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A 10 anni dal terremoto nelle Marche

Uncem Marche riflette a un decennio dai tragici fatti

Terremoto, sisma, danni

A dieci anni dal terremoto che, nell’agosto e nell’ottobre del 2016, ha profondamente segnato l’Appennino marchigiano, il tempo della memoria si intreccia con quello del bilancio e, soprattutto, delle scelte per il futuro.

Il primo pensiero di UNCEM Marche va alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità che per un decennio hanno sostenuto il peso umano, sociale ed economico di una delle più gravi calamità che abbiano colpito il Centro Italia. «Il decennale deve essere vissuto con rispetto e sobrietà – dichiara Giuseppe Amici, presidente di UNCEM Marche – ma rappresenta anche un momento nel quale misurare il cammino compiuto e comprendere quale debba essere la prospettiva dei prossimi anni. Il terremoto ha colpito territori che già prima del 2016 conoscevano fragilità demografiche, difficoltà nei collegamenti e una progressiva riduzione dei servizi. Per questo la ricostruzione non può esaurirsi nella pur indispensabile ricostruzione degli edifici».

I numeri descrivono uno sforzo finanziario e amministrativo di dimensioni straordinarie. Alla data del 20 agosto 2026, nelle Marche risultano concessi 9,013 miliardi di euro per la ricostruzione privata e produttiva, dei quali 6,050 miliardi già liquidati. Nel solo 2026, le liquidazioni hanno raggiunto 817,5 milioni di euro. Sul versante della ricostruzione pubblica risultano inoltre programmati oltre 1.870 interventi, per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro. «È un impegno che ha coinvolto e continua a coinvolgere Governo, Struttura commissariale, Regione Marche, Ufficio speciale per la ricostruzione, Comuni, professionisti e imprese – prosegue Amici –. Il lavoro portato avanti dal Commissario straordinario Guido Castelli, in raccordo con il presidente della Regione Francesco Acquaroli e con le istituzioni territoriali, ha progressivamente affiancato alla ricostruzione materiale una visione più ampia. È questa la strada da consolidare: le risorse investite devono diventare un patrimonio permanente per l’Appennino».

In questa direzione si inserisce anche la proroga della gestione straordinaria fino al 31 dicembre 2029, accompagnata da ulteriori risorse per la ricostruzione privata e da strumenti destinati ad accelerare le progettazioni e i programmi di sviluppo economico e sociale. Per UNCEM Marche, tuttavia, il vero salto di qualità consiste nel legare definitivamente la ricostruzione alla sicurezza del territorio. Frane, instabilità dei versanti e dissesti aggravati dalla sequenza sismica continuano, infatti, a condizionare abitati, infrastrutture e collegamenti. Gli studi geologici, la microzonazione sismica e gli approfondimenti sulle faglie attive hanno consentito di conoscere meglio le fragilità del territorio e di programmare gli interventi di mitigazione necessari. «Nei Comuni montani non si può separare la ricostruzione di una casa dalla sicurezza del versante sul quale sorge o della strada che permette di raggiungerla – sottolinea Amici –. Intervenire sui dissesti sismo-indotti significa proteggere le comunità, rendere possibili i cantieri e garantire durata agli investimenti realizzati. La prevenzione deve diventare parte strutturale della ricostruzione».

Accanto alla sicurezza, centrale è il tema dei servizi essenziali. L’apertura del nuovo Ospedale dei Sibillini “Beato Antonio” di Amandola rappresenta, in questo quadro, un investimento particolarmente significativo per l’area montana. Alla struttura sanitaria si affianca il potenziamento della rete delle elisuperfici nei Comuni del cratere, con nuove piattaforme realizzate, tra gli altri, ad Acquasanta Terme, Comunanza, Montegallo e Montemonaco e con l’adeguamento di strutture esistenti anche al volo notturno. «La distanza geografica non può trasformarsi in una disuguaglianza nell’accesso alle cure – evidenzia il presidente di UNCEM Marche –. Un ospedale moderno e una rete efficiente di elisoccorso rappresentano presìdi essenziali non soltanto nelle emergenze, ma nella scelta quotidiana di continuare a vivere nelle aree interne».

Lo stesso vale per le infrastrutture viarie. La prosecuzione della Pedemontana delle Marche e gli interventi sulla Salaria, compreso il secondo lotto tra la galleria Valgarizia e Acquasanta Terme, assumono, secondo UNCEM, un valore che va oltre la mobilità. «Per un territorio montano una strada significa accesso a una scuola, a un ospedale, a un posto di lavoro. Significa competitività per un’impresa, possibilità di sviluppare turismo, maggiore sicurezza e minore isolamento – osserva Amici –. Pedemontana e Salaria sono infrastrutture di coesione territoriale. Accorciano non soltanto le distanze chilometriche, ma anche quelle economiche e sociali tra costa e aree interne».

Il decennale del sisma restituisce quindi un bilancio importante, ma ancora aperto. Alla ricostruzione materiale restano infatti da affiancare risposte strutturali alle grandi questioni dell’Appennino: spopolamento, invecchiamento della popolazione, rarefazione dei servizi, difficoltà nell’accesso alla casa e minori opportunità per giovani, famiglie e imprese. «La priorità dei prossimi anni – conclude Amici – deve essere completare la ricostruzione, a partire dai centri e dalle frazioni maggiormente colpiti, ma, nello stesso tempo, rafforzare sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza del territorio, connettività e condizioni per fare impresa. Il decennale non può rappresentare il punto di arrivo. Deve essere il momento nel quale trasformare l’esperienza straordinaria della ricostruzione in una politica ordinaria e permanente per l’Appennino». «La vera misura del successo non sarà soltanto il numero degli edifici ricostruiti. Sarà vedere, tra dieci o vent’anni, quante persone avranno ancora scelto di vivere, lavorare, mettere su famiglia e investire in questi territori». Per UNCEM Marche, è questa la sfida che si apre dopo i primi dieci anni: passare dalla ricostruzione dei luoghi alla costruzione del loro futuro.

Uncem Marche

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Venerdì 21 agosto, 2026 
alle ore 10:11
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