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Riflessioni sulla bella conferenza su Montale

Mirella Verde: "Riprendo e chiarisco alcuni concetti che ho formulato nel mio intervento"

OFR Senigallia - Onoranze Funebri Riunite - Casa funeraria - Beretti, Cordella, Pasquinelli
Il gatto Foscolo

Sabato 11 aprile 2026, ho partecipato come spettatrice alla conferenza, tenutasi presso l’Opera Pia di Senigallia, e condotta dal poeta Francesco Cavallari, su Eugenio Montale, grandissimo poeta del nostro Novecento, insignito di varie onorificenze e vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1975.

La conferenza – Eugenio Montale: la poesia come coscienza critica.– parte di un progetto culturale che , come ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta dottoressa Michela Boscaro – vuole coinvolgere e stimolare i residenti della struttura dedicata a papa Mastai Ferretti (Pio IX) su tematiche varie, per farli sentire ancora parte integrante della società. Giustissimo, dico io, perché, oltre a funzioni cerebrali, oltre ad una memoria “neurologica” che negli anziani purtroppo viene meno, c’è sempre una “memoria del cuore”, come mi piace sottolineare spesso, depositaria di esperienze vissute, oppure, per riprendere Proust, una “memoria involontaria” capace, attraverso la sensorialità (spesso dimentichiamo di avere 5 sensi) e, direi la sensibilità, di aprire una finestra sul mondo , una sorta di epifania che illumina la mente, la rende cosciente di episodi del proprio passato e l’attenzione, per quanto possibile, al presente. Facendo sentire l’ anziano malato e magari abbandonato, ancora parte di una società (che ha sposato il “male di vivere”, una società del malessere, come più volte in altre occasioni ho ripetuto) meno solo. Perché le “solitudini” di cui soffre l’ uomo d’ oggi, sono purtroppo tante.

Naturalmente in questo articolo non ho nessuna intenzione di riprendere o criticare (non sono un critico letterario, ma una semplice docente di italiano e storia in pensione), ma quella di riprendere e chiarire alcuni concetti che ho formulato nel mio intervento (dato che ero presente tra il pubblico con mio marito, disabile per un incidente sul lavoro accadutogli qualche anno fa e sofferente per alcuni problemi neurologici che con l’ avanzare dell’ eta’ cominciano a spuntare). D’altronde si sa: parlare in pubblico e’ una cosa (bisogna tenere presente i tempi e permettere anche ad altri di intervenire. Dato che poi, per problemi tecnici, l’incontro e’ cominciato con ritardo rispetto al previsto, come spesso accade nelle dirette, che avranno i loro difetti, ma sono piu’ spontanee. E, proprio per questo ti lasciano una traccia indelebile nel cuore. Come nel mio , dove sono rimaste impresse le fattezze dei vecchietti che erano presenti. Tesori di Vita da proteggere). Non capitano spesso “Occasioni”, e riprendo il titolo di una raccolta poetica del poeta ligure, per riflettere e intervenire, e dare un senso ancora piu’ concreto a certe encomiabili iniziative. Nel mio intervento (che ripeto breve, per poter lasciare spazio ad altri), dopo le dovute lodi all’itinerario percorso dal relatore (che, non poteva di certo, nello spazio di tempo concessogli, affrontare tutta l’ immensa produzione montaliana) ho voluto canalizzare l’attenzione dei presenti sul Bestiario di Montale, e in particolare su una poesia che le varie antologie scolastiche difficilmente riportano, e che e’ stato frutto di ricerca mia e dei miei alunni in quel progetto ( non mi stanchero’ mai di ripetere) condotto con la collaborazione delle mie colleghe Anna e Lucia Russo: A…mici e dintorni.

I versi sono quelli di “A Liuba che parte” (che qui non ripeto per brevita’) che racconta di un gatto che una ragazza ebrea, vittima delle persecuzioni razziali, porta con se’, in un viaggio della speranza, della salvezza in quanto unico superstite della sua famiglia.Un credere, uno sperare ancora nella forza della vita che quegli occhi del felino, quasi come una calamita, potessero attirarla verso una nuova vita, lontana dall’odio, dal disprezzo, proteggendola (quasi fosse un Lare, divinita’ protettrice del focolare domestico)e che quindi, l’ avrebbe protetta da qualsiasi pericolo o disavventura. E questo mi ricordava i tanti profughi delle attuali guerre, ahimè sempre presenti, che con tanto amore hanno preferito lasciare nelle loro case distrutte altre cose, forse utili, ma non i loro animali (talvolta salvati dal fuoco dei bombardamenti, a rischio della vita del proprio “umano”).

Mi sono guardata intorno. I parenti dei degenti avevano le lacrime agli occhi. E cosi ho continuato. Raccontando la storia del mio gattone Foscolo (di cui vi mando la foto) che, pur non conoscendo intellettualmente i miei problemi cardiaci (ho avuto la pericardite, ed essendo allergica a diversi farmaci, non ne posso assumere) ogni volta che mi stendo sul letto, si allunga su di me, restituendomi quell’amore che io gli ho dato, quando, da piccolino, grazie all’aiuto di Martina Perini del Micile, presi, curai, evitando che, per un infezione agli occhi, diventasse cieco.

Allora l’uditorio, a sentire questa storia s’e’ illuminato.

E poi tante persone all’uscita (probabilmente parenti dei degenti) si sono complimentate con me, compreso il poeta Francesco Cavallari, mentre la psicoterapeuta continuava a ripetere che nella bella stagione anche loro, nel loro progetto terapeutico hanno inserito, nelle belle giornate estive, la pet therapy (ormai di certo non una novita’, perche’ tante strutture terapeutiche l’hanno adottata con i cani, addestrati a questo compito, tanto delicato.)

Ma non e’ solo la questa la questione. Se vogliamo che la poesia obbedisca veramente alla sua radice etimologica dal verbo poieo, fare, operare (dopo attenta e dovuta riflessione, perche’ di esistenze umane e animali si tratta): forse qualche anziano li’ ricoverato aveva un cane o un gatto, che condivideva con lui gli spazi domestici. Sperando che non abbiano fatto una brutta fine (purtroppo, a volte, la gente ragiona- anzi sragiona- affermando: “Lasciamolo andare, tanto e’ solo un animale)”. (E noi cosa siamo?) consentire di tanto in tanto (prendendo gli opportuni accordi con la direzione della.struttura e in situazioni di sicurezza completa per tutti) l’ingresso nelle stanze dei ricoverati dei loro amati animali. Che restituirebbero ai vecchietti tanta voglia di vivere.

Oppure (mi rendo conto che questo che propongo è più difficile da attuare) creare all’interno della struttura un posto di ristoro con dei gatti (opportunamente addestrati all’uopo, che facciano.compagnia ai visitatori e ai degenti meno gravi. Il cat bar non è certo una novità. In Giappone esiste da anni. E anche in molte città d’ Italia. Ed io credo (mi posso sbagliare, ma dalle reazioni che ho visto dall’ uditorio, forse ne dubito) che questo.sia un valido aiuto per animali e persone. Che faccia comprendere a tutti quanto importante sia l’ amore , l’ affetto , la sensibilità di un animali per ridare speranza e occhi proiettati verso l’ Amore a tutti. Sani e malati che siano. E chiudo ricordando che Drusilla Tanzi, moglie di Montale e da lui soprannominata “Mosca” era ipovedente. Eppure sapeva guardare e amare con gli occhi del cuore. Così come sanno fare i nostri animali domestici. Che meritano rispetto e riconoscenza .

Un’altra cosa, giacché Montale è il poeta del correlativo oggettivo, che nella natura identifica il male di vivere.

Prego di scienziati di avere cura del nostro pianeta, di rinverdire le speranze di Vita, di sperimentare energie sempre più rinnovabili (ancora più necessarie ora che siamo sotto il ricatto della “terza guerra mondiale”) e , da parte dei governi, di non sperperare risorse in progetto pseudo- futuribili (coltivare le rape sulla Luna quando abbiamo qui, nel nostro pianeta , tanti orti da ripristinare)

Avrei altro da raccontare. Ma mi fermo qui. Approfittando per ringraziare Anna Manoni (sempre attenta a problematiche ambientali e di animali); Annamaria Mengani (gattara sempre nel mio cuore); Paola Pagliari, che mi sostiene sempre; la vigilessa Tiziana Betti, sempre disponibile. Ma ancora di piu’ don Andrea Franceschini che mi consente di alimentare i gatti della colonia di cui sono responsabile (autentico spirito francescano) e coloro che, con spirito di autentica carità mi stanno offrendo mangime per la mia colonia . E naturalmente, nei ringraziamenti e’ inclusa la redazione di Senigallia notizie.

P.s . Se qualcuno vuole fare delle donazioni di alimenti per i felini della colonia si rivolga direttamente a me, che ne sono responsabile.

Grazie
Mirella Verde
Animalista e responsabile della colonia felina di Cesano
Cell. 3384648987

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