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“Lavoro stagionale: il paradigma deve essere rovesciato”

AVS: "Le professionalità vanno curate e coltivate e non sfruttate"

Una cameriera al lavoro

Quello dello sfruttamento dei lavoratori stagionali non è un fenomeno esclusivamente senigalliese come dimostrano i sempre più numerosi articoli che escono sulla stampa nazionale ma è un fenomeno che incide profondamente su migliaia di nostri cittadini per lo più di giovane età.

La leva principale dello sviluppo economico della nostra città del resto è quella del turismo vuoi per la naturale vocazione dei nostri luoghi, vuoi per precise scelte politiche che sono state fatte e che condivido visto che una città turistica è una città più bella, più vivace culturalmente, più sostenibile ambientalmente. Ma visto che per sostenere l’economia turistica vengono investite ingenti risorse pubbliche è lecito attendersi che da questa economia derivino ricadute economiche positive su tutti i cittadini che operano nel settore: imprenditori, camerieri, cuochi, baristi, bagnini, addetti alle pulizie, receptionist, animatori, ecc.

Nella nostra città, invece crescono le presenze turistiche mentre diminuisce il numero degli addetti impiegati. Di questi oltre il 30% è assunto con il c.d. contratto intermittente che altro non è che il contratto di lavoro a chiamata e cioè la massima espressione del lavoro precario; il 56% circa con il contratto a tempo determinato che nella maggioranza dei casi (52.3%) risulta essere a tempo parziale (circostanza questa palesemente non realistica e che quindi cela condizioni reali di lavoro ben diverse). I dati ai quali mi riferisco sono quelli dell’ultima stagione estiva ma l’andamento è perfettamente in linea con quello delle ultime tre stagioni post Covid.

A mettere a confronto i dati relativi alle presenze turistiche (in crescita) con quelli relativi alle assunzioni si delinea un situazione paradossale: i nostri giovani lavoratori stagionali sono talmente bravi che in pochi e con poche ore di lavoro riescono a dare ospitalità ed accoglienza di alta qualità a centinaia di migliaia di turisti che in estate si riversano sul nostro territorio.

La realtà però è ben diversa ed è quella che si fonda sull’economia dei “lavoretti” e che caratterizza il lavoro stagionale per condizioni lavorative fatte di basse retribuzioni, orari insostenibili, lavori oltre il tempo pieno che sono mascherati da part-time, assenza di giorni di riposo e ammortizzatori sociali insufficienti proprio perché legati a contratti “mascherati” di breve durata e con retribuzioni basate su orari ridotti rispetto a quelli effettivamente lavorati.

In questo modo non ci può essere nessuna reale crescita professionale né alcuna prospettiva di carriera, con il rischio che i giovani professionisti del settore siano costretti ad espatriare non per scelta ma per triste necessità.

Il dato sul numero decrescente di lavoratori impiegati sta a significare che la narrazione mainstream degli operatori e di una certa politica non era veritiera e che le difficoltà delle imprese del settore nel reperire manodopera non fossero da attribuire né al Reddito di Cittadinanza (abolito nel 2023) né soprattutto alla scarsa voglia di lavorare dei giovani e meno giovani.

Proviamo insieme a ribaltare il paradigma.

Circolo Alleanza Verdi Sinistra – Senigallia

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