“La passerella di Senigallia: il biglietto da visita che nessuno vorrebbe mostrare”
"C’è una passerella a Senigallia che, più di tante campagne promozionali, racconta perfettamente quanto a volte la realtà sia distante dall’immagine che una città vorrebbe dare di sé"

C’è una passerella a Senigallia che, più di tante campagne promozionali, racconta perfettamente quanto a volte la realtà sia distante dall’immagine che una città vorrebbe dare di sé.
È quella che da anni collega i due lungomare.
Stretta, strettissima. Poco più di un metro di larghezza. Una passerella sulla quale pedoni, biciclette, passeggini e turisti devono convivere in uno spazio che, evidentemente, non è stato pensato per il numero di persone che oggi lo utilizzano.
Provate a far incrociare due biciclette. Se i manubri non sono particolarmente generosi, forse ce la fate. Altrimenti comincia una delicata manovra di equilibrismo, accompagnata – quando va bene – da qualche sorriso e, quando va meno bene, da qualche improperio.
Eppure stiamo parlando di Senigallia. Una città che vive di turismo, di mare, di passeggiate sul lungomare, di biciclette e di accoglienza.
È davvero questo il collegamento che vogliamo offrire a chi arriva in città?
La domanda non è nuova. Il problema nemmeno. E proprio questo è forse l’aspetto più difficile da comprendere: sono anni che la situazione è sotto gli occhi di tutti.
Nel frattempo si parla di mobilità sostenibile, si progettano e si realizzano piste ciclabili, si investe nei collegamenti e si inaugurano nuove infrastrutture.
A proposito di infrastrutture, viene spontaneo ricordare il nuovo ponte sul fiume Cesano. Un bel ponte, non c’è che dire. Peccato che, una volta attraversato, il ciclista si ritrovi davanti a uno sterrato, una curva strettissima a destra e, poco dopo, una sorta di gimkana tra le barriere di protezione installate per impedire l’accesso ad auto e moto.
Insomma: il ponte c’è. La pista ciclabile, invece, sembra avere ancora qualche problema a decidere dove andare.
È difficile non chiedersi quale sia la logica di una mobilità ciclabile che, in alcuni punti, sembra procedere per episodi scollegati: un’opera qui, una barriera là, uno sterrato da un’altra parte e, nel frattempo, la vecchia passerella continua a fare quello che fa da anni.
Resistere.
Resistere al traffico quotidiano di biciclette e pedoni. Resistere ai passeggini. Resistere ai turisti. E soprattutto resistere al tempo.
Ma fino a quando?
Perché il problema non è soltanto la larghezza della passerella. Il problema è l’idea di città che c’è dietro.
Se vogliamo presentarci come una località turistica moderna, accessibile e attenta alla mobilità sostenibile, allora dobbiamo anche essere disposti a guardare negli occhi le nostre contraddizioni.
Non basta parlare di piste ciclabili. Bisogna che siano realmente percorribili.
Non basta costruire un ponte. Bisogna che quel ponte conduca da qualche parte.
Non basta parlare di accoglienza. Bisogna che anche i percorsi che il turista è costretto a utilizzare siano degni di una città che vuole essere accogliente.
E allora forse sarebbe arrivato il momento di smettere di considerare quella passerella come un dettaglio.
Perché non è un dettaglio.
È uno dei collegamenti più utilizzati da chi si muove lungo il nostro litorale e, per chi arriva da fuori, può diventare una delle prime immagini concrete della città.
Senigallia merita una passerella diversa. Più larga, più sicura, più funzionale e soprattutto progettata per le esigenze di oggi, non per quelle di decenni fa.
Una vera passerella, insomma.
Non quella metaforica sulla quale troppo spesso si fanno promesse.
Quella vera, dove possano passare contemporaneamente due biciclette, un passeggino e qualche pedone senza che nessuno debba chiedere permesso per attraversarla.
Paolo Santini

























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