“Negli anni 70 il 25 aprile non era divisivo, perché tutti eravamo antifascisti”
"Oggi si vuole rileggere la storia: ma un morto per la libertà dal fascismo, non potrà mai essere come coloro che hanno compiuto la strage di Marzabotto"

Negli anni ‘70, nei miei anni da studente, il 25 aprile non era una festa divisiva. Tutti avevano chiaro il suo significato, tutti erano antifascisti.
La seconda guerra mondiale era terminata da poco più di trenta anni e il ricordo delle stragi fasciste, degli oppositori al confino, dell’uccisione degli oppositori, era molto vivo.
Nelle scuole pubbliche, lungo i corridoi, si affiggevano i poster che rievocavano il 25 aprile.
Nel mio caso, l’antifascismo era potenziato dai racconti di mio padre. Appena ventenne passò, imprigionato in un campo di lavoro in Germania, due anni della sua giovane vita. Era un IMI (Internato Militare Italiano) abbandonato dalla Repubblica di Salò nelle mani dei loro alleati nazisti. La stessa sorte di altri 850.000 giovani italiani. Era alto 184 centimetri, tornò che pesava 48 Kg.
Da alcuni anni si vuole rileggere la storia. Una ricorrenza che ricordi tutti i morti di quel periodo. Ma non potrà mai essere così. La storia è scritta nelle lettere dal carcere di Gramsci, nei racconti di Beppe Fenoglio e di Giuseppe Berto. Soprattutto nelle centinaia di lettere di partigiani scritte prima di essere giustiziati.
Un morto per la libertà dal fascismo, non potrà mai essere come coloro che hanno compiuto la strage di Marzabotto, di Sant’Angelo di Stazzena, delle fosse Ardeatine.
La morte non azzera tutto. Ne’ per gli uomini, ne’ per per Dio.
Buon 25 aprile!!!
Fazio Fabini
Alleanza Verdi Sinistra
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