Processo alluvione Senigallia 2014: si punta il dito su lavori non adeguati o non realizzati
Le deposizioni di Montesi (Confluenze) e Occhipinti (Regione). Rappresentante alluvionati: "Un argine del Misa fu abbassato"

Prosegue a L’Aquila il processo sull’alluvione del 2014 che colpì Senigallia, causando quattro vittime e danni per centinaia di milioni di euro. Nell’udienza di martedì 20 gennaio sono stati ascoltati diversi testimoni, i cui interventi hanno contribuito a ricostruire aspetti rilevanti di quanto accaduto in quella tragica giornata.
Tra i testi sentiti c’è stato Luciano Montesi, presidente dell’associazione Confluenze di Senigallia, che ha ripercorso nel dettaglio l’attività di controllo svolta sui lavori di manutenzione del fiume Misa, appaltati dalla Provincia di Ancona a diverse ditte. Montesi ha spiegato di aver ricevuto l’incarico, insieme a Niki Morganti dello studio Diatomea, di verificare la corretta esecuzione degli interventi.
Nel corso della sua deposizione, Montesi ha riferito di aver redatto una relazione molto dettagliata nella quale venivano evidenziate numerose criticità: in alcuni tratti i lavori non sarebbero stati eseguiti, in altri sarebbero stati svolti in modo non adeguato, lasciando nell’alveo del fiume alberi secchi e vegetazione che invece avrebbero dovuto essere rimossi. Ha inoltre ricordato la presenza di alberi secchi risalenti a una precedente alluvione, mai eliminati dalle ditte incaricate.
Il presidente di Confluenze ha poi raccontato un episodio definito singolare: prima di essere ascoltato dalla commissione comunale d’inchiesta sull’alluvione del 2014, sarebbe stato contattato dall’ingegner Massimo Sbriscia, oggi imputato nel procedimento penale, per parlare della deposizione che Montesi si apprestava a rendere.
Nel suo intervento, Montesi ha anche ricordato di aver espresso, in qualità di rappresentante dei Verdi, la propria contrarietà in Consiglio comunale al progetto delle vasche di espansione, opere che oggi iniziano a vedere la luce dopo decenni di attesa (ne è entrata in funzione una a Bettolelle, mentre altre sono in fase di progettazione) e la cui mancata realizzazione è stata indicata come una delle principali cause sia dell’alluvione del 2014 sia di quella del 2022, nella quale persero la vita 13 persone.
È stato poi ascoltato l’ingegner Giorgio Occhipinti della Regione, che ha dichiarato come il progetto delle vasche di espansione redatto da Acquar poteva essere realizzato senza particolari ostacoli, in quanto la Provincia disponeva delle risorse umane e finanziarie necessarie.
Un’ulteriore testimonianza è arrivata da un rappresentante del coordinamento degli alluvionati, che ha riferito di un sopralluogo effettuato subito dopo l’alluvione del 2014 insieme all’avvocato Corrado Canafoglia, oggi legale di 395 parti civili e dell’Unione Nazionale Consumatori, e a un artigiano proprietario di un capannone in via Po. Durante il controllo, i tre avrebbero constatato che l’argine del Misa lato Fano, sotto il ponte della complanare, era stato abbassato di circa due metri durante i lavori di realizzazione della complanare stessa.
Nel corso del sopralluogo, sarebbero stati trovati alcuni operai che, su mandato della ditta Autostrade, stavano rialzando l’argine. Il teste ha però precisato di non aver visto alcun cartello informativo relativo ai lavori, lasciando quindi incerto chi ne avesse disposto l’esecuzione dopo l’alluvione del 2014. Un fatto ritenuto particolarmente grave, anche alla luce del fatto che già nel 2011 la zona di via Po aveva subito un allagamento analogo, segnalato al Comune senza che seguissero interventi risolutivi.
“Più si va avanti nell’istruttoria di questo processo e più cresce la rabbia”, ha commentato l’avvocato Corrado Canafoglia, legale delle parti civili e dell’Unione Nazionale Consumatori.
L’udienza è stata aggiornata al 10 febbraio 2026, quando verranno ascoltati altri dieci testimoni.

























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