Campanile: “Il TAR giudica gli atti, i cittadini giudicano la scelta politica”
"Senigallia ha bisogno di un ponte sicuro. Ma ha anche bisogno di un ponte compatibile con la sua storia, con il suo centro, con la sua viabilità e con la bellezza dei luoghi che appartengono a tutti"

La sentenza del TAR sul nuovo Ponte Garibaldi va rispettata. Il tribunale amministrativo si è pronunciato sugli atti, sulle procedure e sui profili di legittimità del percorso amministrativo.
Prendiamo atto della decisione.
Ma una sentenza amministrativa non cancella il problema politico, urbanistico e cittadino che resta davanti a Senigallia: quel ponte continua a essere una scelta sbagliata per la città.
Il punto, infatti, non è mai stato soltanto giuridico. Il punto è politico, urbanistico e culturale. È accettabile che un’opera così impattante sul paesaggio urbano, sulla viabilità, sui Portici
Ercolani e sull’identità stessa di Senigallia venga presentata come l’unica soluzione possibile, senza un vero confronto con la città? Per noi no.
Il TAR ha valutato la correttezza degli atti. I cittadini hanno il diritto di valutare la qualità della scelta. Sono due piani diversi, entrambi legittimi. Proprio per questo nessuno può trasformare la sentenza in un via libera politico acritico, come se il tema fosse chiuso e come se le preoccupazioni di migliaia di senigalliesi fossero state cancellate con un timbro.
In queste ore Fratelli d’Italia parla di “ambientalismo ideologico” per liquidare le critiche al progetto. È una formula comoda, ma non regge. Chiedere sicurezza, qualità urbana, rispetto del paesaggio e partecipazione non è ideologia. È buona amministrazione.
Nessuno mette in discussione la necessità di intervenire sul rischio idraulico. Nessuno
scherza con la sicurezza dei cittadini. Ma proprio perché la sicurezza è una cosa seria, non può diventare il pretesto per imporre qualsiasi soluzione, anche la più invasiva, anche la più estranea al contesto urbano.
Senigallia ha bisogno di un ponte sicuro. Ma ha anche bisogno di un ponte compatibile con la sua storia, con il suo centro, con la sua viabilità e con la bellezza dei luoghi che appartengono
a tutti. Sicurezza e qualità urbana non sono alternative. Una buona amministrazione deve pretendere entrambe.
In questi mesi una parte importante della città ha chiesto una cosa semplice: fermarsi, valutare alternative, discutere seriamente quale ponte serva davvero a Senigallia.
Italia Nostra, le associazioni ambientaliste e i tanti cittadini che hanno sostenuto questa battaglia non hanno difeso l’immobilismo. Hanno difeso il diritto della città a non subire un’operacalata dall’alto.
La destra che governa Senigallia, invece, ha scelto un altro metodo: prima ha accettato il progetto, poi ha sostenuto che non esistessero alternative, infine ha trattato ogni voce critica
come un ostacolo. Oggi, dopo la sentenza e a pochi giorni dal voto, dice di essere disponibile ad ascoltare soluzioni per migliorare il progetto. Ma la domanda è inevitabile: perché questo ascolto non c’è stato prima?
Una città non può essere coinvolta solo quando le decisioni sono già prese. La partecipazione non è una concessione elettorale dell’ultimo minuto. È il modo normale con cui si
amministrano le scelte più delicate.
E proprio sul rischio idraulico questa amministrazione non può dare lezioni a nessuno. In cinque anni e mezzo sono rimasti aperti troppi problemi: le criticità del Ponte degli Angeli, quelle del ponte sulla Statale, quelle del ponte ferroviario, gli interventi attesi alla foce del Misa, le questioni irrisolte che riguardano Campo Boario e Ponterosso. Ridurre tutto al solo Ponte Garibaldi è una semplificazione utile alla propaganda, non alla sicurezza della città.
Per questo il voto di domenica e lunedì assume anche il valore di un giudizio politico sul modo in cui Senigallia vuole essere amministrata. Da una parte c’è chi considera il Ponte Garibaldi
una pratica da chiudere il prima possibile, anche a costo di stravolgere un pezzo fondamentale della città. Dall’altra c’è chi pensa che un’opera pubblica debba essere sicura, necessaria, condivisa e coerente con il luogo in cui viene realizzata.
La sentenza del TAR non cambia questa domanda. Anzi, la rende ancora più chiara.
Vogliamo una città che subisce decisioni prese altrove, oppure una città che pretende di essere ascoltata? Vogliamo un’amministrazione che si limita a dire “non ci sono alternative”, oppure un’amministrazione capace di cercarle, valutarle e difenderle?
Per noi la risposta è chiara: Senigallia non ha bisogno di imposizioni. Ha bisogno di sicurezza, bellezza, competenza e partecipazione. Quel ponte non è la soluzione migliore per la città. E il giudizio finale, adesso, torna dove doveva stare fin dall’inizio: nelle mani dei senigalliesi


























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