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“Un consigliere regionale e un attivista: quando l’istituzione dimentica il suo ruolo”

"Le istituzioni hanno il dovere di prendere le distanze da comportamenti come quello documentato a Senigallia" - VIDEO

Olivetti, Pizzi, Ciccioli, Canafoglia-olivetti

Venerdì 22 maggio, nelle vie del centro di Senigallia, si è consumato un episodio che merita attenzione pubblica. Il consigliere regionale delle Marche Corrado Canafoglia, eletto nelle liste di Fratelli d’Italia, ha incontrato Vittorio Sergi, attivista senigalliese rientrato in Italia da poche ore con la Global Sumud Flotilla.

Quel rientro non è una circostanza qualsiasi. Gli attivisti italiani della Flotilla — ventinove in tutto — sono tornati in patria tra il 21 e il 22 maggio, dopo il rilascio da parte delle autorità israeliane, e hanno riferito di aver subito violenze, sevizie e torture, fisiche e psicologiche, durante la detenzione.

Molti sono arrivati con lividi ed escoriazioni. La procura di Roma ha avviato accertamenti e acquisirà materiale video per verificare le testimonianze raccolte; il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto all’Unione europea sanzioni nei confronti del ministro israeliano Itamar Ben Gvir.
Sono fatti che il Paese intero sta seguendo con apprensione, e sui quali la magistratura sta lavorando.

È in questo contesto che, secondo quanto documentato dalle riprese che stanno circolando, il consigliere regionale Canafoglia si sarebbe rivolto all’attivista con parole di una durezza che lascia sgomenti.

Davanti al racconto delle torture subite, la replica registrata sarebbe stata: “Facci vedere i segni della tortura”. E ancora: “Tu sei andato giù a spendere i soldi dell’Italia, che ti deve venire a prendere”. Fino ad apostrofare pubblicamente l’attivista come “condannato”.

Se le frasi sono quelle documentate dalle riprese — e su questo invitiamo chiunque a guardare e ascoltare i video — siamo di fronte a un comportamento che appare gravemente incompatibile con il ruolo ricoperto.

Pretendere che un cittadino appena rientrato esibisca “i segni” delle violenze denunciate, mentre la procura di Roma sta indagando proprio su quelle denunce, non è una legittima opinione politica: è il rovesciamento del compito di chi siede in un’istituzione.

Un consigliere regionale non è un avversario di parte sceso in strada. È un rappresentante di tutti i cittadini: compresi quelli che non lo hanno votato, compresi quelli che tornano da un’esperienza drammatica.

L’apostrofe pubblica rivolta all’attivista tocca poi un terreno che spetterà eventualmente alle sedi competenti valutare.

Quel che si può dire fin d’ora, sul piano politico e civile, è che umiliare un cittadino per strada, davanti ad altri, attribuendogli pubblicamente una qualifica infamante, è un atto indegno di chi porta la responsabilità di una carica elettiva.

In questi giorni si parla molto, e giustamente, della gravità di quanto accaduto alla Flotilla. Le istituzioni hanno il dovere — morale prima ancora che politico — di prendere le distanze da comportamenti come quello documentato a Senigallia, e di stare dalla parte dei propri cittadini. Senza se e senza ma.

Per questo chiediamo al Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, di intervenire e di pronunciarsi pubblicamente su un episodio che, nei termini in cui risulta documentato, riteniamo incompatibile con la permanenza nel ruolo. Le istituzioni si difendono anche così: riconoscendo, quando accade, che qualcuno le ha tradite.

da lista Senigallia Cambia – Cambia Senigallia – Avs

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