghi sul luogo di lavoro.

E cosi due dipendenti della Azienda sanitaria di Senigallia, fin dal primo giorno dichiaratesi innocenti, difese dall’Avv. Roberto Paradisi, hanno ottenuto il totale proscioglimento da un lungo processo per molestie sul lavoro nell’ambito del quale avevano subito una pesante condanna in primo grado a 4 mesi di reclusione oltre al pagamento di un risarcimento alla persona offesa.

Che, in realtà, non aveva subito alcun reato. La Corte di Cassazione, dopo la discussione tenutasi al “Palazzaccio” a Roma, ha dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile confermando in pieno la sentenza della Corte di Appello di Ancona che, lo scorso ottobre, aveva assolto le due lavoratrici con la formula più ampia.

Ritenuta insussistente dalla Cassazione anche qualsiasi ipotesi di illecito civile.

Tutti i comportamenti delle lavoratrici (persona offesa compresa) rientravano in un conflitto reciproco sul luogo di lavoro.

Ad evocare davanti agli Ermellini un conflitto più simile a reciproche e dimostrate antipatie e a incomprensioni che non ad atti molesti e persecutori (mai esistiti) è stato l’avvocato Roberto Paradisi che ha difeso sia in appello che in Cassazione le due imputate.

“E’ stata restituita giustizia dopo 8 anni a due specchiate lavoratrici – ha dichiarato il legale – in una vicenda che, fin dall’inizio, doveva essere valutata in termini più rigorosi, valorizzando tutti gli atti del dibattimento. Abbiamo valorizzato i fatti contro le logiche interpretative malevole”.

Ma se la vicenda penale (e civile) è chiusa, resta ancora aperto contro le due lavoratrici un procedimento disciplinare intentato dalla Asur dopo la sentenza di primo grado, nonostante l’esito già definitivo (da un punto di vista penalistico) raggiunto in Corte d’Appello.

“Sono stupito – chiosa l’Avv. Paradisi – e non posso non rilevare come due lavoratrici oneste e professionali debbano ancora subire penalizzazioni dopo che i giudici di appello le avevano già scagionate da ogni responsabilità. Abbiamo chiesto più volte l’archiviazione disciplinare senza alcun esito. Siamo oltre la ragionevolezza, anche perché i fatti erano e sono chiari per come emersi in dibattimento e tutto è nato per aver una delle lavoratrici obbedito (sulla pianificazione dei turni) a precise disposizioni aziendali.

Ora valuteremo ogni azione legale nei confronti di chi ha sbagliato e si è accanito contro le mie assistite che, da tempo, soffrono di ripercussioni di salute e psicologiche per le ingiuste accuse mosse da più parti”.

Roberto Paradisi
Pubblicato Martedì 7 luglio, 2026 
alle ore 11:10
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