“Un grazie che viene dal cuore: una storia di buona sanità a Senigallia”
"In un tempo in cui la cronaca racconta spesso le difficoltà del sistema sanitario, è giusto riconoscere anche ciò che funziona"

Ci sono momenti nella vita in cui tutto cambia all’improvviso. Se si è abituati a dare risposte e cercare di risolvere situazioni, risulta ancora più difficile ritrovarsi improvvisamente fragili, spaventati, con il bisogno urgente di capire cosa sta accadendo al proprio corpo. È proprio in questi momenti che si comprende fino in fondo il valore delle persone che si incontrano lungo il percorso di cura.
Non è stata, purtroppo, la prima volta per me in ospedale: in altre occasioni ho accompagnato familiari in percorsi complessi. Anche per questo sento oggi il bisogno, come semplice cittadino, di raccontare ciò che ho vissuto.
Desidero esprimere un ringraziamento sincero a tutto il personale sanitario del Pronto Soccorso di Senigallia e dell’Ospedale di Senigallia.
Un pensiero particolare di ringraziamento va al cardiologo Dottor Fabrizio Bufarini, direttore della U.O.C. Cardiologia e UTIC dell’Ospedale, guida di un’équipe composta da medici, infermieri e operatori, che, dopo l’arrivo dal Pronto Soccorso, hanno seguito con attenzione e tempestività il mio percorso clinico, garantendo continuità e qualità nelle migliori cure.
Sono arrivato in un momento di particolare difficoltà per il Pronto Soccorso, sotto forte pressione e nel passaggio di consegne tra turni. Nonostante questo, pur nell’agitazione e nelle difficoltà legate al numero elevato di accessi, il personale, con fermezza e una calma rassicurante, mi ha accompagnato in ogni passaggio: dal primo ago – arrivando persino a chiedere scusa per un eventuale fastidio – fino agli accertamenti.
Dal mio arrivo, in meno di quattro ore, sono state effettuate le prime indagini e gli accertamenti necessari, consentendo un rapido trasferimento in Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC).
Fin dal primo momento, accanto alla competenza clinica, ho potuto apprezzare un aspetto fondamentale: la chiarezza nella comunicazione. Anche le situazioni più delicate sono state affrontate con trasparenza e sensibilità, senza generare ulteriore paura, ma costruendo consapevolezza e fiducia.
Ho incontrato medici anche molto giovani, ma straordinariamente preparati, inseriti in un confronto continuo di équipe, capaci non solo dal punto di vista clinico, ma anche nella relazione con il paziente: un elemento che, in quei momenti, fa davvero la differenza.
Un ringraziamento particolare va al personale medico e infermieristico dell’UTIC, proprio perché è stato il momento per me più delicato. Nei momenti più difficili siete stati un punto fermo: mani sicure, sguardi attenti, una gentilezza che non si può dimenticare. La vostra dedizione ha reso più sopportabile ciò che spaventava. Vi sono sinceramente grato.
Durante i giorni di degenza, nonostante una condizione complessa, non mi sono mai sentito solo. Ho percepito un ambiente rassicurante, professionale e al tempo stesso umano, capace di trasmettere sicurezza anche nelle fasi più difficili, quando manca il fiato, anche alzare una mano diventa faticoso e il cuore sembra fare i capricci, e un casco ti riporta alle immagini di una pandemia che ci ha segnati.
Quella che ho vissuto è stata un’esperienza in cui ho percepito sempre più l’introduzione di nuove tecnologie e cambiamenti recenti nel sistema sanitario locale, insieme a una forte umanizzazione della cura con la centralità delle persone. Due elementi che, quando lavorano insieme, rappresentano il vero valore della medicina.
Curare, infatti, non significa soltanto intervenire dal punto di vista clinico, ma anche accompagnare il paziente, non spaventarlo, aiutarlo a comprendere. È un percorso che richiede grande professionalità e competenze, ma anche attenzione e responsabilità nel modo in cui si comunica.
In un tempo in cui la cronaca racconta spesso le difficoltà del sistema sanitario, è giusto riconoscere anche ciò che funziona. Senza ipocrisie: esistono criticità, limiti e una scarsità di risorse che ogni giorno gli operatori affrontano con grande impegno. Ma proprio per questo è importante raccontare anche le storie positive, che aiutano noi cittadini ad essere meno diffidenti e a riconoscere il valore di chi si prende cura di noi, permettendo al sistema e alle persone che ne fanno parte di esprimersi al meglio.
Esistono professionisti, esiste una squadra, esiste un’équipe, esiste un gruppo di persone. Persone come tutti noi, che assorbono anche le nostre preoccupazioni e vanno oltre il loro ruolo, affrontando, oltre al paziente, anche i suoi familiari.
Un ringraziamento va anche a tutte quelle figure spesso meno visibili ma altrettanto fondamentali – operatori socio-sanitari, personale tecnico, amministrativo e di supporto – che contribuiscono ogni giorno, con discrezione e impegno, al funzionamento di un sistema complesso.
Un pensiero va anche al mondo del volontariato, che con disponibilità e spirito di servizio rende possibili, come nel mio caso, trasferimenti e supporti indispensabili per eseguire indagini diagnostiche e completare il percorso di cura.
Una squadra composta da professionisti che, con serietà e dedizione, uniscono alla scienza, alla professionalità, una cultura della cura profondamente umana, dove la professione è anche vocazione e scelta di vita.
In una società abituata a risposte immediate, è importante ricordare che la medicina è spesso fatta di percorsi, non di soluzioni istantanee. In questo, la fiducia nei professionisti e nel sistema che rappresentano diventa parte integrante della cura stessa.
Questa è una storia di buona sanità, vissuta in prima persona, che penso meriti di essere raccontata.
Perché, in momenti così complessi, le parole non bastano davvero a restituire il valore di ciò che si riceve.
A tutti voi va la mia più sincera riconoscenza.
Grazie di cuore.
Giuseppe Falcinelli, un cittadino


























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