“Meloni-Olivetti, molto fumo poco arrosto”
"Una caratteristica comune tra Governo e quanto accade a Senigallia"

Pubblichiamo con piacere questa bella riflessione di Attilio Casagrande che vogliamo condividere con i cittadini di Senigallia.
C’è una caratteristica che accomuna l’attuale Amministrazione comunale di Senigallia ed il Governo nazionale di Giorgia Meloni, a parte la comune matrice ideologico politica, ed è
che entrambe producono molto fumo, ma di arrosto se ne vede poco o niente.
Il governo nazionale, è sotto gli occhi di tutti, ha prodotto riforme zero, il ceffone preso sul Referendum sulla giustizia ne è una plastica rappresentazione, la politica economica in grosse difficoltà nonostante il regalo del PNRR, produzione industriale in calo, inflazione in aumento, gli stipendi più bassi d’ Europa, la sanità sappiamo come è messa, con la corda
al collo dell’ aumento delle spese militari.
Difficoltà a dire il vero non solo per responsabilità del governo nazionale ma anche conseguenza delle pazzie del caro amico americano di Giorgia, il Presidente degli Stati Uniti, quello che “meriterebbe il Premio Nobel per la pace”.
Ciò che si continua a vedere è l’accanimento sui Decreti sicurezza con un furore persecutorie che dai migranti (adesso anche con la mancia per gli avvocati che ne favoriscano le espulsioni) si trasferisce anche sui comuni cittadini “sospetti” che rischiano di essere “preventivamente” privati della libertà senza aver commesso alcun reato.
A livello amministrativo locale stessa cosa, alte cortine fumogene, ma di arrosto se ne vede poco.
Vengono elencati “grandi interventi di recupero del patrimonio pubblico”, uno si aspetterebbe di rivedere Palazzo Gherardi tornato ai suoi antichi splendori così l Hotel Marche o il Politeama Rossini, la sistemazione della parte storica in degrado del Cimitero delle Grazie, il ponte Garibaldi ricostruito in sintonia con il complesso architettonico del centro storico invece nulla di tutto questo ma solo strade asfaltate(alcune anche troppo come il lungomare Guglielmo Marconi) rotatorie completate, marciapiedi rifatti, meglio di
niente per carità, ma il recupero del patrimonio pubblico è ben altro ed è quello che hanno fatto le (famigerate)amministrazioni di sinistra della città nei decenni passati, il Foro annonario con la piazza del Mercato e la biblioteca, piazza del Duca, Piazza Garibaldi, il
Teatro la Fenice, l’ex GIL, magari non tutte riuscite benissimo sul piano estetico, ma che sicuramente hanno dato decoro e funzionalità alla città.
E non si dica che la messa a norma di alcune palestre cittadine ed il manto sintetico del campo di calcio delle Saline è segno di una “politica sportiva efficiente e “lungimirante” in una città che non ha di fatto una piscina pubblica comunale degna di questo nome ed ancora dobbiamo sapere come stanno veramente le cose sulla vicenda della piscina delle Saline.
Ora in campagna elettorale si sente la proposta di trasformare la zona Saline in “cittadella dello sport”, come? Con quale progettualità, con quali finanziamenti? Noi ci accontenteremmo della riapertura della piscina per evitare le migrazioni di molti senigalliesi verso la piscina di Chiaravalle.
Sulla politica culturale di questa amministrazione è bene stendere un velo pietoso, potremmo dire “Chi l’ha vista?”, parafrasando al femminile il titolo di una nota trasmissione televisiva. La politica culturale della Amministrazione Olivetti è sostanzialmente aggrappata al Summer Jamboree (ereditato dal passato) senza aver compreso che la cultura non è il singolo evento più o meno eclatante (ed a Senigallia se ne stanno perdendo diversi) ma è un modo di essere e vivere una storia una tradizione un immaginario che dal passato vengono trasmessi nel presente e proiettati nel futuro. Questo avviene anche attraverso la valorizzazione di realtà locali giovanili e non che producono cultura, riattivando spazi culturali nelle frazioni rivitalizzando i Centri sociali che a
Senigallia sono diventati o dei magazzini di deposito o ontenitori solo adibiti a cene e scampagnate.
Certo la cultura sono anche eventi di qualità, così come avviene a Pesaro Fano Jesi dove molti senigalliesi sono costretti a rifugiarsi per usufruire e respirare cultura, quella con la C maiuscola.
Se poi la politica turistica è la asfaltatura dei lungomari che diventano piste automobilistiche perché a Senigallia con l’ automobile si deve andare dappertutto, con la spiaggia ridotta ad una bidonville, come se il prolungamento della stagione turistica sia sostanzialmente il mantenimento sull’ arenile di campi da pallavolo circondati da reti che sembrano pollai, di campetti di calcio tennis e di bocce e con tutte le attrezzature della stagione estiva abbandonate sull’ arenile e con naturalmente a ridosso l’immancabile proliferazione di mini appartamenti turistici ( mentre i senigalliesi che vogliono una casa in affitto o in proprietà debbono migrare a Marotta o a Tre Castelli), e magari un mega parcheggio in struttura dietro l’ex Hotel Marche al posto deli’ ex Ufficio del turismo, be’ se il
modello turistico senigalliese per il terzo millennio è questo, siamo proprio alla frutta.
Sulla sanità locale non c’è nulla da dire messi male eravamo all’ alba Olivetti nel 2020, peggio siamo al tramonto 2026.
C’è un altro elemento che accomuna governo nazionale e governo locale che forse alcuni cittadini distratti sottovalutano: la prima azione della Giunta Olivetti appena insediatasi è
stata quella di togliere lo striscione con la scritta “ Verità per Giulio Regeni” presente da anni sul Palazzo comunale, tanto dicevano “ non serve a niente, faremo noi pressioni attraverso il nostro governo sul governo egiziano” (!?).
Il governo-gemello Meloni non ha dato i contributi al documentario su Giulio Regenri intitolato “ Tutto il male del mondo” preferendo finanziare un film su Gigi D’ Alessio, perché più rappresentativo della identità culturale italiana.
Poi c’è la vicenda 25 Aprile in cui all’ Anpi è stata negata all’ ultimo momento la piazza del Foro Annonario in cui tradizionalmente nel pomeriggio si festeggiava la festa della Liberazione, perché qualche giorno dopo il 25 aprile c’è la Festa delle Harly Davidson, ed è bene che l’ Anpi si faccia da parte e vada nella vicina piazza Ottorino Manni.
Vuoi mettere le Harly Davidson con la liberazione dal nazi fascismo ”!
Ma la festa grazie all’ Anpi ed a tanti cittadini democratici ed antifascisti si farà lo stesso e sarà bella, ricca di iniziative e partecipata.
Vorrei aggiungere un ultimo elemento, iconografico, che caratterizza questa campagna elettorale e differenzia i due schieramenti; dai primi di aprile la Città è tappezzata da una
miriade di manifesti di svariate dimensioni del Sindaco Olivetti e di gran parte di Consiglieri e Assessori comunali uscenti ma anche di candidati sconosciuti di Centro destra, per il Centro Sinistra solo pochi sparuti manifesti del Candidato Sindaco Dario Romano; una differenza di stile, ma forse anche che le disponibilità economiche dei candidati “radical chic” della sinistra sono notevolmente inferiori e senza santi in paradiso rispetto a quelle dei “proletari e popolari” candidati del Centro destra.
Io spero in molti speriamo che dal 26 maggio Senigallia abbia una Sindaco ed una amministrazione comunali che rimettano sul Palazzo del Municipio lo striscione “Verità per Giulio Regeni”, che partecipi ai numerosi presidi organizzati dalla Rete per la Pace e dalla Scuola di Pace ( in oltre centro presidi e cortei nelle vie cittadine anche a seguito di eventi internazionali drammatici mai si è visto un rappresentante della Amministrazione comunale uscente) ed una Amministrazione comunale che tra Festa della Liberazione e
Harly Davidson sappia distinguere quale è la più importante, per questo basta conoscere la ABC della Costituzione italiana.
Attilio Casagrande già Consigliere Comunale
Da
Alleanza Verdi Sinistra


























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