“A Senigallia non esiste un problema di linguaggio, esiste un problema di memoria selettiva”
"A Senigallia non esiste il politicamente corretto: esiste il politicamente conveniente"

Quando ho definito la consigliera Chantal Bomprezzi “maestrina dalla penna rossa”, si è aperto il tribunale morale permanente: indignazione a getto continuo, lezioni non richieste, difensori improvvisati del galateo istituzionale. Sembrava che il destino del dibattito pubblico dipendesse da quella frase.
Poi, come spesso accade, la memoria si è improvvisamente accorciata.
Perché oggi gli stessi ambienti politici distribuiscono etichette come “professore” o “re sole” al sindaco uscente. Non proprio complimenti, diciamolo. Piuttosto frecciate studiate per ridicolizzare. Ma questa volta tutto tace. Nessuno si scandalizza, nessuno si indigna, nessuno sente il bisogno di salire in cattedra.
Curioso, no?
La verità è che a Senigallia il problema non è mai stato il rispetto. Il problema era, ed è, chi parla. Se lo fai tu, sei fuori luogo. Se lo fanno loro, è ironia. Se insisti, diventa addirittura satira.
È un copione già visto: moralismo quando serve colpire, silenzio quando serve coprire.
E allora smettiamola con le finzioni. Non esiste un “limite” condiviso, non esiste una regola uguale per tutti. Esiste solo una linea mobile, che si sposta a seconda della convenienza politica.
A Senigallia non esiste il politicamente corretto: esiste il politicamente conveniente.


























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