Il “salario giusto” e il giusto salario
PD Senigallia: "Il programma di governo di Dario Romano Sindaco prevede un salario minimo di 10 euro orari"

Anche quest’anno il governo ha emesso il decreto 1° maggio in materia di lavoro come annunciato poche settimane fa dalla premier Meloni. Le novità riguardano incentivi all’occupazione, “salario giusto”, lavoro su piattaforme digitali e rinnovi contrattuali.
Sgombriamo subito il campo da eventuali equivoci: queste misure riguardano le imprese e solo parzialmente i lavoratori. Una serie di bonus – donne, giovani, ZES, certificazione di parità di genere – in forma di esoneri contributivi per le aziende che assumano determinate categorie il cui accesso è condizionato al pagamento di un “salario giusto” pari a quello previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. Anche gli altri contratti non potranno prevedere livelli inferiori.
La norma tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive (trattamento salariale complessivo).
Il senso del decreto è che il governo ha scelto di non scegliere, di non stabilire per legge una soglia sotto la quale nessun lavoratore deve essere pagato.
In Italia infatti un salario minimo legale non esiste ancora. L’ipotesi di fissare una soglia di riferimento unica, a 9 euro lordi l’ora, è rimasta ferma al palo nelle aule parlamentari dopo mesi di scontri politici e tecnici. Molti lavoratori precari, autonomi e atipici non hanno alcuna protezione reale, e proprio in questi segmenti si concentra oggi la parte più fragile del mercato del lavoro.
È chiaro che senza riforme strutturali e investimenti veri, soprattutto per creare lavoro stabile e non precario, la tendenza del lavoro povero è destinata a peggiorare. Mentre i salari restano fermi, la tassazione è sempre meno equa: il governo ha varato numerosi condoni fiscali ma la progressività dell’Irpef resta di fatto applicata solo a lavoratori dipendenti e pensionati. Le rendite finanziarie, immobiliari e quelle da capitale sono tassate meno dei lavoratori dipendenti (Ocse).
Il Patto per il Lavoro verso la nostra comunità di Senigallia invece si muove in un’altra direzione: il programma di governo di Dario Romano Sindaco sostenuto dalla coalizione di centrosinistra prevede che il Comune si faccia da garante per la promozione di misure per la qualità del lavoro, politiche attive di rilancio economico e, soprattutto, un salario minimo di 10 euro orari in tutti i bandi di appalto comunali.
Un passo avanti per il tessuto economico della città, per i diritti i civili e per la coesione sociale perché non si sfaldi come vorrebbe un modello sociale che si fonda sull’isolamento dell’individuo ma, ancora una volta, la riaffermazione del valore di comunità e di bene comune
Partito Democratico Senigallia


























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