Dal Requiem di Giuseppe Verdi, la Sequenza del Dies irae
Guida all'ascolto - VIDEO dell'esecuzione a Senigallia il 31 marzo

Nel cuore del Requiem si apre la grande Sequenza del Dies irae, poco più di un quarto d’ora di musica in cui Verdi alterna irruzioni corali, fanfare, episodi solistici e momenti di rarefazione: un percorso continuo denso di confronti, alternanze e contrasti.
0:05 – 2:25 | Dies irae
L’avvio è travolgente: orchestra e coro irrompono con violenza, dando corpo a quel “giorno d’ira” che torna più volte nel corso della sequenza.
2:25 – 3:13 | Tuba mirum
Le fanfare aprono lo spazio sonoro. Gli ottoni prendono il centro della scena e il discorso si fa quasi teatrale, solenne, chiamato da lontano.
3:13 – 4:14 | ritorno del Dies irae
Il coro rientra con forza e ricompone la tensione collettiva. È uno dei primi grandi richiami interni della sequenza.
4:17 – 5:33 | Mors stupebit
Con l’ingresso del basso il suono si oscura e si raccoglie. La scena si restringe: dopo il pieno corale arriva un momento più grave, più scavato.
5:33 – 10:20 | Liber scriptus
Qui tutto si fa più mobile e frastagliato. La voce solista si confronta con l’orchestra in una trama di stacchi, riprese e aperture improvvise, fino a una nuova espansione corale.
10:20 – 13:24 | Quid sum miser / Rex tremendae
Le voci entrano progressivamente e si intrecciano. Dai dialoghi più raccolti si arriva a una costruzione ampia e solenne, in cui coro, orchestra e solisti tornano a farsi corpo unico.
13:24 – 14:28 | Ingemisco
Il tenore porta in primo piano la supplica individuale. Dentro la grande architettura del Requiem si apre uno spazio più umano e diretto.
14:28 – 16:00 | Confutatis
La tensione si ricompone per contrasti netti. Le voci si richiamano, il basso riemerge, l’orchestra torna a farsi nervosa e incalzante.
16:00 – 16:43 | Lacrymosa
La musica si distende, senza trovare una vera pace. È un momento di respiro e commozione, in cui le voci si raccolgono in un canto condiviso.
16:43 – 17:35 | chiusa della Sequenza
L’energia accumulata si riversa nel finale: orchestra, coro e solisti si riuniscono in una conclusione di fortissima intensità.
In tutto questo percorso colpiscono soprattutto i passaggi – tipicamente verdiani. Il suono si ritrae, si sgonfia. Nasce una tensione con cui Verdi porta alla luce un lato emotivo forte: dietro al suono emerge l’uomo.
Allegati
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