Le “Voci da dentro” insieme a collettivo Parliamone, Torbidoni, Musimeci e Sciacca
Un racconto pacato e fluido sui processi di costruzione dei comportamenti criminali e sulle modalità di superamento

L’incontro di venerdì 6 marzo 2026, organizzato dal Collettivo Parliamone dell’Associazione \’Altra Metà, è stato intenso e denso di contenuti, emozioni e parole. Nell’atmosfera accogliente e conviviale del bar Cabot Cove, G. Torbidoni, C. Musumeci e L. Sciacca hanno sviluppato un racconto pacato e fluido sui processi di costruzione dei comportamenti criminali e sulle modalità di superamento degli stessi.
Hanno parlato di istituzione carceraria, giustizia, pena e giustizia riparativa analizzando la ricaduta negativa della violenza all’interno dell’istituzione penitenziaria, spesso inadeguata ad attivare e sostenere reali percorsi di consapevolezza e recupero delle persone detenute, nonostante questa sia la mission dichiarata del sistema penale.
La riflessione si è intrecciata con le analisi sullo stato del sistema carcerario contemporaneo, descritto da molte ricerche come sempre più segnato da sovraffollamento, fragilità strutturali e crescente presenza di disagio psichico tra le persone detenute. In questo senso, come evidenziato anche nel lavoro “Tutti più chiusi” di Giulia Torbidoni per Associazione Antigone, il carcere rischia sempre più di diventare il luogo in cui vengono contenuti problemi sociali complessi – marginalità, povertà, sofferenza mentale – che la società non riesce o non vuole affrontare altrove. Un quadro che, come mostrano anche recenti analisi sulla giustizia minorile, appare segnato da una preoccupante regressione delle politiche educative e di inclusione.
Torbidoni, Musumeci e Sciacca hanno descritto in modo serrato e critico le implicazioni di violenza e durezza che attraversano il carcere, ma anche la società e le relazioni. La conversazione si è sviluppata attorno all’analisi dell’interdipendenza tra la dimensione soggettiva e quella istituzionale, politica, culturale e sociale nei percorsi di trasformazione delle persone.
Musumeci, durante il periodo di detenzione, ha conseguito tre lauree ed è diventato scrittore; Sciacca oggi è direttore del Centro di Giustizia Riparativa del Comune di Padova. All’interno di questa narrazione diretta, sincera e autentica hanno profondamente colpito alcune parole più volte utilizzate per descrivere il percorso. Parole spesso usate da tuttə noi ma purtroppo svuotate di senso che, nel loro racconto, recuperavano tutta la loro valenza, potenza e densità. Ascolto, incontri, legami, relazione, consapevolezza, senso di colpa, perdono non erano solo concetti astratti o buoni propositi, ma si riempivano di contenuto e di potere, testimoniando il ruolo svolto e ancora attivo nelle loro vite.
Questo, oltre ai numerosi spunti di conoscenza e riflessione, è stato un dono a tuttə noi e alla collettività: offrire la propria storia come uno specchio in cui poter vedere le nostre incoerenze, incapacità e stereotipie. Sono emerse la fatica e il dolore per l’acquisizione della consapevolezza, il peso della responsabilità dei comportamenti criminali e il senso di colpa che non li lascerà mai. Tutto espresso con pacatezza ma nella rivendicazione della dignità della persona, dignità che va riconosciuta anche all’autorə del reato.
Numerosa la partecipazione e l’interesse espressi dalle persone che hanno condiviso con noi l’iniziativa.
Confrontarci, pensare assieme e interagire sono le finalità del collettivo Parliamone che, in questa preziosa e ricca serata, ha confermato la necessità di continuare a creare spazi per interrogarci e riflettere assieme perché ogni atto di parola è anche un atto politico di posizionamento e di campo.
Ringraziamo le persone intervenute per l’interesse e la partecipazione, il bar Cabot Cove per lo spazio e l’accoglienza e in particolare G. Torbidoni, C. Musumeci e L. Sciacca per la generosità e la ricchezza espresse.
Il lavoro del Collettivo Parliamone continuerà sul tema della dolcezza proponendo altri cicli per declinare, nei suoi diversi aspetti, questa dimensione antagonista e alternativa alla violenza.
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Da Collettivo Parliamone – Associazione \’Altra Metà




























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